Ogni anno l’Osservatorio nazionale sull’impiego dei Medicinali (OsMed) dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), presenta un rapporto annuale che fotografa l’andamento della spesa farmaceutica nel nostro Paese. La spesa farmaceutica italiana è passata dai 26,3 miliardi del 2011 ai 25,5 miliardi del 2012; circa il 70{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} farmaci sono stati rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale; il restante 30{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} è stato a carico dei cittadini. Mediamente gli Italiani acquistano in un anno 30 confezioni di medicinali con una spesa media pro-capite di 430 euro (erano 434 euro nel 2011); il massimo consumo di farmaci rimborsati si ha in Sicilia, quello più basso nella Provincia Autonoma di Bolzano (743); tutto il Centro-Nord presenta una spesa pro-capite inferiore alla media nazionale, mentre nel Lazio e nel Centro-Sud la spesa è significativamente più alta (con l’eccezione della Basilicata). Dal rapporto OsMed emergono altri dati interessanti; le donne continuano ad assumere più farmaci degli uomini (64,6{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} contro 57,5{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}); si mantiene anche l’uso inappropriato degli antibiotici in tutte le condizioni cliniche (nella foto un manifesto per un loro uso responsabile). Le persone anziane e molto anziane presentano consumi e spesa rispettivamente 8 e 22 volte superiori alla fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni. I farmaci più consumati sono i cardiovascolari, al primo posto anche in termini di spesa farmaceutica; seguono i farmaci dell’apparato gastrointestinale e del metabolismo e i farmaci del sangue e degli organi emopoietici; al quarto posto i farmaci per il Sistema Nervoso Centrale; i farmaci antineoplastici e immunomodulatori sono al dodicesimo posto come consumo, ma al terzo in termini di spesa farmaceutica complessiva. Tra i farmaci gastrointestinali e del metabolismo più usati vi sono i vari inibitori della pompa protonica, la metformina dei diabetici e le statine (in particolare l’atorvastatina). Le segnalazioni di effetti collaterali o reazioni avverse ai farmaci sono in crescita. Gli antidepressivi rappresentano una delle voci principali della spesa farmaceutica pubblica; l’uso di questi farmaci è cresciuto costantemente nell’arco degli ultimi anni in Italia; la frequenza di utilizzo è più alta nelle donne rispetto agli uomini ed aumenta in maniera rilevante all’aumentare dell’età. Gli studi sugli effetti della crisi sulla salute mostrano dati preoccupanti; nei Paesi più colpiti dalla crisi aumentano i suicidi, aumentano le malattie psichiatriche – in particolare depressione e ansia – e aumentano le malattie infettive. I tagli alla sanità hanno provocato anche un aumento della mortalità infantile, a riprova che le disuguaglianze di reddito sono il più importante determinante di salute. (11-2013)
Storia del volley: un linguaggio universale (21)
Lo sport è un gioco motorio orientato all’agonismo. Niente di più, niente di meno. Ci deve essere competizione, ci deve essere movimento, ma in fondo deve rimanere un “gioco”, altrimenti diventa un’altra cosa, diventa il business del calcio di oggi, con sempre più soldi che girano e sempre meno valori umani. In questi anni una parte consistente del mondo sportivo ha presentato un’altra immagine dello sport, anch’essa importante per capire la modernità; la commercializzazione e la mercificazione di ogni aspetto della vita nello sport hanno portato al doping, alla violenza, ai risultati truccati, alla slealtà ed alla simulazione finalizzate a vincere sempre e comunque. Il ciclismo, una parte dell’atletica, il canottaggio, lo sci di fondo, il tennis ed altri sport minori sono stati pesantemente coinvolti ed hanno perso credibilità. Mauro Berruto dal 2010 allena la nazionale italiana maschile di pallavolo; ha preso in mano la pesante eredità di grandi allenatori come Carmelo Pittera, Silvano Prandi, Andrea Anastasi, Bebeto e Giampiero Montali; in questi 3 anni ha riportato l’Italia ai vertici mondiali. Berruto è laureato in filosofia come Julio Velasco; in un’intervista a Repubblica ha spiegato la sua idea di sport. “Tutte le settimane centinaia di migliaia di persone in Italia fanno integrazione nelle società sportive sparse per l’Italia. Lo sport può trasformare la società. È uno dei pochi linguaggi universali, come quello delle arti. Investire sullo sport significa ridurre i costi della sanità. E la salute è un diritto costituzionale. Invecchieremo, aumenterà la domanda di cure. Lo sport è un farmaco. È educazione e cultura, da somministrare dalle elementari. Praticare sport, anziché solo guardarlo, fa innamorare della conoscenza.” La nostra breve storia della pallavolo per il momento si può concludere con queste importanti parole e con la bellissima immagine dei volontari francesi dell’associazione Dunes d’Espoir: i loro volti ridenti mentre corrono insieme a un ragazzo con handicap spiegano – meglio delle parole – come si fa integrazione. (12-2013)
