Nel 1978 erano 120 le nazioni iscritte alla Federazione mondiale. Il 1978 era stato l’anno del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse; in Sicilia la mafia aveva ucciso Peppino Impastato; un DC 9 era precipitato a Ustica – probabilmente scambiato per un bersaglio militare – facendo oltre 100 vittime; tra le cose buone di quell’anno drammatico l’elezione di Sandro Pertini a Presidente della Repubblica, al posto del dimissionar Leone; l’entrata in vigore della legge 180 – ispirata da Franco Basaglia – che chiudeva i manicomi e della legge che permetteva l’interruzione d gravidanza alle donne; il 1978 era anche stato l’anno dei tre papi: Paolo VI, papa Luciani (per un solo mese) e il polacco Karol Woytila, dopo 450 anni di pontefici italiani; la Spagna – dopo oltre 40 anni di dittatura franchista – era tornata una democrazia. La nona edizione dei Mondiali di pallavolo fu assegnata all’Italiala: alla guida della nazionale maschile fu chiamato Carmelo Pittera, artefice degli scudetti catanesi; nel settembre 1978 l’Italia affrontò al Pala Eur, davanti a 10.000 tifosi, il Brasile, la Germania dell’Est e la Bulgaria di Zlatanov (padre di Hristo), qualificandosi per la semifinale contro Cuba; 18.000 spettatori a Roma – e centinaia di migliaia di spettatori in tutta Italia, tramite la televisione – videro la nazionale italiana di pallavolo maschile battere per 3-1 i favoriti cubani di Ernesto Martínez, atleta capace di saltare 1,35 m da fermo, ed entrare nella storia; nella finale l’Unione Sovietica vinse facilmente il suo quinto oro mondiale, ma per l’Italia della pallavolo quel mondiale resterà impresso nella memoria, così come i protagonisti di quell’impresa (tutti nominati Cavalieri per meriti sportivi): Alessandro, Concetti, Nassi, Scilipoti e Greco della Paoletti Catania, Dall’Olio della Panini Modena, Di Coste dell’Accademia Sport Roma, Innocenti e Lazzeroni del Cus Pisa, Di Bernardo dell’Edilmar Cesenatico, Lanfranco della Klippan Torino e Negri dell’Edilcuoghi Sassuolo); ai Mondiale femminili in Unione Sovietica vi fu con il primo storico successo della nazionale cubana femminile, davanti alle due grandi potenze del Giappone e dell’Urss; quarta la Corea Sud, quinti gli Usa, Italia ventesima su 23 squadre. Nel 1979 agli Europei in Francia vi fu l’ennesima vittoria dell’URSS, su Polonia e Jugoslavia; quarte e quinte Francia e Italia, davanti a 5 squadre dell’Est; nel femminile settimo titolo per le sovietiche. Per la seconda volta consecutiva l’Italia si qualificò per le Olimpiadi, assegante a Mosca, ma per il boicottaggio occidentali – contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan – furono esclusi dai Giochi olimpici di Mosca tutti gli atleti dell’esercito italiano (per il volley furono esclusi Negri e Rabaudengo). Nella pallavolo le assenze pesarono poco; in campo maschile l’unica assenza di rilievo fu quella del Giappone, quarto classificato 4 anni prima; gli USA ancora non avevano approntato la grande squadra che avrebbe vinto medaglie negli anni a venire. Brasile, Italia e Cuba parteciparono alla fase finale, ma il podio fu tutto dell’Est: oro alla nazionale sovietica maschile e argento alla Bulgaria (nella foto), bronzo alla Romania; oro all’Urss anche in campo femminile, ma pesò l’assenza delle campionesse uscenti del Giappone; per la nazionale sovietica femminile fu il terzo titolo olimpico, con l’argento alla Germania Est e il bronzo alla Bulgaria; arrivarono quinte e settime le giocatrici cubane e brasiliane che domineranno la pallavolo femminile negli anni a venire. Finiti gli anni ’70, si apriva il decennio che avrebbe visto nascere la “squadra del secolo”. (segue)
Storia del volley: gli anni ‘70 (13)
Il primo grande evento degli anni ’70 fu – nel 1971 – la guerra tra India e Pakistan per il Kashmir islamico; nel 1973 in Cile il generale Pinochet aveva preso il potere uccidendo il presidente socialista Salvador Allende; Margaret Thatcher aveva vinto le elezioni britanniche, l’Ayatollah Khomeini era tornato in Iran, dall’esilio di Parigi; gli anni ’70 erano finiti male: nel mondo la guerra tra l’Iran e l’Iraq di Saddam Hussein (che durerà fino al 1988), in Italia la strage di Ustica e la strage di Bologna. Nella pallavolo italiana gli anni ’70 furono un decennio particolare: in uno sport praticato soprattutto nei centri piccoli e medi 3 titoli erano andati a Torino, 1 a Roma, 2 a Firenze, 2 a Modena; gli altri due campionati erano stati vinti da due outsiders: la Pallavolo (Paoletti) Catania di Pittera era stata la prima società siciliana a vincere un campionato nazionale; l’altra novità era stata l’Ariccia Volley, campione nel 1974-75, poi diventata Accademia dello Sport di Roma (nel 1977 porterà per la prima volta lo scudetto del volley