Storia del volley: tra la Via Emilia e l’Urss (8)

Storia del volley: tra la Via Emilia e l’Urss (8)

Nel dopoguerra per il volley vi fu l’ultima rivoluzione che lo porterà a diventare uno sport strutturato con regolamenti unificati. Ancora per qualche anno si giocherà sulla sabbia, sulla terra battuta e sui prati, comunque all’aperto: per vedere un campionato del mondo giocato in un Palazzo dello sport bisognerà attendere i Mondiali di Parigi del 1956. Le tecniche di gioco di questi primi anni del dopoguerra ne risentono: la difesa viene fatta in posizione eretta – per i terreni scivolosi – gli appoggi sono brevi e ravvicinati – per la presenza del vento.

La pallavolo era arrivata in Italia nel 1918 con i soldati statunitensi e durante il ventennio fascista era rimasta soprattutto appannaggio dei militari; con lOpera Nazionale Dopolavoro (OND) – creato dal fascismo per promuovere lo sport tra i lavoratori –  si incominciarono a svolgere i primi incontri e tornei; nel 1943 – in piena guerra – erano partiti i primi campionati nazionali dell’OND: quello maschile a Genova e quello femminile a Desenzano sul Garda, interrotti per le tragiche vicende belliche. Nel marzo del 1946 fu costituita la Federazione italiana palla a volo (FIPAV) e, 5 mesi più tardi, nell’agosto del 1946 – con la guerra finita da un anno – furono disputati ad Alessandria i primi campionati nazionalidi pallavolo maschile; 18 club disputarono una fase eliminatoria e un girone finale da 8 squadre in partite di due set che prevedevano anche il pareggio: vinse la Robur Ravenna (nella foto), battendo in finale i padroni di casa piemontesi. Il secondo campionato italiano si svolse a Ravenna, nel 1947, con ben 22 partecipanti e vinse ancora la Robur Ravenna; nel 1948 il campionato maschile si giocò nelle città di Bologna e Milano; nel 1949 fu eliminato il pareggio e si passò a gare di cinque set: la Robur Ravenna vinse i primi 4 campionati, battendo in finale squadre piemontesi i primi 3 anni (Alessandria e Vercelli), i Ferrovieri Parma nel 1949. Come si evince, nei primi anni del dopoguerra si giocava soprattutto in Emilia Romagna e in Piemonte. Si giocava nei dopolavoro ferroviari, nei cortili, negli oratori, raramente nelle palestre. Analogamente allo strapotere mondiale dell’Unione Sovietica, in Italia per molti anni la pallavolo fu uno sport dominato da una sola regione: l’Emilia Romagna. Qualche dato può rendere l’idea: i primi 19 scudetti – dal 1946 al 1963 – saranno tutti vinti da formazioni di Ravenna, Parma e Modena; per 9 volte in quel periodo il campionato vedrà piazzarsi prima e seconda due squadre di Modena; negli 11 anni successivi, prima dello storico scudetto dell’Ariccia, solo Firenze riuscirà a vincere uno scudetto al di fuori dell’Emilia; dei primi 30 campionati, 25 saranno vinti da squadre di 4 città emiliane – Modena, Ravenna e Parma più Bologna – e 5 da Firenze: se si considera che Toscana ed Emilia erano le due regioni “rosse” per eccellenza, appare evidente il forte legame del volley maschile di quel periodo con le realtà dopolavoristiche della sinistra. Nel 1946 in Italia era iniziato anche il campionato femminile; a Bergamo, città storica per il volley femminile, la squadra era stata fondata dal dirigente di una  fabbrica di bottoni per insegnare la pallavolo alle operaie della sua azienda, all’interno del dopolavoro; questo dirigente, Arnaldo Eynard, diventerà il primo presidente della FIPAV e l’Amatori Bergamo vincerà a Genova il primo titolo italiano, bissando il successo l’anno dopo nel torneo disputato a Bergamo; i primi 5 campionati femminili saranno una faccenda tra le giocatrici di Bergamo, l’Invicta Trieste e la Fari Brescia, espressione della Federazione Attività Ricreative Italiane (FARI) dell’Azione Cattolica. Nel 1947 la FIPAV era stata riconosciuta dal CONI (Comitato olimpico nazionale italiano) come federazione aderente ed era stata costituita la prima nazionale di pallavolo maschile, affidata al bolognese Pietro Bernardi; furono convocati giocatori di Ravenna e piemontesi – le due maggiori realtà pallavolistiche di quegli anni; l’esordio avvenne a Parigi, nell’aprile 1947, di sera in una palestra illuminata; i Francesi vinsero 3-1 sui nostri giocatori – abituati a giocare all’aperto su campi sterrati. (segue)

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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