Cancro e alimentazione
Cancro e alimentazione, da molti anni sappiamo che esiste un forte legame tra come mangiamo e la suscettibilità ad ammalarsi di alcuni tumori. Il World Cancer Research Fund (WCRF) è un organismo mondiale impegnato nella ricerca scientifica per la prevenzione dei tumori; nel 2008 ha stilato un decalogo dettagliato (nella foto) per evitare il rischio di ammalarsi di cancro e per prevenire la sua ricomparsa (recidive). Le prime due raccomandazioni – frutto di un’analisi attenta di oltre 500.000 studi in materia – riguardano il controllo del peso corporeo e l’attività fisica: è importante evitare sovrappeso, obesità e sedentarietà; passando all’alimentazione si consiglia di limitare gli alimenti super-calorici e poco nutrienti, come le bevande zuccherate (meglio acqua oppure tè e tisane non dolcificati) e i cibi elaborati ad elevato contenuto energetico (merendine, snack e altri cibi confezionati simili) presenti, soprattutto, nei fast-food; conviene, inoltre, abbondare con frutta, verdura, cereali e legumi con la semplice regola del 3 a 1: i 2/3 di ogni pasto dovrebbero essere composti da vegetali, per l’azione protettiva e antiossidante, legata al loro contenuto di vitamine, sali minerali e fitoestrogeni; il decalogo continua proponendo di limitare le bevande alcoliche (non più di due bicchieri al giorno per gli uomini e di uno per le donne) e di salare i cibi con parsimonia. Un’altra importante indicazione è quella evitare gli integratori, onnipresenti nei banchi di farmacie e supermercati; si tratta di una presa di posizione chiara e basata su evidenze scientifiche, ma in forte controtendenza con la martellante pubblicità a favore degli integratori; il WCFR dice quello che tutti sanno: per avere il giusto apporto di vitamine o fibre è sufficiente una dieta varia ed equilibrata. Un altro punto di rilievo è la presa netta di posizione a favore dell’allattamento al seno, che favorisce la perdita di peso e il recupero della forma fisica per la mamma senza la necessità di ricorrere a diete dimagranti durante il periodo in cui si allatta, poichè il grasso immagazzinato in gravidanza viene utilizzato per la produzione del latte; l’allattamento, inoltre, se protratto per almeno tre mesi, previene alcune forme di tumore al seno e tumore all’ovaio. Ho lasciato per ultimo il quinto “comandamento”: limitare il consumo di carne rossa; il WCFR consiglia a tutta la popolazione mondiale un consumo medio di 300 grammi a settimana, due porzioni circa, per il legame “convincente” tra tumore del colon-retto e consumo di carne rossa. Possiamo aggiungere che il problema dell’eccessivo consumo di carne non riguarda solo la salute, ma ha anche un forte impatto ecologico, dato che l’allevamento intensivo di animali per l’alimentazione umana sta avendo un devastante impatto sull’ambiente. Un modo efficace di proteggere l’ambiente sarebbe, pertanto, quello di cambiare il nostro modo di mangiare, diminuendo il consumo di carne e degli altri alimenti di origine animale, ottenendo benefici per la nostra salute e per quella del pianeta. (11-2013)
Storia del volley: il decennio brasiliano (20)
Nel volley femminile, dopo 10 anni di strapotere cubano, il nuovo millennio aveva visto una situazione di maggior equilibrio, con 3-4 squadre alternarsi ai vertici mondiali. La pallavolo in Italia è lo sport femminile più praticato con oltre 250.000 atlete tesserate. Il decennio 2001-2010 per le pallavoliste italiane è stato un decennio da incorniciare: 6 finali internazionali e 4 titoli di prestigio; si era iniziato nel 2001 con l’argento agli Europei vinti dalla Russia, l’anno dopo campionesse del mondo in Germania (3-2 agli Usa, con Marco Bonitta in panchina); nel 2005 ancora argento agli Europei vinti dalla Polonia; nel 2007 finalmente, alla terza finale europea consecutiva, vittoria sulla Serbia e titolo europeo; nello stesso anno oro in Giappone nella Coppa del Mondo sul Brasile (con Massimo Barbolini allenatore); infine, secondo oro agli Europei del 2009 (sull’Olanda). Con i due allenatori Bonitta e Barbolini, si erano alternate campionesse come Eleonora Lo Bianco (nella foto), primatista di presenze in nazionale con 548 partite giocate), Togut, Cardullo, Mello, Leggeri, Piccinini, Rinieri, Barazza, Gioli e Aguero. Da ricordare che nel