nella Capitale). Nelle coppe europee, come negli anni 60, il dominio delle squadre dell’Est fu indiscusso: il CSKA Mosca vinse 4 titoli in 5 anni; nel 1972 la Ruini Firenze riuscì ad arrivare in finale con i cecoslovacchi del Brno; 8 anni dopo, nel 1980, la Robe di Kappa Torino – battendo un’altra squadra cecoslovacca (Bratislava) – fu la prima squadra occidentale a vincere la massima competizione europea, dopo 20 successi orientali. Nel 1971 – 23 anni dopo l’Europeo di Roma, che aveva visto gli azzurri aggiudicarsi il bronzo – vi furono gli Europei a Milano; per la prima volta la RAI mandò in diretta televisiva 4 partite della Nazionale italiana di pallavolo; il podio fu il solito: oro all’Unione Sovietica (4° titolo), argento alla Cecoslovacchia e bronzo alla Romania, per l’Italia, nonostante la buona prestazione, l’ottava posizione, prima squadra non orientale; anche nel femminile vinsero le sovietiche. Nel 1972 l’Italia mancò per la terza volta la qualificazione olimpica; alle Olimpiadi di Monaco – funestate dall’attentato della formazione terroristica palestinese Settembre Nero contro la squadra di Israele – si qualificarono per le semifinali URSS, Bulgaria, Giappone e Germania Est; alla fine vi fu il primo storico oro per la nazionale giapponese maschile (nella foto), con argento alla DDR e bronzo all’URSS. In campo femminile oro all’Urss sul Giappone; per il bronzo derby tra Nord e Sud Corea, a favore delle prime; seste le giocatrici cubane. I Mondiali del Messico del 1974 furono i peggiori mondiali della storia della nazionale italiana maschile di pallavolo: 19° posto su 24 partecipanti; la vittoria andò – per la prima volta – alla Polonia del grande Skiba (in seguito allenatore della Nazionale italiana), seconda l’URSS, terzo il Giappone; Cuba e Brasile (8° e 9° posto) cominciarono la loro scalata ai vertici mondiali; nel femminile vittoria del Giappone sull’Urss e la Corea Sud. Agli Europei del 1975 di Belgrado all’Italia non bastò una squadra molto esperta (Salemme, Mattioli e Nannini, tutti con oltre 170 presenze azzurre): vinse l’URSS, poi la Polonia e la Jugoslavia di Milos Grbic, padre di Vladimir e Nikola; nel femminile ottavo successo in 9 edizioni per la nazionale sovietica femminile; per le italiane un incoraggiante nono posto, prima squadra occidentale. Nel 1976 la nazionale maschile riuscì – per la prima volta – a qualificarsi per le Olimpiadi; nel torneo olimpico di Montreal vi fu il primo titolo della nazionale polacca maschile, campione del mondo in carica, dopo una finale combattutissima contro i favoriti sovietici; di grande significato il terzo posto di Cuba, quarto il Giappone campione uscente, davanti alla Cecoslovacchia; per noi un’ottava posizione ed un’importante esperienza per Dall’Olio, Giovenzana, Goldoni, Lanfranco, Mattioli, Montorsi, Nannini, Nassi, Negri, Nencini, Salemme e Sibani; nel femminile secondo titolo per il Giappone, davanti a URSS e Corea Sud. Nel 1977 gli Europei si tennero in Finlandia, ad Helsinki; sesto titolo europeo per l’URSS, davanti a Polonia e Romania; per l’Italia il solito primo posto tra le squadre non orientali e la prima vittoria contro una squadra dell’Est. (segue)
Storia del volley: il primo torneo olimpico (12)
Il mancato esordio del volley alle Olimpiadi di Roma del 1960 – per ritardi organizzativi – fu compensato, nel 1964 nelle Olimpiadi di Tokyo, da un torneo bellissimo, con una cornice di pubblico incredibile; nell’anno delle Olimpiadi risultavano affiliati alla FIVB quasi 90 Paesi (che diventeranno oltre 100 nel 1968). Tra gli sport a squadre di grande diffusione la pallavolo era l’unico rimasto fuori dal tabellone olimpico; l’attesa era per l’esordio olimpico della pallavolo era enorme, dato che si trattava di un gioco seguitissimo in Giappone sia a livello maschile che femminile. Il torneo maschile si svolse con un girone unico in cui si incontrarono tra loro le 10 squadre qualificate; a parte il Giappone terzo, dal primo al sesto posto si piazzarono tutti i Paesi socialisti: vinse la nazionale sovietica maschile, che lasciò 5 set in 9 partite (3 al Giappone nell’unica sconfitta), poi i rivali storici della Cecoslovacchia, la Romania, la Bulgaria e l’Ungheria; agli ultimi piazzamenti il Brasile, l’Olanda, gli Usa e la Corea del Sud; tra le donne la nazionale giapponese femminile replicò l’oro dei mondiali di Mosca, nell’entusiasmo generale, davanti alle sovietiche e alle polacche. Due anni dopo le Olimpiadi, ai Mondiali di Praga vi fu il secondo successo della Cecoslovacchia, davanti a Romania e URSS, quarta la DDR, quinto il Giappone; nel 1967 gli Europei si tennero in Turchia, ad Istanbul (vittoria sovietica), i Mondiali femminili a Tokyo (vittoria giapponese sulle statunitensi, ma senza le squadre