Olimpiadi di Atlanta. Nel 1996 in Italia la coalizione dell’Ulivo guidata da Romano Prodi aveva vinto le elezioni, mentre la Juventus aveva vinto la sua seconda Coppa dei Campioni battendo i campioni uscenti dell’Ajax. In Russia Boris Eltsin aveva vinto le elezioni presidenziali. In un laboratorio di Edimburgo era nata la pecora Dolly, il primo mammifero frutto di clonazione. Le olimpiadi del 1996 sarebbero stati i giochi del centenario; tutti gli sportivi avevano sperato nella scelta della sede naturale, cioè di Atene; le logiche mercantili dei comitati olimpici avevano portato, invece, al paradosso di un’olimpiade statunitense dominata dagli sponsor. Il 19 luglio il presidente Usa Bill Clinton aveva dichiarato aperti i giochi; il giuramento degli atleti era stato letto dalla cestista nera Teresa Edwards; l’accensione della torcia olimpica era stata affidata a Muhammad Ali, il mitico Cassius Clay, pugile nero, oro nei pesi massimi nel 1960 a Roma. Ad Atlanta avevano partecipato 197 nazioni, un record assoluto; erano presenti per la prima volta 12 stati dell’ex Unione Sovietica e una rappresentanza della Palestina. Nell’atletica con 13 ori gli Stati Uniti avevano dominato il medagliere. L’eroe dei Giochi era stato il texano Michael Johnson, imbattuto dal 1989 con 54 vittorie consecutive; Johnson aveva vinto sia il titolo dei 400 m sia quello dei 200 m, portando il record mondiale a 19’’32. L’altro primato del mondo caduto era quello dei 100 m, ad opera del nero canadese Donovan Bailey vincitore in 9’’ 84 davanti al namibiano Frank Fredericks e al caraibico Ato Boldon: erano stati i 100 metri più veloci cento della storia dell’atletica. Carl Lewis aveva chiuso la sua eccezionale carriera olimpica, vincendo a 35 anni la quarta medaglia d’oro consecutiva nel salto in lungo. Nei 1500 m oro all’algerino Morceli, primatista mondiale e campione del mondo in carica; nei 10.000 m vittoria dell’etiope Haile Gebrselassie (nella foto) , uno dei più grandi fondisti di tutti i tempi, atleta capace di stabilire 26 primati mondiali e di rivincere l’oro a Sydney 2000 (come Zatopek e Viren). Nei 3.000 siepi dietro due fenomeni del Kenya il nostro Alessandro Lambruschini. L’oro nel lancio del peso era andato allo statunitense Randy Barnes, 137 kg di peso e due volte squalificato per doping (nel 1990 e nel 1998, prima e dopo Atlanta), con l’italiano Paolo Dal Soglio quarto per 1 centimetro. In campo femminile la francese Marie-Josè Perec, velocista caraibica della Guadalupa aveva emulato Michael Johnson vincendo 200 e 400 m (impresa riuscita solo alla nera statunitense Brisco-Hooks nel 1984); la giamaicana Marlene Ottey aveva ottenuto altri due argenti, nei 100 e nei 200 m; altra doppietta, nel mezzofondo, per la russa Svetlana Masterkova: oro negli 800 e nei 1500 (come la sovietica Kazankina a Montreal); due secondi posti per le atlete italiane: argento nella 10 km di marcai per Elisabetta Perrone e argento nel salto in lungo per l’atleta di origini giamaicane Fiona May, campionessa mondiale nel 1995. Nella ginnastica, scomparsa l’URSS dominatrice storica della disciplina e venuta meno anche la CSI, era stata la Russia a prevalere in campo maschile, vincendo l’oro a squadre e soprattutto imponendo al mondo un grandissimo atleta capace di vincere 6 medaglie, di cui 2 d’oro: Aleksej Nemov, un ginnasta di altezza normale (174 cm), che a Sidney rivincerà altre 6 medaglie. Per noi l’oro, il primo dopo Menichelli a Tokyo, di Yuri Chechi, assente a Barcellona per la rottura del tendine d’Achille. Chechi ha vinto il mondiale negli anelli per 5 anni consecutivi, dal 1993 al 1997; in campo femminile si erano divise le medaglie le ginnaste statunitensi – in evidenza Shannon Miller – romene, ucraine e russe. Nel nuoto gli atleti statunitensi avevano vinto 13 medaglie d’oro, ma il protagonista era stato un russo, Alexander Popov, capace di ripetere l’impresa di Johnny Weissmuller, vincendo per 2 olimpiadi consecutive il doppio oro nei 50 e nei 100 stile libero. Per la prima volta si erano visiti nuotatori italiani in finale (Rosolino nei 200, Rosolino e Brembilla nei 400); nel dorso Emanuele Merisi aveva vinto il bronzo nei 200 e ed era arrivato sesto nei 100, Brembilla era stato quarto nei 1500; nei tuffi dominio cinese con 3 ori su 4 e doppio oro alla cinese Mingxia Fu (segue)