biennio 2007-2008 le azzurre avevano ottenuto una serie di 26 vittorie consecutive, record mai eguagliato da qualsiasi squadra nazionale italiana. Insieme all’Italia, il decennio aveva visto i successi internazionali di Cina, Russia e Brasile. La Cina era stata campione olimpica ai Giochi di Atene del 2004, davanti a Russia, Cuba e Brasile (quinta l’Italia); la Russia della Gamova aveva vinto due Mondiali consecutivi (2006 e 2010), sempre davanti al Brasile, che aveva preso l’oro olimpico alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 sugli USA della Logan Tom e della Berge; davanti alla Cina e a Cuba di Rosir Calderon. Nel maschile al decennio italiano era seguito il decennio brasiliano. Per noi due titoli europei (nel 2003 sulla Francia e nel 2005 sulla Russia) e l’inserimento di Vermiglio, Sartoretti, Bovolenta, Fei, Cisolla, Cernic, Tencati e Lasko nel giro internazionale. Per le grandi scuole dell’Est – Russia e Polonia – e per l’incredibile piccola Cuba una finale mondiale a testa. Il Brasile era riuscito a schierare un numero impressionante di giocatori di altissimo livello: Andre Nascimento, Giba, Gustavo, Mauricio, Nalbert, Dante, Anderson, Sergio, Giovane, Ricardo, Rodrigao. Heller, Murilo, Vissotto (sicuramente ho scordato qualcuno). Lo squadrone carioca aveva vinto l’oro alle olimpiadi del 2004, 3 titoli mondiali consecutive (2002, 2006 e 2010) e8 World League su10. Ai Giochi olimpici di Atene del 2004 le semifinali erano state senza storia: Italia – Russia 3-0, Brasile – Stati Uniti 3-0; la finale Brasile – Italia aveva visto in campo le due più grandi scuole della pallavolo mondiale degli ultimi 20 anni – dopo il dominio sovietico precedente. L’Italia aveva giocato a lungo alla pari, ma alla fine aveva ceduto alla classe di Giba e compagni: era finita 3-1, terzi i russi, quarti gli USA. Alle Olimpiadi di Pechino del 2008 erano arrivate le stesse semifinaliste di Atene e la finale era stata Brasile-Stati Uniti con i brasiliani nettamente favoriti, ma i loro avversari – spinti di Ball, Millar e Stanley – avevano vinto l’oro con una partita perfetta. Nonostante l’inaspettata sconfitta nella finale olimpica, l’immagine del Brasile di quegli anni – per quelli come me l’hanno visto giocare (e fare uno strepitoso riscaldamento con la palla calciata che non cadeva mai) – rimane qualla di una squadra perfetta e (quasi) imbattibile.
Storia del volley: Treviso e Trento (19)
L’inizio del decennio era stato tragico: l’attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono da parte di 20 terroristi arabi e la successiva invasione dell’Afghanistan; le violenze della polizia al G8 di Genova; la seconda guerra del Golfo, alla inutile ricerca delle “armi di distruzione di massa”; l’esercito Usa aveva invaso l’Iraq, deposto e giustiziato Saddam Hussein; per la biologia il 2003 era stato l’anno in cui era stato decifrato il genoma umano; nel 2004 un terribile tsunami nell’oceano indiano aveva fatto 230.000 vittime; l’anno dopo l’uragano Kathrina aveva messo in ginocchio New Orleans (il primo decennio del XXI secolo risulterà il più caldo degli ultimi 150 anni); alla morte di Giovanni Paolo II, il teologo tedesco Ratzinger era salito al soglio col nome di Benedetto XVI; mentre in Cina era stato riconosciuto il diritto alla proprietà privata, nel settembre 2008 il fallimento della banca Lehman Brothers ed il crollo dei mercati finanziari aveva messo in crisi il modello di economia liberista, deindustrializzata e finanziarizzata in Nord America e in Europa; il nero Barack Obama era stato eletto Presidente Usa in piena crisi economica; alla fine del decennio la Cina aveva superato il Giappone, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna, come “prodotto interno lordo”, avviandosi a diventare la prima economia mondiale; nel frattempo, alle Olimpiadi di Pechino aveva superato nel medagliere finale gli Stati Uniti; il decennio era finito con due spaventosi terremoti – quello dell’Aquila nel 2009, quello di Haiti nel 2010 – e con l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull che aveva bloccato il traffico aereo. Nella pallavolo italiana due squadre del Triveneto – il Volley Trevisoe il Trentino Volley di Trento– avevano assunto la leadership nazionale e internazionale, vincendo 6 titoli nazionali su 10 (gli altri a Modena, Piacenza, Macerata e Cuneo) e 4 Coppe dei Campioni; in campo femminile il primo scudetto del decennio era stato vinto da Reggio Calabria, poi revocato e non assegnato; erano seguite 3 vittorie di Bergamo alternate a 3 di Perugia, infine 3 successi perla Scavolini Pesaro. In campo internazionale era continuato il dominio dei club italiani nella Coppa dei Campioni con 5 vittorie (Macerata, Treviso