dell’Est Europa) Le Olimpiadi di Città del Messicodel 1968 oggi sono ricordate soprattutto per i gravissimi incidenti che precedettero l’inaugurazione e per la protesta degli atleti statunitensi neri aderenti al black power, con il pugno chiuso guantato di nero durante la premiazione; le gare a 2.600 metri di altitudine portarono a strabilianti record nell’atletica leggera. Nella pallavolo l’Unione Sovietica (nella foto) replicò l’oro di Tokyo, vincendo tutte le partite tranne quella con gli USA, l’ argento andò al Giappone, il bronzo alla Cecoslovacchia, poi DDR, Polonia, Bulgaria e Stati Uniti (penultimo il Brasile); l’URSS vinse anche in campo femminile, con 7 vittorie in 7 partite, secondo ancora il Giappone, poi Polonia, Perù, Corea, Cecoslovacchia (ultime le ragazze USA). Nel 1969 – in piena contestazione studentesca e operaia – si svolsero a Torino le Universiadi (Torino aveva già ospitato la prima edizione di questi giochi); furono un’edizione di altissimo livello con molti partecipanti che saranno presenti – tre anni dopo – anche alle Olimpiadi di Monaco del 1972; la Nazionale azzurra universitaria riuscì a vincere contro i sovietici e, per la prima volta, i media dedicarono spazio alla pallavolo; nella finalissima contro il grande Giappone, vicecampione olimpico, in un palazzetto dello sport gremito, gli azzurri si aggiudicarono il titolo. Gli anni 60 si chiusero con i Mondiali di Sofia del 1970: dopo 21 anni di successi sovietici, intervallati da vittorie cecoslovacche, si impose a sorpresa la Germania Democratica (davanti a Bulgaria e Giappone); l’URSS si rifece nel femminile vincendo l’oro davanti a Giappone e Sud Corea. (segue)
Storia del volley: la grande scuola sovietica (11)
Gli anni ’60 iniziarono i e finirono con due grandi avvenimenti legati alla corsa allo spazio; nel 1961 il sovietico Yuri Gagarin fu il primo uomo nello spazio; 8 anni dopo, nel luglio del 1969, lo statunitense Neil Armstrong passeggiò sulla Luna; il decennio era iniziato con due crisi internazionali: la crisi di Berlino e la successiva costruzione del muro, la crisi dei missili a Cuba e l’embargo statunitense contro l’isola; nel 1962 era iniziato il Concilio Vaticano II che avrebbe rinnovato la Chiesa; l’anno dopo era morto il papa buono Giovanni XXIII ed era stato eletto Paolo VI; negli Usa erano stati assassinati John Kennedy e Martin Luther King, mentre una legge aveva posto fine della segregazione razziale; in Medio Oriente c’era stata la guerra dei 6 giorni tra Israele e Paesi arabi; in Grecia si era instaurata una dittatura militare fascista; il 1968 diventerà un anno simbolo: la Cecoslovacchia di Dubcekera stata invasa dai carri armati sovietici; in tutto il mondo erano scoppiate rivolte studentesche – il maggio francese – e poi operaie; gli studenti urlavano “la fantasia al potere”. Nel mondo del volley il grande evento degli anni ’60 fu sicuramente l’esordio della pallavolo maschile e femminile alle Olimpiadi di Tokyo del 1964. In quegli anni fu modificato il regolamento riguardante il muro, permettendo l’invasione aerea; al muro, inoltre, furono concessi due tocchi consecutivi; negli anni ’60 i nuovi palloni della giapponese Mikasa permisero la battuta float (o flottante, dall’Inglese “to float“, fluttuare) sfruttando il peso sbilanciato della valvola di gonfiaggio; si decise, infine, di abolire il fallo di velo (la copertura del proprio servizio da parte dei giocatori a rete); a metà decennio si iniziarono a vedere i primi attacchi dalla seconda linea: lo jugoslavo Bulatovic è citato come il primo giocatore a specializzarsi in questo tipo di giocata. In Italia il campionato 1962-63 fu il primo a essere disputato in inverno; nel 1964 la Ruini Firenze, squadra dei Vigili del Fuoco, vinse il campionato maschile interrompendo lo strapotere sportivo del volley emiliano e di Modena in particolare. Per rendere l’idea: dal 1946 si sono susseguiti 18 scudetti consecutivi di squadre emiliane e dal 1953 al 1963 le squadre di Modena ne hanno vinti 11 di fila. Le coppe europee, iniziate l’ultimo anno del decennio precedente, con la finale di Coppa dei Campioni del 1960 vinta dalla CSKA Mosca sul Rapid Bucarest, videro una serie di vittorie e finali esclusivamente tra squadre dei Paesi dell’Est, con una prevalenza di vittorie di squadre della Romania (5 successi su 10 per Rapid e Dinamo Bucarest). Per le squadre nazionali il primo appuntamento furono i Mondiali di Mosca del 1962 nei quali l’Unione Sovietica (URSS) si confermò campione per la quarta volta in 5 edizioni; la sorpresa della manifestazione fu il Giappone, quinto assoluto nel maschile con un gioco veloce che sorprese le difese avversarie; in campo femminile le piccole atlete della nazionale giapponese (nella foto) vinsero il titolo davanti alle sovietiche; gli Europei di Bucarest del 1963, servirono agli squadroni orientali come prova generale per le Olimpiadi dell’anno successivo; vi fu la prima storica vittoria dei padroni di casa della Romania, poi 6 nazioni dell’Est Europa (terzi i sovietici); le migliori compagini occidentali furono la Francia, ottava, e l’Italia, decima; nel 1964 l’Italia arrivò ad un passo dalla qualificazione ai giochi olimpici, ma perse a Bruxelles (2-3 con l’Olanda) la partita decisiva per l’ammissione. (segue)