Olimpiadi di Barcellona del 1992 (2)
Alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 nel nuoto gli Stati Uniti si confermarono nazione leader con 10 ori su; CSI e Ungheria, portarono a casa 6 e 5 ori; in crescita la Cina con 3 ori; dopo la riunificazione della Germania, scomparvero le nuotatrici della ex DDR che avevano dominato la scena e suscitato non pochi sospetti; a livello maschile tra i protagonisti il russo Alexandr Popov, che vinse sia i 50 che i 100 stile libero; per lo statunitense Matt Biondi l’oro nella 4 x100 fu l’undicesima e ultima medaglia olimpica; per noi due buoni terzi posti con Luca Sacchi nei 400 misti e Stefano Battistelli nei 200 dorso. I tuffi celebrarono la Cina con 3 ori su 4; la tuffatrice cinese, Fu Mingxia, ad appena 13 anni vinse l’oro dalla piattaforma, dopo aver vinto il mondiale a 12 anni. La Germania vinse 7 ori su 16 nella canoa/kayak (per l’Italia l’oro inaspettato del canoista Pierpaolo Ferrazzi nello slalom); nel canottaggio 4 ori a testa per Germania e Canada; argento per Carmine e Giuseppe Abbagnale dietro ai fratelli britannici Searle. Nel ciclismo grandi risultati per la Germania che vinse 4 ori su 10; per l’Italia 2 titoli con Giovanni Lombardi, oro nella corsa a punti su pista, e con Fabio Casartelli nella prova su strada (Casertelli dopo le olimpiadi, passerà al professionismo e morirà nel 1995 in una tragica caduta sui Pirenei durante il Tour de France). Nella scherma Italia, Germania e Francia con 2 ori a testa lasciarono poco alle altre nazioni. Giovanna Trillini vinse il doppio oro, nel fioretto individuale e nella gara a squadre con Dorina Vaccaroni, Bianchedi, Bortolozzi e Zalaffi; Marin vinse l’argento nella sciabola. Il tiro fu dominato dagli atleti del CSI con 5 ori su 13, il tiro con l’arco dalla Corea del Sud. Solito dominio cinese nel tennis tavolo con 3 ori su 4, ma nel singolo vinse uno svedese. Nel badminton – alla su prima edizione olimpica – l’Indonesia vinse l’oro nei singolari maschile e femminile, la Corea nei due doppi. Nella boxe, dopo 8 anni di assenza, Cuba si presentò al massimo livello e vinse 7 ori su 12, con il massimo Felix Savon che iniziò a Barcellona la conquista di 3 ori olimpici consecutivi. Nei pesi e nella lotta la metà degli ori andarono alla squadra dell’ex URSS. Nei giochi di squadra a Barcellona fece la sua apparizione come sport dimostrativo l’hockey su pista, molto popolare in Catalogna. Le 4 squadre favorite della vigilia – Spagna, Italia, Argentina e Portogallo – finirono ai primi quattro posti, con la vittoria dell’Argentina (terza l’Italia). Nel baseball Cuba vinse l’oro alla prima partecipazione. La Corea del Sud vinse l’oro nella pallamano maschile, seconda la Norvegia, terza la CSI (che vinse il titolo femminile). Nel torneo di calcio fu introdotta la regola del limite di età: squadre composte di giocatori fino a 23 anni più alcuni fuori quota; la Spagna Under 23 di Guardiola e Kiko vinse il titolo battendo in finale la Polonia; terzo il Ghana sull’Australia. Nella pallavolo maschile per la prima volta l’Italia – allenata da Julio Velasco – si presentò da favorita; il titolo, però, andò al Brasile, seconda l’Olanda, terzi gli USA, quarta Cuba; quinta l’Italia e prima delusione per il “dream team” del volley. Nella pallavolo femminile vittoria di Cuba sulla CSI. La delusione della pallavolo fu mitigata dalla vittoria della squadra di pallanuoto: l’Italia di Attolico, Campagna, Caldarella, i due Porzio, Ferretti, Pomilio e Silipo superò in una finale lunghissima ed emozionante i padroni di casa spagnoli del fortissimo Estiarte (9-8 dopo i supplementari e l’allenatore Rudic in acqua vestito). Nel basket maschile furono aperte le porte ai professionisti della NBA; gli Stati Uniti misero insieme il loro “dream team” (nella foto) con Magic Johnson, Michael Jordan e Larry Bird, battendo tutti gli avversari con più di 30 punti di distacco (seconda Croazia, terza Lituania). Alla fine il medagliere premiò la ex Unione Sovietica con 45 medaglie d’oro, davanti agli Stati Uniti con 37 ori e alla Germania unificata con 33; al quarto posto salì la Cina con 16 ori, poi il grande ritorno di