e tripletta di Trento) e 3 finali (Treviso, Modena, Piacenza); erano saliti al vertice europeo anche club francesi (Paris Volley e Tours) e tedeschi (Friedrichshafen); gli altri 3 titoli europei erano andati alle squadre russe (Lokomotiv Belgorod e Dinamo Kazan); due squadre greche (Iraklis Salonicco e Olimpiakos Pireo) erano arrivate 4 volte in finale, senza mai vincere; nella Coppa Cev solita abbuffata italiana, con 3 successi di Macerata, due di Cuneo, uno di Modena, Roma e Treviso; era stato ripristinato il Mondiale per Club con due vittorie consecutive per Trento (sempre su squadre polacche); il campionato italiano era ancora il più importante del mondo, ma la crisi economica aveva spinto molti campioni e campionesse – anche italiani – verso campionati più ricchi, come quello russo e quello cinese. Le Olimpiadi di Sidneydel 2000 furono le prime del dopo Velasco. Nel 1997 l’Italia aveva rinnovato la squadra: aveva vinto la sesta World League – su Cuba – e il bronzo agli europei vinti dall’Olanda. Nel 1998 gli azzurri si erano riconfermati ai vertici mondiali conquistando il terzo titolo mondiale consecutivo (primi nella storia), battendo in finale la Jugoslavia, ma alla fine dell’anno Bebeto aveva lasciato la panchina per Andrea Anastasi. Nel 1999 l’Italia aveva conquistato la settima World League (3-1 su Cuba) e gli Europei (sulla Russia); nel 2000 aveva rivinto la World League (3-1 sulla Russia). A Sidney, per la terza olimpiade consecutiva, l’Italia partì come favorita; dopo la vittoria ai quarti contro i padroni di casa dell’Australia – sorpresa del torneo – in semifinale la squadra si arrese alla Jugoslavia dell’opposto di Macerata Ivan Miljković (nella foto), che avrebbe vinto l’oro olimpico, battendo in finale la Russia; per noi il terzo posto. In campo femminile terzo oro olimpico consecutivo (sulla Russia) per la nazionale femminile di Cuba, guidata dalla grandissima Taysmary Aguero, 7 anni a Perugia, naturalizzata italiana e due volte campionessa europea con la maglia azzurra. I tre ori olimpici consecutivi delle cubane – intervallati da due mondiali – rappresentano un record assoluto che sarà difficilissimo eguagliare: dal 1990 al 2000, per 10 anni consecutivi, le ragazze cubane hanno vinto tutto a livello mondiale (segue)
Pandemia diabetica
Pandemia diabetica è evidentemente una forzatura linguistica. Le pandemie, infatti, si riferiscono alle malattie infettive e si verificano quando in più paesi del mondo vi sono trasmissioni prolungate di microrganismi da persona a persona. Il diabete mellito – dal latino mellitus, contenente miele – rappresenta attualmente uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo. La sua diffusione è in costante aumento, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e nelle nazioni di recente industrializzazione. Nel 1990, i diabetici erano circa 80 milioni, dopo meno di 20 anni erano il triplo, 240 milioni, di cui 4 milioni in Italia. Possiamo dire che il diabete sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria epidemia mondiale: nel 2025 potremmo avere 380 milioni di diabetici nel mondo, quasi il 6{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} della popolazione mondiale, con l’80{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} dei nuovi casi nei Paesi emergenti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce due principali forme cliniche: il diabete mellito insulino-dipendente (tipo1) e il diabete mellito non insulino-dipendente (tipo 2). Il diabete insulino-dipendente è una malattia auto-immunitaria: le cellule pancreatiche che producono l’insulina (cellule beta) vengono attaccate e distrutte dal sistema immunitario, lasciando l’organismo privo dell’insulina, ormone indispensabile per l’immagazzinamento del glucosio circolante; il diabete di tipo 1 colpisce soprattutto bambini e giovani e rappresenta circa il 10{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} di tutti i casi di diabete. Il diabete non insulino-dipendente, il secondo tipo, è quasi sempre associato a obesità (molti diabetici sono obesi) e costituisce il 90{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} di tutti i casi di diabete: va decisamente rivista la vecchia dizione di “diabete dell’adulto“, vista la preoccupante sua diffusione tra i giovani, in particolare tra quelli obesi e in sovrappeso. Il diabete di tipo 2 è chiaramente un risultato della nostra società, del nostro modo di vivere. La diffusione del diabete ha iniziato a salire vertiginosamente a partire dagli anni ’60, con i miglioramenti economici che hanno portato a cambiare alimentazione e abitudini, riducendo drasticamente la spesa energetica e aumentando la quota calorica. Inizialmente