Da 15 a 150 giorni dopo l’infezione prodotta dal virus dell’epatite C (virus HCV), si sviluppa un’epatite acuta di cui, tuttavia, spesso non ci si rende conto, per l’assenza di sintomi significativi (eventualmente pelle giallastra, febbre, debolezza, senso di stanchezza). Durante questo periodo i virus iniziano a danneggiare le cellule del fegato. Il sistema immunitario è molto raramente in grado di combattere il virus dell’epatite C con efficacia e di sconfiggerlo. Il più delle volte il virus riesce a diffondersi attraverso il sangue a tutto l’organismo ed a moltiplicarsi. Soltanto a distanza di settimane o mesi il sistema immunitario riesce a produrre anticorpi in quantità rilevabili. Tuttavia, dato che il virus cambia velocemente la sua forma esteriore, gli anticorpi risultano soltanto parzialmente efficaci. In alcuni casi si arriva alla guarigione. In questi casi non è più possibile rilevare il virus né nel fegato né nel sangue.

Schematizzando, dopo l’incontro con il virus HCV e l’epatite acuta (in 1 caso su 4 con leggeri sintomi, in 3 su 4 senza sintomi), vi sono 3 percorsi possibili. Il caso più favorevole è la guarigione completa, con la scomparsa del virus (15-20% dei casi). Una seconda possibilità è la condizione del portatore sano (20-25% dei casi), con il virus rilevabile nel sangue, le transaminasi (enzimi del fegato) normali e lesioni di varia entità al fegato. Il restante 60% sviluppa l’epatite cronica, per lo più con una progressione lenta. Nell’80% dei casi (sommando cioè portatori sani e casi di cronicizzazione) la proliferazione del virus continua incontrastata e si sviluppa così un’epatite C cronica. Le cellule epatiche vengono sempre più danneggiate e si può sviluppare una cirrosi epatica, ossia una cicatrizzazione dei tessuti del fegato che riduce fortemente la funzionalità. Prima che si arrivi alla cirrosi possono trascorrere anni o addirittura decenni. Non si conosce ancora il motivo per cui il decorso della malattia in alcune persone sia più veloce, in altre più lento: sicuramente l’abuso di alcol e la concomitante infezione da HIV, rendono più rapido il decorso dell’epatite in cirrosi. L’ultimo stadio della malattia è la trasformazione della cirrosi in cancro al fegato (carcinoma epatocellulare), un evento che si verifica in circa il 25% dei pazienti, anche senza lo stadio intermedio della cirrosi (nella foto la storia naturale dell’infezione da HCV). (2007)