Nel 1978 erano 120 le nazioni iscritte alla Federazione mondiale. Il 1978 era stato l’anno del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse; in Sicilia la mafia aveva ucciso Peppino Impastato; un DC 9 era precipitato a Ustica – probabilmente scambiato per un bersaglio militare – facendo oltre 100 vittime; tra le cose buone di quell’anno drammatico l’elezione di Sandro Pertini a Presidente della Repubblica, al posto del dimissionar Leone; l’entrata in vigore della legge 180 – ispirata da Franco Basaglia – che chiudeva i manicomi e della legge che permetteva l’interruzione d gravidanza alle donne; il 1978 era anche stato l’anno dei tre papi: Paolo VI, papa Luciani (per un solo mese) e il polacco Karol Woytila, dopo 450 anni di pontefici italiani; la Spagna – dopo oltre 40 anni di dittatura franchista – era tornata una democrazia.
La nona edizione dei Mondiali di pallavolo fu assegnata all’Italiala: alla guida della nazionale maschile fu chiamato Carmelo Pittera, artefice degli scudetti catanesi; nel settembre 1978 l’Italia affrontò al Pala Eur, davanti a 10.000 tifosi, il Brasile, la Germania dell’Est e la Bulgaria di Zlatanov (padre di Hristo), qualificandosi per la semifinale contro Cuba; 18.000 spettatori a Roma – e centinaia di migliaia di spettatori in tutta Italia, tramite la televisione – videro la nazionale italiana di pallavolo maschile battere per 3-1 i favoriti cubani di Ernesto Martínez, atleta capace di saltare 1,35 m da fermo, ed entrare nella storia; nella finale l’Unione Sovietica vinse facilmente il suo quinto oro mondiale, ma per l’Italia della pallavolo quel mondiale resterà impresso nella memoria, così come i protagonisti di quell’impresa (tutti nominati Cavalieri per meriti sportivi): Alessandro, Concetti, Nassi, Scilipoti e Greco della Paoletti Catania, Dall’Olio della Panini Modena, Di Coste dell’Accademia Sport Roma, Innocenti e Lazzeroni del Cus Pisa, Di Bernardo dell’Edilmar Cesenatico, Lanfranco della Klippan Torino e Negri dell’Edilcuoghi Sassuolo); ai Mondiale femminili in Unione Sovietica vi fu con il primo storico successo della nazionale cubana femminile, davanti alle due grandi potenze del Giappone e dell’Urss; quarta la Corea Sud, quinti gli Usa, Italia ventesima su 23 squadre. Nel 1979 agli Europei in Francia vi fu l’ennesima vittoria dell’URSS, su Polonia e Jugoslavia; quarte e quinte Francia e Italia, davanti a 5 squadre dell’Est; nel femminile settimo titolo per le sovietiche.
Per la seconda volta consecutiva l’Italia si qualificò per le Olimpiadi, assegante a Mosca, ma per il boicottaggio occidentali – contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan – furono esclusi dai Giochi olimpici di Mosca tutti gli atleti dell’esercito italiano (per il volley furono esclusi Negri e Rabaudengo). Nella pallavolo le assenze pesarono poco; in campo maschile l’unica assenza di rilievo fu quella del Giappone, quarto classificato 4 anni prima; gli USA ancora non avevano approntato la grande squadra che avrebbe vinto medaglie negli anni a venire. Brasile, Italia e Cuba parteciparono alla fase finale, ma il podio fu tutto dell’Est: oro alla nazionale sovietica maschile e argento alla Bulgaria (nella foto), bronzo alla Romania; oro all’Urss anche in campo femminile, ma pesò l’assenza delle campionesse uscenti del Giappone; per la nazionale sovietica femminile fu il terzo titolo olimpico, con l’argento alla Germania Est e il bronzo alla Bulgaria; arrivarono quinte e settime le giocatrici cubane e brasiliane che domineranno la pallavolo femminile negli anni a venire. Finiti gli anni ’70, si apriva il decennio che avrebbe visto nascere la “squadra del secolo”. (segue)