l’aumento della malattia ha riguardato il diabete di tipo 2, ma recentemente ha coinvolto anche la meno frequente forma di diabete di tipo 1. In particolare in Sardegna si registrano oltre 50 casi per 100.000 abitanti nella fascia fino a 30 anni, contro i 6-7 del resto dell’Italia; sono valori raggiunti nel mondo solo dalla Finlandia Una recente ricerca clinica statunitense (DPP, programma di prevenzione del diabete), che ha preso in esame oltre 4.000 soggetti con diabete 2, ha pubblicato i primi importanti risultati dello studio, che si concluderà nel 2014: la riduzione del peso e l’aumento dell’attività fisicasono più efficaci dei farmaci ipoglicemizzanti come la metformina; chi migliora il proprio stile di vita, con più movimento e un po’ di attenzione alla tavola, riduce del 34{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} il rischio di ammalarsi di diabete 2 (contro il 19{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} di chi prende solo farmaci antidiabetici), addirittura del 50{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} se ha un’età maggiore di 60 anni. (11-2013)
Storia del volley: il decennio italo-cubano (18)
Gli anni ’90 videro la nazionale maschile e i club italiani dominare la pallavolo mondiale. Nel massimo campionato uscirono di scena due città storiche del volley, Ravenna e Parma, e iniziò il duello tra Treviso e Modena; l’ultimo titolo del decennio lo vinse la Roma Volley al Pala Eur di Roma, in una splendida finale contro Modena davanti a 15.000 civilissimi tifosi (tra i quali io e mio figlio Jacopo). Scomparvero dalla Serie A importanti centri della pallavolo come Torino, Catania, Bologna, mentre si affermarono le nuove realtà di Padova, Montichiari, Cuneo e Macerata. Nel 1993-94 vinse il suo primo titolo la Sisley Treviso di Daniele Bagnoli, destinata a dominare la pallavolo italiana degli anni ’90 (4 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 3 Coppe Cev); malgrado il successo a fine decennio di Roma ei tre secondi posti di Milano, non si riuscì a portare il volley di vertice nelle grandi città; nel campionato femminile le novità furono Matera, sponsorizzata dalla Parmalat, campione d’Italia tra il 1991-92 e il 1994-95, e il ritorno del Volley Bergamo con la Foppapedretti (4 scudetti consecutivi e 3 Coppe dei Campioni negli anni ’90). Per tutto il decennio le coppe europee furono un fatto privato tra le squadre italiane, che si aggiudicarono 19 titoli su 20; in Coppa dei Campioni 3 vittorie a testa per il Porto Ravenna Volley, per il Modena Volley e per il Volley Treviso, per la mitica la CSKA Mosca il suo 12° ed ultimo titolo; per Parma solo 3 finali; nell’altra coppa europea, la Coppa Cev, en-plein italiano con 3 vittorie del Volley Treviso, 2 di Parma, una ciascuna di Padova, Cuneo, Ravenna, Palermo e Roma; il Porto Ravenna Volley e il Volley Gonzaga Milano all’inizio del decennio vinsero i primi due mondiali per club prima della sospensione. Da notare l’impresa di Ravenna, città di 150.000 abitanti, culla della pallavolo italiana negli anni della Prima Guerra Mondiale: ha vinto sia la Coppa dei Campioni sia il Mondilae per Club con il maschile e il femminile. Per la nazionale maschile gli anni ’90 furono un decennio unico e, forse, irripetibile: due titoli mondiali nel 1994 e 1998, due titoli europei nel 1993 e nel 1997, otto World League (sulle 10 disputate): ai grandissimi campioni di fine anni ’80 si aggiunsero i nomi di Pasinato, Galli, Gravina, Pippi, Papi, Meoni, Rosalba, Mastrangelo, Corsano e tanti altri; solo le Olimpiadi sfuggirono a questa grande squadra. Alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 per la prima volta l’Italia si presentò da favorita. Nel 1989 era arrivato sulla panchina azzurra Julio Velasco. Il tecnico argentino e i suoi leggendari giocatori iniziarono un ciclo di successi memorabili. Nel 1989 campionato europeo (sulla Svezia) e argento in Coppa del mondo (dietro Cuba); nel 1990 campionato mondiale (su Cuba) e World League (sull’Olanda); nel 1991 World League (su Cuba) e argento agli Europei (dietro all’Unione Sovietica); nel 1992 terza World League consecutiva (su Cuba). A Barcellona arrivarono ai quarti Italia, Stati Uniti, Spagna e Giappone da un girone; Brasile, Cuba, CSI e Olanda dall’altro; l’Italia di Velasco fu eliminata nei quarti di finale dall’Olanda, al 5° set per 17-16. Il titolo andò al Brasile, seconda l’Olanda, terzi gli Usa, quarta Cuba; quinta l’Italia e prima delusione per il dream-team del volley. Nel torneo femminile, ancora assenti le italiane, andarono in semifinale Cuba, CSI, Usa e Brasile: in finale vittoria di Cuba– in quel decennio praticamente imbattibile – sulla CSI, il Consorzio di Stati Indipendenti