Cuba – quinta con 14 ori. Il 9 agosto le XXV olimpiadi furono dichiarate concluse. Due mesi dopo cominciarono le iniziative per i 500 anni dello sbarco di Colombo a Hispaniola (che avrebbe portato all’olocausto più spaventoso dell’umanità, con il genocidio del 90 % della popolazione locale). A novembre il sassofonista democratico Bill Clinton aveva vinto le elezioni presidenziali statunitensi. A dicembre il segretario socialista Bettino Craxi aveva ricevuto il primo di una serie di avvisi di garanzia per reati di vario genere. Era finito il glorioso Partito Socialista Italiano di Turati, Nenni, Pertini, Lombardi. Era finita la “seconda repubblica”. Erano finiti gli anni ottanta…
Olimpiadi di Barcellona del 1992 (1)
Olimpiadi di Barcellona. Nel 1992 in Italia erano iniziati i telegiornali delle reti Mediaset – allora Fininvest – di Silvio Berlusconi, mentre con l’arresto del socialista Mario Chiesa era iniziato “mani pulite”, il coraggioso tentativo di un gruppo di magistrati milanesi di far rispettare le regole, arrestando i ladri e i mascalzoni. A Capaci la mafia aveva ucciso il giudice Falcone, la moglie e 3 agenti di scorta. Con il socialista Giuliano Amato Presidente del consiglio, era stata abolita la “scala mobile” che tutelava i salari dall’aumento del costo della vita. Il 25 luglio re Juan Carlos dichiarò aperti i giochi della XXV olimpiade. Parteciparono oltre 9.000 atleti di 169 nazioni; fece il suo ritorno il Sudafrica di Mandela, che mancava dal 1960, dopo la vergogna dell’apartheid; la Germania – dopo la caduta del muro di Berlino e la successiva riunificazione – tornò a gareggiare con un’unica rappresentativa; l’Unione Sovietica fu sostituita dalla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI); Lettonia, Lituania ed Estonia, Croazia, Bosnia e Slovenia parteciparono normalmente, mentre gli atleti della Serbia, soggetta a sanzioni ONU, presero parte ai giochi sotto la bandiera del CIO; si rivide anche Cuba, assente nelle ultime due edizioni e l’Etiopia. La cerimonia di apertura dei giochi fu affidata alla compagnia teatrale La Fura dels Baus; l’inno dell’Olimpiade fu cantato da Freddie Mercury (scomparso l’anno prima) e dal soprano spagnolo Montserrat Caballé. Nell’atletica leggera vi fu duello nel medagliere tra gli USA – 12 ori e 8 argenti – e il CSI – 7 ori e 11 argenti. Lo statunitense Carl Lewis non poté difendere il titolo sui 100 m perché aveva mancato la qualificazione alle selezioni statunitensi: fece da spettatore alla gara di cui era bicampione olimpico e campione del mondo in carica, vedendo vincere il nero inglese Linford Christie. Nella semifinale dei 200 m lo statunitense Marsh corse in 19’’73, solo un centesimo oltre il limite mondiale di Mennea. In finale il velocista nero non si migliorò, ma vinse l’oro. Sia sui 100 che sui 200 vinse l’argento un giovane ingegnere minerario della Namibia, Franckie Fredericks. Carl Lewis vinse gli ultimi 2 ori della sua carriera nella staffetta 4×100 e nel salto in lungo; la staffetta veloce con Lewis, Marsh, Mitchell e Burrell stabilì il nuovo mondiale con 37’’40 davanti alla Nigeria e a Cuba; nel lungo ennesimo duello tra Lewis e Mike Powell, che l’anno prima aveva superato con 8,95 il record di Beamon del 1968. Quincy Watts vinse i 400 con un eccezionale 43’’50, mentre Young vinse i 400 ostacoli col record mondiale di 46’’78; entrambi scomparvero dopo i giochi. La staffetta Usa 4 x 400 vinse l’oro con il record del mondo; tra loro Micheal Johnson (nella foto), atleta leggendario, che ha tolto il record dei 200 m al nostro Mennea ed è tuttora primatista mondiale nella staffetta lunga. Grande oro nel salto in alto per il cubano Javier Sotomayor, attuale detentore del record all’aperto (2,45). Nell’atletica femminile l’oro nei 100 m andò alla statunitense Devers, quello sui 200 m alla sua connazionale Torrence; nei 200 m fu terza la giamaicana Marlene Ottey, capace di vincere in carriera 9 medaglie olimpiche, l’ultima a 40 anni a Sidney, e 3 titoli ai mondiali; la francese di Guadalupe Perec vinse i 400 m; nei 1.500 vinse l’oro la campionessa del mondo algerina Hassiba Boulmerka, simbolo delle donne musulmane e dei loro diritti, minacciata dall’integralismo islamico; nei 10.000 oro alla giovanissima etiope Derartu Tulu: dopo il traguardo la Tulu attese la concorrente sudafricana bianca che aveva cercato di batterla; le due atlete fecero insieme il giro di pista. Nella ginnastica l’ex Unione Sovietica vinse 10 ori su 17, lasciando 2 ori alla Cina e alla Romania; il bielorusso Vitaly Scherbo si dimostrò ginnasta completo con esercizi al limite della perfezione: conquistò 6 medaglie d’oro di cui 4 nella stessa giornata e divenne il primo ginnasta a vincere 6 ori nella stessa Olimpiade. (segue)