Storia del volley: Est e Ovest insieme (10)
Nella pallavolo mondiale il grande avvenimento degli anni ’50 fu la ricomposizione della divisione tra i sistemi di gioco occidentale ed orientale; nel 1951 la pallavolo era praticata da circa 50 milioni di persone in oltre 60 Paesi; Giappone, Cina e Filippine si erano finalmente affiliate alla FIVB (mentre il Brasile vinceva il primo campionato sudamericano) e due anni dopo la nazionale giapponese aveva partecipato ai campionati statunitensi adottando il sistema a 6 giocatori; nel 1955 ai primi campionati asiatici c’erano stati due tornei: il torneo con 9 giocatori si era disputato su un campo 21 x 11 m, con la rete a 2.28 m e 3 file di giocatori (aveva vinto l’India), il Giappone – ormai inserito a pieno titolo nel volley mondiale – si era aggiudicato quello con 6 giocatori. Agli Europei di Parigi del 1951 la vittoria era andata all’Unione Sovietica (URSS) sulla Bulgaria, con l’Italia all’ottavo posto; l’anno dopo, ai Mondiali di Mosca del 1952 per l’URSS c’era stato il doppio oro, nel maschile e nel femminile. Nel 1955 parziale sorpresa agli Europei di Bucarest: fuori dal podio l’URSS, aveva vinto la Cecoslovacchia, davanti a Romania e Bulgaria, nona l’Italia. Nel frattempo il numero di federazioni nazionali associate alla FIVB continuava a crescere: nel 1955 era salito a 45. I Mondiali di Parigi nel 1956 avevano visto nuovamente il successo della Cecoslovacchia, davanti a Romania, URSS, Polonia e Bulgaria; primi occidentali gli USA, nona la Cina maoista; in campo femminile secondo oro consecutivo all’URSS, poi 4 squadre dell’Est e la Cina quinta; in questa manifestazione – aspetto fodamentale per gli sviluppi futuri della pallavolo – per la prima volta si era giocato al coperto. Sull’onda della crescente diffusione del gioco, nel 1957 il Comitato Olimpico aveva finalmente inserito la pallavolo nel programma olimpico; nel 1959 Torino aveva ospitato le prime Universiadi, delle Olimpiadi in miniatura riservate a studenti universitari: la pallavolo fu uno degli 8 sport in programma. Praga ospitò gli Europei del 1958; la Cecoslovacchia fu ancora protagonista e completò una tripletta storica (europei, mondiale e di nuovo europei), vincendo il torneo continentale per la terza volta, davanti alla Romania e all’URSS; ma il ricordo degli europei del 1958 è legato soprattutto all’introduzione di un nuovo gesto tecnico: il bagher (traduzione del termine ceco “escavatore”) che avrebbe rivoluzionato la tecnica di ricezione e di difesa. Nel 1959 si disputò la prima competizione europea per club: la CSKA di Mosca si aggiudicò la prima Coppa dei Campioni. La CSKAè una polisportiva militare con ben 35 sezioni sportive. La sezione calcistica è stata fondata nel 1911, quella pallavolistica nel 1946. Nella squadra si allenavano atleti che conciliavano carriera militare nell’Armata Rossa e lavori civili. Molti di loro morirono durante la seconda guerra mondiale. La CSKA è stata per 30 anni l’ossatura della nazionale sovietica, che, fino agli anni, ’80 ha dominato Europei, Mondiali e Olimpiadi. In campo nazionale ha vinto 25 campionati sovietici (fino al 1991) – con la serie ininterrotta di scudetti conquistati tra il 1970 e il 1983 – e 3 campionati russi. Nelle competizioni europee la formazione è riuscita ad imporsi per ben 13 volte come campione d’Europa, record assoluto, dalla prima edizione del 1959-60 fino al 1991, anno della fine dell’Unione Sovietica. Per le nazionali il 1960 avrebbe potuto essere l’anno dell’esordio olimpico della pallavolo, ma la crisi finanziaria e organizzativa della nostra federazione non lo rese possibile: l’Italia non partecipò neppure ai quarti mondiali del 1960 di Rio de Janeiro e sospese l’attività internazionale. Il Brasile fu il primo Paese extraeuropeo ad organizzare un mondiale; a Rio vi fu il solito podio dell’Est: URSS campione, poi Cecoslovacchia, Romania e Polonia, 5° il Brasile, 7° Usa, 8° Giappone; anche in campo femminile vi fu l’oro alle pallavoliste sovietiche, poi a sorpresa Giappone e Cecoslovacchia. Con i Mondiali carioca finivano gli anni ’50; dal 1949 al 1986 i podi delle competizioni internazionali maschili vedranno sempre e solo atleti dell’Unione Sovietica e dei Paesi dell’Est – con l’eccezione della vittoria olimpica giapponese nel 1972. La vittoria USA ai Mondiali del 1986 aprirà la strada ai successi di Italia, Cuba e Brasile nel maschile e nel femminile, della Cina e del Giappone nel femminile; negli ultimi 25 anni la pallavolo agonistica diventerà molto più interessante, con almeno 5-6 squadre al vertice capaci di primeggiare. (segue)