che aveva preso il posto dell’Unione Sovietica. Anche alle Olimpiadi di Atlanta del 1996 – i giochi del centenario – l’Italia di Velasco vi arrivò da superfavorita; dopo la delusione olimpica, aveva vinto gli europei del 1993, battendo l’Olanda in finale; nel 1994 arrivò la quarta World League – su Cuba – e il secondo titolo mondiale consecutivo, ancora sull’Olanda; nel 1995 vittoria in Coppa del mondo ed europei (sull’Olanda) e in World League (sul Brasile). Ad Atlanta arrivarono in semifinale 4 squadre europee: Italia, Olanda, Jugoslavia e Russia. La finale, Italia-Olanda si disputò il 2 agosto, fu trasmessa in Italia in piena notte; negli ottavi aveva vinto facilmente l’Italia 3-0, ma la finale finì 3-2 per l’Olanda: ricordo ancora – come fosse oggi – il grande rammarico di quella sconfitta; terza la Jugoslavia, quarta la Russia, poi Brasile e Cuba. Era la fine del ciclo Velasco: dopo aver perso anche la finale di World League (ancora un 2-3 con l’Olanda), arrivò il brasiliano Bebeto. Nel volley femminile secondo oro consecutivo per Cuba, davanti a Cina e Brasile; in quella nazionale stratosferica l’italianizzata Taismary Agüero, Mirka Francia e la centrale Regla Torres, nominata miglior giocatrice del XX secolo dalla FIVB. (nella foto Regla Torres e la Aguero alle Olimpiadi del 1996) (segue)
Storia del volley: la “squadra del secolo” (17)
Nel 1989 il mondo fu stravolto dalla caduta del muro di Berlino: finiva la contrapposizione Est-Ovest, socialismo-capitalismo, la Germania tornava ad essere un unico stato. Forse fu una coincidenza, ma il 1989 segnò anche il passaggio di testimone nella leadership mondiale; l’Unione Sovietica, tornata ad essere Russia, come nel 1922, lasciò lo scettro prima all’Italia e poi al Brasile; le squadre russe – nazionali e di club, maschili e femminili – resteranno ai vertici ma senza più dominare come nei 40 anni precedenti. La squadra maschile italiana era stata affidata a Julio Velasco, tecnico argentino, già iscritto alla facoltà di Filosofia; lasciata l’Argentina fascista di quegli anni, era arrivato nel 1983 in Italia ed era stato capace di vincere a Modena 4 scudetti consecutivi, dal 1985 al 1989. Agli Europei svedesi di Stoccolma del 1989 l’Italia di Velasco iniziò una serie di vittorie impressionanti che la porteranno nel novero delle squadre ai vertici mondiali per oltre 25 anni. Il podio degli europei di quell’anno fu incredibile, con il podio interamente occupato da tre nazionali occidentali: oro all’Italia, argento alla Svezia, bronzo all’Olanda e solo quarta l’Urss. Nel 1990 la FIVB decise di creare un torneo che raccogliesse con cadenza annuale le migliori formazioni mondiali; la prima edizione della World League maschile si svolse in aprile ad Osaka, in Giappone, con Giappone e Cina per l’Asia, Brasile e Cuba per l’America, l’URSS, Italia, Francia e Olanda. La vittoria finale andò all’Italia, che sconfisse in finale l’Olanda, Zorzi fu eletto miglior giocatore della manifestazione. Ad ottobre si svolsero i Mondiali maschili in Brasile; per l’Italia di Velasco arrivò il primo titolo planetario; dopo aver battuto nei quarti l‘Argentina, in semifinale ci toccarono i padroni di casa del Brasile, battuti davanti a 20.000 tifosi al Maracanazinho; in finale ci fu Cuba, con Joel Despaigne, considerato allora il più forte attaccante del mondo; alla fine fu 3-1 per noi (come 11 anni prima a Roma); per il nostro centrale Andrea Lucchetta il premio di miglior giocatore, ma questo era già la “squadra del secolo” della pallavolo mondiale: Tofoli alzatore, Bernardi, Zorzi e Cantagalli, attaccanti, Lucchetta e Gardini centrali; in panchina altri 4 campioni come De Giorgi, Bracci, Anastasi e Giani (nella foto i giocatori dopo la premiazione) . Nel volley femminile gli anni 80 videro il dominio di due grandi scuole; dal 1981 al 1987 vi fu il predominio della Cina (3 Coppe del Mondo, 2 Mondiali e le Olimpiadi del 1984); dal 1988 al 1990 subentrarono le atlete dell’URSS, poi divenuta Russia, che vinsero le Olimpiadi e il Mondiale; per le pallavoliste di Giappone, USA, Cuba e Perù solo piazzamenti di prestigio; per l’Italia un bronzo agli Europei del 1989 disputati in Germania, con allenatore e 5 giocatrici su 6 della Teodora Ravenna, squadra record finanziata dal potente gruppo Ferruzzi, capace di vincere 11 scudetti consecutivi dal 1980 al 1991. Per la pallavolo gli anni ‘90 furono un decennio particolare; furono, infatti, introdotte profonde modifiche delle regole di gioco che ne cambiarono definitivamente la natura; si iniziò nel 1992 decidendo di agevolare la difesa permettendo la “doppia” al primo tocco di squadra purché non in palleggio; dal 1994 la palla poté colpire qualsiasi parte del corpo e fu