1. “Mi ricordavo bene la prima volta in cui ero entrata in un supermercato: era stato nel 1960 in un sobborgo di Londra. Si chiamava semplicemente Supermarket, mi ci aveva mandato la signora presso la quale lavoravo come ragazza alla pari, munendomi di un carrellino per la spesa – cosa che m imbarazzava un po’ – e di una lista di vettovaglie da comprare”.
  2. “Gli ipermercati, dove la maggior parte dei francesi si reca una volta la settimana da più di 4 decenni, stanno cominciando soltanto ora a figurare tra i luoghi degni di avere una loro rappresentazione!.
  3. “La Parafarmacia – come alcuni reparti bio – genera talvolta meditazioni prolungate. Le persone si fermano a riflettere davanti ai prodotti per recuperare la linea, la salute dell’intestino, il sonno, per stare e vivere meglio. Sono le corsie del sogno e del desiderio, della speranza”.
  4. “Un incendio ha distrutto una fabbrica tessile in Bangladesh, ci sono state 112 vittime, per la maggior parte donne, persone che lavoravano per un salario di 29,50 euro al mese. L’edificio era composto di 9 piani, non avrebbe dovuto superare i 3. Tutti sono rimasti intrappolati all’interno senza via d’uscita. Questa fabbrica, la Tazreen, produceva polo, felpe, t-shirt e così via per Auchan, Carrefour , Pimkie, Go Sport, Cora, C&A, H&M”.
  5. “Meno soldi si hanno, più la spesa richiede un calcolo minuzioso, senza errori. E dunque più tempo. Segnare sulla lista ciò che è davvero necessario, cerchiare gli affari più convenienti sul volantino delle offerte. E’ un lavoro non contabilizzato, ossessivo che assorbe quotidianamente migliaia di donne e di uomini”.
  6. “Come altre volte in passato, noto la netta differenza che c’è tra la clientela della sera – più giovane, più diversificata in termini etnici – e quella del giorno. L’ orario della spesa è un fattore di segregazione tra le tipologie di popolazioni che abitano l’ipermercato”.
  7. “La coda alle casse, trappola alla qual è impossibile sfuggire – se non a rischio di cascare dalla padella alla brace-, ci costringe all’immobilità. Tra gli scaffali, gli altri sono tutt’al più “presenze ” che si incrociano e si distinguono a malapena. E’ soltanto in fila che diventano individui”.
  8. “Il tutto mentre esponiamo in pubblico, come mai altrimenti, il nostro stile e il nostro tenore di vita. Le nostre abitudini alimentari, gli interessi più intimi. Persino la composizione della nostra famiglia. I prodotti che mettiamo sul nastro scorrevole raccontano se viviamo da soli, in coppia, con un neonato, con bambini più grandi, animali”.
  9. “I super e gli ipermercati restano un’estensione del dominio femminile, il prolungamento dell’universo domestico di cui le donne garantiscono li regolare funzionamento percorrendo le corsie con in testa la lista di tutto ciò che manca in frigo, in cucina, quello che devono comperare per rispondere alla perenne questione. cosa far da mangiare stasera, domani, questa settimana?”
  10. “Un palazzo di 8 piani è crollato vicino a Dacca in Bangladesh. I morti sono stati 1127. Tra le macerie sono state ritrovate etichette di Carrefour, Camaieu e Auchan”.(dal libro Guarda le luci amore mio  del 2014 – Orma Editore – di Annie Ernaux, Premio Nobel per la Letteratura 2022; nella foto Mercato vecchoio a Firenze, 1883, di Telemaco Signorini)