Storia del volley: Europei di Roma e Mondiali (9)
Nel 1948 si svolsero gli Europei di volley a Roma, i primi dopo la Guerra. Nel nostro Paese era entrata in vigore la nuova Costituzione repubblicana; l’economista Luigi Einaudi era stato eletto Presidente della Repubblica e la Democrazia Cristiana aveva vinto le prime elezioni dopo 22 anni di fascismo; nell’estate del 1948 si era sfiorata la guerra civile, per l’attentato a Roma al segretario del PCI Palmiro Togliatti, rimasto gravemente ferito; era stata solennemente firmata a Parigi la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo; in India c’era stato l’assassinio del Mahatma Gandhi; l’URSS aveva fatto esplodere la prima bomba atomica, in risposta a Hiroshima e Nagasaki; negli States era cominciato il periodo buio del maccartismo; in Cina Mao Tse-tung aveva completato la lunga marcia: era nata la Repubblica Popolare Cinese. Mentre a luglio Gino Bartali aveva vinto il suo secondo Tour de France, a Londra si erano svolte le XIV Olimpiadi, 12 anni dopo quelle di Berlino (per la guerra erano saltati i Giochi olimpici del 1940 previsti a Tokyo e le Olimpiadi del 1944 assegnate a Londra); per l’Italia c’erano state 8 medaglie d’oro: nel lancio del disco (Consolini), nel canottaggio, nel ciclismo (due), nel pugilato, nella lotta greco-romana, nella pallanuoto e nella spada individuale. Mentre iniziavano ad arrivare i finanziamenti del Piano Marshall, all’Italia furono assegnati i primi campionati europei di pallavolo; per prepararli la nazionale fu affidata ad Angelo Costa, allenatore della Robur Ravenna; le partite si svolsero al Foro Italico di Roma – all’aperto, come di consueto – dal 24 al 26 settembre 1948 tra sei squadre: Italia, Belgio, Francia, Olanda, Portogallo e la temutissima Cecoslovacchia, unica rappresentativa dell’Est Europa, da pochi mesi diventata democrazia popolare nell’orbita dell’Unione Sovietica; i giocatori slavi vinsero nettamente il titolo europeo mostrando combinazioni in attacco mai viste sino ad allora (molto simili alle attuali giocate in “veloce”); seconda la Francia, terza l’Italia. L’anno dopo, nel 1949, la FIVB organizzò i primi campionati mondiali a Praga, ma le 10 squadre partecipanti furono tutte europee; l’Unione Sovietica – assente a Roma l’anno prima – vinse davanti a Cecoslovacchia e Polonia; si giocò all’aperto, sui campi in terra rossa della bellissima capitale dell’allora Cecoslovacchia; prima della cerimonia di premiazione una parte del pubblico cecoslovacco abbandonò lo stadio per non ascoltare l’inno sovietico; per l’Italia un dignitoso ottavo posto; a Praga nel 1949 si disputò anche il primo europeo femminile e vi fu lo stesso podio del maschile: vittoria alle sovietiche su Cecoslovacchia e Polonia; i secondi Europei si svolsero a Sofia nel 1950 e furono vinti nuovamente dell’Unione Sovietica sulla Cecoslovacchia; l’Italia non partecipò. Nel campionato italiano maschile dopo il biennio parmense, nel 1952 fu disputato il primo vero girone all’italiana a giornate, con l’introduzione del pareggio sul 2-2 (poi abolito nel 1954) ed arrivò il quinto titolo per la Robur Ravenna (nei primi 7 campionati sempre prima o seconda); dal 1953 iniziò il dominio incontrastato delle diverse società di Modena (Avia Pervia, Minelli, Villa d’Oro); a partire dal 1953 le squadre modenesi dominarono anche in campo femminile: 7 scudetti consecutivi, spesso con primo e secondo posto. Nonostante la crisi di risultati delle nazionali, la pallavolo in Italia cominciò a trovare spazio anche all’interno delle scuole, per molte italiane e italiani la pallavolo scolastica ancora oggi rappresenta il primo approccio a questo sport; nel giro di pochi anni il volley diventerà il gioco sportivo più praticato – da adolescenti di ambo i sessi – nelle palestre scolastiche (segue)
Storia del volley: tra la Via Emilia e l’Urss (8)