permesso anche calciarla; la zona di servizio fu estesa per tutti i 9 metri oltre la linea fondo; fu stabilito che il “primo tocco” di squadra fosse sanzionato solo se la palla veniva bloccata o lanciata (come nella pallamano); dopo il 1996 la palla che attraversava la rete fuori dallo spazio di passaggio, poteva essere recuperata nella zona libera opposta; si stabilì, inoltre, di gonfiare il pallone ad una pressione più bassa, per favorire le difese; gli eventi più importanti del decennio furono, però, l’introduzione del ruolo del “libero“ a partire dal 1997 e l’abolizione del cambio-palla l’anno dopo; il nuovo giocatore era autorizzato a sostituire qualsiasi giocatore difensore, ma non poteva attaccare, servire, murare; questa innovazione – accolta inizialmente con scetticismo e stupore – è risultata decisiva per permettere anche a giocatori e giocatrici di statura normale di arrivare ai massimi livelli; il primo nome che viene in mente è quello di Paola Cardullo, per 10 anni miglior libero del mondo nonostante i suoi 162 cm; per l’altro cambiamento rivoluzionario si decise che dalla stagione 1999/2000, tutti i campionati di qualsiasi serie e categoria avrebbero adottato il nuovo sistema di gioco (Rally point system) e sarebbe cambiato il punteggio di classifica: 3 punti vincendo 3-0 e 3-1, 2 punti vincendo 3-2, 1 punto perdendo 2-3; l’ultima grande novità del decennio riguardò il servizio: il tocco della rete da parte della palla dopo la battuta non fu più considerato fallo. (segue)
Storia del volley: gli Usa di Kiraly (16)
Gli anni 80 sono stati il decennio della nazionale maschile USA e di Kiraly. Gli Europei di Varna del 1981, in Bulgaria assegnarono l’ottavo titolo all’Urss, l’Italia fu settima, dopo 6 squadre dell’Est; l’anno dopo vi furono i Mondiali di Buenos Aires del 1982; arrivarono in maglia azzurra Fabio Vullo, Andrea e Pierpaolo Lucchetta, future colonne della pallavolo italiana; l’Unione Sovietica vinse il suo sesto mondiale, ma la sorpresa furono i piazzamenti alle sue spalle: secondo il Brasile, terza l’Argentina, quarto il Giappone; l’Italia chiuse al 14° posto, pur vincendo 7 delle 9 partite. Gli Europei del 1983 si svolsero nella Germania Est; per l’Italia allenata da Silvano Prandi (tre scudetti consecutivi con la Pallavolo Torino) vi fu un prestigioso 4° posto (oro, naturalmente, all’URSS): i nostri Vullo, Bertoli, Negri, Lanfranco, Lucchetta, Rebaudengo e Dametto riuscirono a battere la Cecoslovacchia e la Bulgaria e mancarono il bronzo solo per la differenza set; il nostro martello Bertoli fu premiato come miglior giocatore. Nel 1984 la Bulgaria aveva tolto all’Italia l’unico pass olimpico disponibile per i giochi di Los Angeles 1984; l’Unione Sovietica, i Paesi dell’Est e Cuba ricambiarono il boicottaggio di 4 anni prima e non parteciparono: per l’Italia fu la terza Olimpiade consecutiva e – grazie anche alle importanti rinunce – arrivò in semifinale contro il Brasile di Bebeto; . Nella pallavolo il torneo fu più che dimezzato: basti pensare che il Canada arrivò in semifinale. Comunque, il titolo andò ad una grande squadra, la nazionale statunitensedi Steve Timmons e Karch Kiraly, l’argento al Brasile, il bronzo all’Italia, unica squadra azzurra a conquistare una medaglia nei Giochi di Los Angeles. Con Kiraly gli USA vinsero – dal 1984 al 1988 – 2 titoli olimpici e un mondiale (nel 1986). Con l’altro statunitense Timmons giocherà 2 anni a Ravenna, vincendo tutto a livello italiano, europeo e mondiale. A 32 anni Kiraly lasciò la pallavolo per il beach-volley: nel 1996 ad Atlanta, a 36 anni, vinse l’oro olimpico; si è ritirato a 47 anni. Nel 2001 è stato nominato con il nostro Lorenzo Bernardi “miglior giocatore di volley del XX secolo“. Nel torneo femminile primo oro alla Cina, per l’assenza delle sovietiche (che vinceranno 4 anni dopo). Nel 1985 si tennero gli Europei di Amsterdam; l’URSS vinse il suo decimo titolo continentale, davanti alla Cecoslovacchia e alla Francia; per noi un deludente sesto posto. Nel 1986 arrivarono in nazionale alcuni promettenti elementi della juniores Zorzi, Cantagalli, Gardini e De Giorgi; per la prima volta nella storia della pallavolo una squadra occidentale maschile vinse un mondiale: i campioni olimpionici USA batterono in finale l’Urss (3-1) e fu un segnale di portata storica: la pallavolo mondiale non sarebbe più stata un affare privato tra Unione Sovietica, Cecoslovacchia, Polonia e gli altri Paesi dell’Est; la Bulgaria fu terza, quarto il Brasile, quinta Cuba; il nostro Errichiello fu premiato come miglior ricevitore. Agli Europei di Gand del 1987 l’URSS vinse l’undicesimo oro, ma i piazzamenti diedero l’idea di come la pallavolo stesse profondamente cambiando: seconda la Francia, poi Grecia, Svezia e Olanda; per l’Italia, allenata dal polacco Alexander Skiba,il nono posto con una squadra molto giovane in cui si erano inseriti anche Bernardi, Anastasi e Paolo Tofoli. Come 4 anni prima, anche la qualificazione italiana alle Olimpiadi di Seul 1988 fu raggiunta per una rinuncia; la scelta dei cubani di non partecipare ci consentì di andare a Seul (dopo uno spareggio con la Cina); in Corea gli Stati Uniti di Kiraly, Timmons e Stork – campioni del mondo in carica – bissarono l’oro di 4 anni prima e si confermarono ai vertici mondiali, l’Unione Sovietica di Sapega e Zaytsev (il padre di Ivan) fu seconda, terza l’Argentina di Hugo Conte, Juan Cuminetti e Quiroga, poi Brasile e Olanda; l’Italia finì nona: Pittera fu sostituito da Velasco. Stava per iniziare un sogno. (segue)
Storia del volley: arriva l’opposto (15)
Gli anni ’80 iniziarono con la rottura del PCI di Berlinguer da Mosca dopo l’instaurazione della dittatura del generale Jaruzelski in Polonia; un mediocre attore di serie B – Reagan – era diventato Presidente Usa; in Italia scoppiò lo scandalo della loggia segreta P2 con piduisti ai vertici dei servizi segreti e molti generali delle Forze Armate; nell’Urss era morto Breznev, al suo posto Andropov capo del KGB; in Ucraina – allora Unione Sovietica – c’era stato il disastro di Cernobyl (1986); e la leadership di Gorbaciov con la perestrojka; negli Usa era stato eletto Gorge Bush; l’anno chiave del decennio fu, però, il 1989 con piazza Tienammen in Cina, il crollo del Muro di Berlino; il 1990 vide la dissoluzione dell’URSS e l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq: si crearono le condizioni per le instabilità e le guerre degli anni ’90. Quasi a metà decennio, dopo 37 anni di presidenza della federazione internazionale (FIVB) il francese Paul Libaud, ormai settantenne, passò il testimone all’avvocato messicano Ruben Acosta. Le federazioni nazionali affiliate alla federazione mondiale erano intanto arrivate a 156, con circa 90 milioni di praticanti nel mondo. A livello di regolamenti fu vietato il muro o l’attacco diretto sulla palla inviata dalla battuta e fu tolto il fallo di doppio tocco nel bagher di ricezione o di difesa. Per ragioni legate alla programmazione televisiva si decise – nel 1988 – di limitare la durata degli incontri facendo finire i set al 17° punto, anche se le squadre si trovavano sul 16 pari e giocando il quinto set con il sistema del tie-break (ogni errore considerato punto, come avviene oggi per tutta la partita). Gli schemi di gioco furono letteralmente rivoluzionati dalla generale adozione di sistemi di gioco con il palleggiatore unico, invece dei due alzatori tradizionali; dal secondo alzatore prenderà corpo il nuovo ruolo dell’opposto (nel senso di opposto al palleggiatore), inizialmente riservato a giocatori versatili capace di palleggiare – quando l’alzatore difendeva la prima palla – e di attaccare da posto 2 e 1, in seguito agli attaccanti più forti (nella foto l’opposto della nazionale italiana Ivan Zaytsev). Nel campionato maschile italiano gli anni ’80 videro l’introduzione della formula dei play-off (a aprtire dalla stagione 1981-82) e il prepotente ritorno del volley emiliano: 6 titoli e 8 secondi posti dal 1981 al 1990: tra Pallavolo Parma, Zinella Volley Bologna e Modena Volley – la Juventus del volley, con i suoi 22 trofei nazionali ed i 13 internazionali; il 18 marzo 1980 la Pallavolo Torino era stata la prima squadra italiana a vincere una coppa europea, la Coppa dei Campioni, battendo in finale ad Ankara i cecoslovacchi del VKP Bratislava; nel 1984 vinse l’ultimo titolo, prima del declino; l’ultimo scudetto del decennio fu del Volley Treviso e diede avvio ad un ventennio di successi, nazionali e internazionali. In campo femminile tutti i 10 titoli degli anni 80 furono appannaggio della Teodora Olimpia Ravenna, che non si limitò a dominare la scena nazionale: dal 1985 al 1990 arrivò per 6 anni di fila in finale di Coppa dei Campioni, sempre contro squadre sovietiche; vincendo la coppa nel 1988 interruppe la serie di 27 successi di squadre dell’Est Europa (di cui 21 del’URSS). Nella principale coppa maschile per club – la Coppa dei Campioni – la CSKA Mosca vinse altri 6 titoli, ma il decennio vide protagoniste anche le squadre italiane, con 3 successi (2 volte Parma e Modena) e 5 finali (Torino, Parma e 3 volte Modena); nella Coppa CEV vi furono ben 5 successi italiani (3 di Modena, uno di Falconara e di Milano), ma vinsero anche francesi, olandesi e tedeschi; a fine decennio partì – poi verrà sospeso per essere ripreso nel 2008 – il Mondiale di club con vittorie di Pallavolo Parma e Volley Gonzaga Milano su russi e brasiliani. (segue)