Il cibo al cinema (seconda parte)
Sono molti i film sul tema del cibo degli anni ’90, da Delicatessen di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro – un grottesco post-apocalittico con una macelleria al centro di una società distorta – a Pomodori verdi fritti alla fermata del treno di Jon Avnet, in cui il cibo è memoria, cura e amicizia. Il cinema di questo decennio si è occupato anche dell’umanità che lavora dietro le quinte della ristorazione, con l’amara commedia Camerieri (1995) di Leone Pompucci – e dei ristoranti come luoghi di socialità in cui si intrecciano le vite attorno al cibo, come La cena di Ettore Scola (1998), ambientata in una trattoria. In Chocolat dello svedese Lasse Hallström l’arrivo di una cioccolatiera ribelle, interpretata da Juliette Binoche, sconvolge una comunità rigida e ostile. A mio parere il film capolavoro del decennio è, però, un film del regista di Taiwan Ang Lee, Mangiare bere uomo donna . Qui il miglior chef di Taipei, vedovo, riacquista il gusto della vita cucinando, insieme alle tre figlie. La cucina e il cibo diventano mezzi di comunicazione, metafore esitenziali: il sedersi a tavola appare come un rito familiare con cui si supera la difficoltà di condividere emozioni e sentimenti. Gli anni ’90 si chiudono con Vatel di Roland Joffé, grande affresco storico sulla nascita della grande cucina francese, con Gerard Depardieu che interpreta il grande cuoco francese del ‘600 Francois Vatel alla corte del Re Sole.
Anche gli anni 2000 sono ricchi di film che parlano di cibo, cucina e ristorazione. In La finestra di fronte di Ferzan Ozpetek (2002) un anziano pasticciere ebreo, scampato ai rastrellamenti nazisti, diventa un tramite di memoria e identità, anche attraverso i dolci. Tre film statunitensi raccontano in modo efficace il preoccupante dilagare del cibo -spazzatura e dei fast food. Il primo è il conosciutissimo Supersize Me (2004) di Morgan Spurlock, un documentario rivoluzionario sui gravi effetti sulla salute del cibo ultra-processato. Due anni dopo esce Fast Food Nation di Richard Linklater, ispirato all’omonimo libro del giornalista Eric Schlosser, che fa luce sui lati oscuri della filiera fast food, in particolare nella macellazione bovina. Il terzo film è Food, Inc, un documentario di Robert Kenner, uscito nel 2008 che esamina la produzione industriale di carne negli Stati Uniti, mostrandone i lati di disumanità e insostenibilità ambientale. Il decennio offre anche film più leggeri, come La fabbrica del cioccolato di Tim Burton, dal racconto di Roald Dahl e il delizioso Ratatouille della Pixar, film di animazione sulla creatività in cucina (il titolo si riferisce ad un piatto tipico della cucina provenzale, simile alla nostra caponata siciliana). I due film simbolo degli anni 2000 sul cibo, a mio giudizio, sono Cous cous e Soul Kitchen. Cous Cous del regista franco-tunisino Abdel Kechiche racconta la storia di un padre e una figlia adottiva immigrati che cercano di aprire un ristorante su una vecchia nave nel porto, per offrire come specialità della casa, il cous cous di pesce: la storia è un grande affresco di famiglia, che parla dell’immigrazione, senza retorica nè stereotipi. Dal sud della Francia si passa ad Amburgo dove il regista tedesco di origine turche Fatih Akin confeziona una storia sui temi della cucina, della musica, dell’amicizia e dell’amore, con molti spunti per riflettere sulla convivenza multiculturale. Il decennio si chiude con il documentario Terra Madre, nel quale Ermanno Olmi filma il Forum Mondiale dellecomunità del cibo, le Isole Svalbard (sede dalla banca mondale dei semi), la raccolta del riso in India e un orto durante le 4 stagioni: un atto d’amore per far nascere il rispetto verso la natura.
Arriviamo così agli ultimi anni, con alcuni film significativi. Per gli anni ’10 segnalo tre film. Il primo è Lunchbox (2013), opera prima del regista indiano Ritesh Batra, in cui il cibo portato al lavoro diventa un messaggio di amore ed emancipazione, con un forte messaggio di speranza (“A volte il treno sbagliato ti porta alla stazione giusta“). Di tutt’altro tono è Hungry Hearts (Cuori affamati) di Saverio Costanzo, dove il cibo si trasforma in un’ossessione per una giovane madre interpretata da Alba Rohrwacher. Un intenso Michael Keaton è il protagonista di The Founder di John Lee Hancock, che racconta in modo obiettivo la nascita di McDonald’s e l’industrializzazione del cibo. Possiamo chiudere questa breve rassegna con un film di qualche anno fa di uno dei maestri del cinema mondiale, il britannico Ken Loach. The Old Oak, la Vecchia Quercia, è il titolo del film ed è il nome dell’ultimo pub rimasto in attività in un paesino inglese, in cui una giovane donna siriana e il proprietario del locale decidono di allestire una mensa popolare, unendo la cucina locale a quella mediorientale. Il messaggio di Loach è chiaro e attuale: in un mondo attraversato da conflitti e divisioni, il cibo può favorire integrazione e comprensione reciproca. (nella foto la locandina di The Old Oak, con la scritta: “Non importa da dove vieni, conta quello che porti”)
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