Nel dopoguerra per il volley vi fu l’ultima rivoluzione che lo porterà a diventare uno sport strutturato con regolamenti unificati. Ancora per qualche anno si giocherà sulla sabbia, sulla terra battuta e sui prati, comunque all’aperto: per vedere un campionato del mondo giocato in un Palazzo dello sport bisognerà attendere i Mondiali di Parigi del 1956. Le tecniche di gioco di questi primi anni del dopoguerra ne risentono: la difesa viene fatta in posizione eretta – per i terreni scivolosi – gli appoggi sono brevi e ravvicinati – per la presenza del vento. La pallavolo era arrivata in Italia nel 1918 con i soldati statunitensi e durante il ventennio fascista era rimasta soprattutto appannaggio dei militari; con l‘Opera Nazionale Dopolavoro (OND) – creato dal fascismo per promuovere lo sport tra i lavoratori – si incominciarono a svolgere i primi incontri e tornei; nel 1943 – in piena guerra – erano partiti i primi campionati nazionali dell’OND: quello maschile a Genova e quello femminile a Desenzano sul Garda, interrotti per le tragiche vicende belliche. Nel marzo del 1946 fu costituita la Federazione italiana palla a volo (FIPAV) e, 5 mesi più tardi, nell’agosto del 1946 – con la guerra finita da un anno – furono disputati ad Alessandria i primi campionati nazionalidi pallavolo maschile; 18 club disputarono una fase eliminatoria e un girone finale da 8 squadre in partite di due set che prevedevano anche il pareggio: vinse la Robur Ravenna (nella foto), battendo in finale i padroni di casa piemontesi. Il secondo campionato italiano si svolse a Ravenna, nel 1947, con ben 22 partecipanti e vinse ancora la Robur Ravenna; nel 1948 il campionato maschile si giocò nelle città di Bologna e Milano; nel 1949 fu eliminato il pareggio e si passò a gare di cinque set: la Robur Ravenna vinse i primi 4 campionati, battendo in finale squadre piemontesi i primi 3 anni (Alessandria e Vercelli), i Ferrovieri Parma nel 1949. Come si evince, nei primi anni del dopoguerra si giocava soprattutto in Emilia Romagna e in Piemonte. Si giocava nei dopolavoro ferroviari, nei cortili, negli oratori, raramente nelle palestre. Analogamente allo strapotere mondiale dell’Unione Sovietica, in Italia per molti anni la pallavolo fu uno sport dominato da una sola regione: l’Emilia Romagna. Qualche dato può rendere l’idea: i primi 19 scudetti – dal 1946 al 1963 – saranno tutti vinti da formazioni di Ravenna, Parma e Modena; per 9 volte in quel periodo il campionato vedrà piazzarsi prima e seconda due squadre di Modena; negli 11 anni successivi, prima dello storico scudetto dell’Ariccia, solo Firenze riuscirà a vincere uno scudetto al di fuori dell’Emilia; dei primi 30 campionati, 25 saranno vinti da squadre di 4 città emiliane – Modena, Ravenna e Parma più Bologna – e 5 da Firenze: se si considera che Toscana ed Emilia erano le due regioni “rosse” per eccellenza, appare evidente il forte legame del volley maschile di quel periodo con le realtà dopolavoristiche della sinistra. Nel 1946 in Italia era iniziato anche il campionato femminile; a Bergamo, città storica per il volley femminile, la squadra era stata fondata dal dirigente di una fabbrica di bottoni per insegnare la pallavolo alle operaie della sua azienda, all’interno del dopolavoro; questo dirigente, Arnaldo Eynard, diventerà il primo presidente della FIPAV e l’Amatori Bergamo vincerà a Genova il primo titolo italiano, bissando il successo l’anno dopo nel torneo disputato a Bergamo; i primi 5 campionati femminili saranno una faccenda tra le giocatrici di Bergamo, l’Invicta Trieste e la Fari Brescia, espressione della Federazione Attività Ricreative Italiane (FARI) dell’Azione Cattolica. Nel 1947 la FIPAV era stata riconosciuta dal CONI (Comitato olimpico nazionale italiano) come federazione aderente ed era stata costituita la prima nazionale di pallavolo maschile, affidata al bolognese Pietro Bernardi; furono convocati giocatori di Ravenna e piemontesi – le due maggiori realtà pallavolistiche di quegli anni; l’esordio avvenne a Parigi, nell’aprile 1947, di sera in una palestra illuminata; i Francesi vinsero 3-1 sui nostri giocatori – abituati a giocare all’aperto su campi sterrati. (segue)
Storia del volley: la Federazione Mondiale (7)
Dopo il 1895, anno di inizio, il 1947 è forse la data più importante per la pallavolo. Raccogliendo l’invito di 9 anni prima e superando le enormi difficoltà conseguenti a sei anni di guerra, 15 Paesi si erano riuniti a Parigi per creare una prima federazione internazionale, capace di stabilire regole valide per tutti. Italia, Francia, Olanda, Grecia, Portogallo e Belgio per l’Europa occidentale, Jugoslavia, Polonia Cecoslovacchia, Romania, Ungheria per l’Europa orientale, Egitto, per l’Africa, Brasile, Uruguay e Usa per le Americhe diedero vita alla (FIBV), con quattro obiettivi: unificare le regole di gioco del volley europeo e americano; promuovere la pallavolo in tutto il mondo, organizzare competizioni internazionali e inserire la pallavolo negli sport olimpici di squadra. Tutti gli obiettivi verranno raggiunti nel giro di pochi anni, ma il più grande risultato raggiunto dalla FIVB sarà l’inserimento della grande scuola orientale – che allora giocava con il sistema dei 9 giocatori – nella pallavolo mondiale; questo permetterà al volley di diventare l’unico sport di squadra diffuso in tutti i continenti. Il francese Paul Libaud sarà il primo Presidente della FIVB e resterà in carica per ben 37 anni, fino al 1984. Il 1947 fu il secondo anno del dopoguerra; in Italia Primo Levi aveva pubblicato “Se questo è un uomo”, la sua testimonianza del campo di concentramento di Auschwitz; il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi si era recato negli USA, ottenendo un prestito di 100 milioni di dollari, ed aveva formato il suo terzo governo con gli esponenti dei tre maggiori partiti italiani, DC, PCI e PSI. A Parigi erano stati firmati i trattati di pace: l’Italia aveva ceduto l’Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia; l’isola di Rodi e il Dodecanneso alla Grecia; Briga e Tenda alla Francia; a Torino era stata eseguita l’ultima condanna a morte pronunciata in Italia; a Portella della Ginestra la banda del bandito Salvatore Giuliano aveva ucciso 11 contadini che partecipavano ad un comizio sindacale; nel quarto governo De Gasperi era stato escluso il PCI, anche in Italia era iniziata la guerra fredda; l’Assemblea Costituente aveva approvato la Costituzione della Repubblica Italiana. L’Etiopia aveva ottenuto l’indipendenza dall’ Italia; in Giappone era stata approvata la nuova Costituzione, voluta dal generale McArthur ed impostata sul modello americano. Gli Stati Uniti avevano annunciato un piano economico di aiuti (noto come Piano Marshall) per la ricostruzione dell’Europa. Navi da guerra inglesi avevano catturano l’Exodus 1947 che trasportava quasi 5.000 ex profughi ebrei, sopravvissuti ai lager nazisti, verso la Terra promessa. Alla dichiarazione di indipendenza dal dominio inglese di India e Pakistan erano seguite stragi di indù e musulmani nel Punjab e nel Bengala. L’ONU aveva proposto la divisione della Palestina – ex dominio britannico – in due stati, uno arabo l’altro ebraico, sotto il controllo internazionale, provocando immediate reazioni da parte araba. Ai 14 membri iniziali della FIVB mancavano, nel 1947, oltre a Bulgaria e Repubblica Democratica Tedesca, i due i Paesi più importanti del movimento pallavolistico: l’Unione Sovietica – che guidava il le scuole dell’Europa Orientale dove il volley era sport nazionale – e il Giappone – leader della pallavolo asiatica. Nel 1949 l’URSS entrò nella FIVB e partecipò, vincendoli, ai primi Mondiali della storia, disputati a Praga. Per il Giappone (e le Filippine) bisognerà attendere il 1951. (segue)
Storia del volley: soldati e prigionieri (6)
Nel 1928 Barcellona, Berlino e Istanbul si erano candidate al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) per ospitare le Olimpiadi del 1936; nel 1931 la scelta era caduta su Berlino; 11 anni dopo la “marcia su Roma” che aveva portato il fascismo al potere in Italia, nel 1933 in Germania si era imposto il nazismo ed Hitler era stato nominato cancelliere; uno dei primi provvedimenti del regime nazista fu la revoca dei titoli sportivi ai non-ariani; il CIO mantenne la scelta di Berlino, anche se in tutto il mondo si levarono proteste contro i Giochi Olimpici berlinesi per impedire l’inevitabile uso dello sport in chiave propagandistica da parte del regime. Il Fronte Popolare spagnolo decise di tenere a Barcellona delle Olimpiadi popolari – alternative a quelle ufficiali – subito dopo la sua vittoria alle elezioni del febbraio1936, ma Spagna e l’URSS saranno i soli Paesi a non inviare nessun atleta ai Giochi ufficiali di Berlino. Sul piano organizzativo, sportivo e commerciale le Olimpiadi di Berlino furono un grande successo; con ingenti finanziamenti statali la Germania mise a disposizione infrastrutture modernissime; si ebbe una grande partecipazione popolare, con la televisione che faceva il suo esordio olimpico; a livello sportivo la Germania stravinse il confronto con gli Stati Uniti: 33 ori e 89 medaglie contro i 24 ori e le 56 medaglie degli statunitensi; Jessse Owens, , velocista afro-americano fu uno dei protagonisti assoluti, con i 4 ori (100, 200, 4×100 e lungo) bissati molti anni dopo da Carl Lewis; l’italiana Ondina Valla vinse il primo oro femminile negli 80 a ostacoli; nel calcio l’Italia di Vittorio Pozzo – campione del mondo in carica – batté in finale la favorita Austria, con una formazione di studenti; il basket fece il suo esordio olimpico con la vittoria USA sul Canada (19-8 all’aperto). Le Olimpiadi di Berlino (nella foto una locandina ufficiale) furono importanti anche per la pallavolo, poiché, su proposta polacca, prese vita un comitato per la costituzione di una Federazione Internazionale della pallavolo: aderirono 13 Paesi europei, 5 americani e 3 asiatici. Dal punto di vista tattico negli anni ’30 la pallavolo conobbe una fondamentale innovazione; nel 1938 la grande scuola cecoslovacca introdusse il muro, un gesto tecnico che avrebbe cambiato in modo significativo il gioco. Per molti anni la squadra che murava potè farlo solo nel proprio spazio di gioco, più avanti fu possibile uscire con le braccia anche nel campo avverso; il muro schierato – composto da uno, due o tre giocatori – costrinse le squadre che attaccavano a migliorare e, soprattutto, variare gli schemi di attacco e a inventare un nuovo fondamentale – la copertura – per recuperare il pallone murato dagli avversari. Per quanto riguarda gli schemi di gioco, in quegli anni le squadre erano in genere composte da due alzatori e quattro laterali; l’alzatore palleggiava nella parte centrale della prima linea (zona 3) per il laterale di destra (oggi sarebbe l’opposto) o di sinistra (l’attuale martello). Nei primi anni ’40 in diversi Paesi, tra cui l’Italia, fu sperimentato un diverso sistema di punteggio: come nel basket si giocò a tempo, con i set che duravano 20 minuti, per proseguire in caso di parità; la scelta del set a tempo fu abbandonata, ma non del tutto; ancora oggi sopravvive in alcune manifestazioni non agonistiche (volley loisir, Mondiali antirazzisti). Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale stravolse per 6 anni la vita di Europei, Asiatici e gran parte del mondo; in quegli anni terribili – tra il 1939 e il 1945 – la pallavolo fu la distrazione principale dei soldati che combattevano – sul fronte europeo come in quello del Pacifico – e dei soldati che venivano fatti prigionieri: in un‘inchiesta sugli sport preferiti tra i militari statunitensi la pallavolo si classificò al primo posto. (segue)
Storia del volley: korfball e pallavolo (5)
Dopo la seconda edizione del 1900, i Giochi Olimpici erano ritornati a Parigi – per volontà del barone De Coubertin, l’inventore dei giochi moderni. Nonostante le assenze di Germania e Unione Sovietica per motivi politici (la Germania a causa dei contrasti con la Francia, l’URSS, per la difficile situazione interna e per la morte – nel gennaio di quell’anno – di Lenin), le Olimpiadi del 1924 (nella foto una locandina) furono un successo organizzativo e di pubblico. Sul piano sportivo l’eroe dei giochi fu Paavo Nurmi, il finlandese che già ad Anversa aveva conquistato 3 ori nel mezzofondo; a Parigi fece ancora meglio, con cinque titoli olimpici nei 1.500 , 5.000 , 3.000 a squadre, cross individuale e cross a squadre; nel nuoto Johnny Weissmuller vinse i 100, 400 e 4×200 stile libero e il bronzo nella pallanuoto; dopo aver collezionato altri 2 ori ad Amsterdam nel 1928, lascerà il nuoto per diventare il più famoso Tarzan della storia del cinema; negli sport di squadra il grande Uruguay si aggiudicò il titolo del calcio sulla Svizzera, mentre nel rugby la finale vinta dagli USA sulla Francia era stata seguita da una rissa tra giocatori e pubblico così violenta da portarlo all’esclusione olimpica. Nelle tre Olimpiadi degli anni ’20 furono presenti due sport dimostrativi: ad Anversa (in Belgio) e a Amsterdam il korfball, a Parigi la pallavolo. Il korfball – in italiano palla cesto – è un gioco sportivo originario dell’Olanda, dove è tuttora diffusissimo, con la caratteristica unica di essere rigorosamente riservato a squadre miste, 4 donne e 4 uomini, un importante punto di contatto con la pallavolo che – a livelli meno agonistici – si presta benissimo ad essere giocata da maschi e femmine insieme. Per quanto concerne la pallavolo, invece, alle Olimpiadi di Parigi fu presentata la versione occidentale dello sport, allora praticata in Europa ed America; se ne occupò naturalmente la YMCA che mise in campo un torneo tra squadre di città francesi, ma composte di giocatori statunitensi. Nel frattempo l’Asia aveva ulteriormente ridotto il numero di giocatori in campo, adottando una versione di pallavolo a 9; non era stato, però, ancora adottata la regola della rotazione e il set a finiva 21 punti, invece che a 15. Nel resto del mondo il volley continuava a diffondersi; nella seconda metà degli anni ’20 fece il suo ingresso in Spagna, Jugoslavia e Olanda, mentre partivano i primi campionati nazionali negli Stati Uniti (1928), in Polonia (1929) e a Cuba (1930). L’evento più significativo fu, però, il primo campionato sovietico; la prima partita ufficiale fu disputata nel 1923 a Mosca; durante l’inverno 1925-26 fu organizzato un primo rudimentale torneo nazionale; nel 1927 Stalin fece cacciare dal Paese la YMCA (definita “capitalistica, borghese, religiosa”), ma la pallavolo rimase e divenne sempre più popolare: 6 anni dopo – nel 1933 – ebbe inizio il primo campionato ufficiale dell’URSS con quasi 400.000 giocatori. Era nata la scuola che avrebbe dominato la pallavolo maschile e femminile dalla fine degli anni ’40 alla fine degli anni ’80. (segue)