Incontri di salute nella terza e quarta età
Vivo da molti anni a Cerveteri, una piccola città vicino Roma con oltre 30.000 abitanti. Quasi il 14% della popolazione di Cerveteri, 4.500 persone, ha più di 65 anni. Questa fascia di popolazione è in continuo aumento, in Europa, in Italia ed anche a Cerveteri. L’invecchiamento della popolazione residente è evidentemente uno dei grandi temi che le amministrazioni locali devono e dovranno affrontare. Gli “Incontri di salute per la buona alimentazione, l’attività fisica e la socialità nella terza e quarta età” sono stati pensati per stimolare il valore della salute come bene da salvaguardare e per porre l’attenzione dei partecipanti sugli aspetti positivi di scelte corrette nel campo dell’alimentazione, dell’attività fisica, dell’uso dei farmaci e della socialità. “Fatti non fummo per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza“, diceva Dante, nel ventiseiesimo canto dell’Inferno. L’idea di fondo dell’iniziativa non vuole discostarsi molto dai due precetti danteschi: la conoscenza e la virtù sono i due strumenti che ci permettono di vivere pienamente tutte le fasi della nostra vita. La “conoscenza” riguarda la nostra effettiva comprensione di che cosa è veramente l’invecchiamento. La “virtù” ci suggerisce che cosa possiamo fare per accettarlo e renderlo una fase della vita ricca di opportunità. Informare con semplicità e chiarezza, trasformare le informazioni in conoscenza sociale, cioè collettiva; tradurre le conoscenze in comportamenti migliorativi. Non solo mangiare meglio, dunque; dare importanza alla pratica costante e progressiva dell’attività fisica; usare in modo appropriato i farmaci, valorizzare tutti gli aspetti della socialità, sessualità inclusa (nella foto Domenico di Michelino, Ritratto di Dante, 1465) (2010)
Olimpiadi di Seul del 1988 (2)
Alle Olimpiadi di Seul nella ginnastica lo squadrone sovietico impartì una lezione umiliante al resto del mondo dopo la mancata partecipazione di 4 anni prima per il boicottaggio: 12 ori su 19, con il sovietico Vladimir Artemov tre volte medaglia d’oro. USA, Cina e Giappone, che avevano approfittato dell’assenza dell’URSS, quasi scomparvero dal medagliere; rimase solo la Romania, grazie a Daniela Silivas; l’erede di Nadia Comaneci vinse 3 ori individuali con lo stesso allenatore. A Seul nel nuoto, per la prima volta, gli Stati Uniti non primeggiarono nel medagliere; la colpa fu della tedesca orientale Kristine Otto (in seguito oggetto di sospetti per gli elevati valori di testosterone) che vinse da sola 6 medaglie d’oro, 4 individuali in 3 stili diversi (stile libero, dorso e farfalla) e 2 nelle staffette. Il mattatore in campo maschile fu lo statunitense Matt Biondi: 5 ori (50 e 100 stile libero, le tre staffette), 4 record mondiali, e un bruciante secondo posto nei 100 delfino, dove era favorito, dietro il nuotatore di Suriname Nesty (primo nuotatore nero a vincere un oro olimpico). Il terzo protagonista fu il sovietico Vladimir Salnikov, capace di vincere a 28 anni la medaglia d’oro nei 1500 stile libero; nei 400 misti il romano Stefano Battistelli con il bronzo diventerà il primo nuotatore italiano a salire sul podio nel nuoto. Nei tuffi seconda doppietta per lo statunitense Greg Louganis, mentre in campo femminile inizierà il dominio cinese che porterà le tuffatrici cinesi a vincere da allora tutte le medaglie d’oro nelle gare individuali, da 3 e da 10 metri: 12 ori su 12 sino a Pechino. Nella canoa e nel kayak si imposero atleti sovietici, tedeschi dell’Est, ungheresi e statunitensi; nel canottaggio vi fu il solito dominio della Germania Est (l’ultimo) con 8 ori su 14; per noi 2 belle medaglie d’oro e secondo posto nel medagliere grazie ai fratelli Abbagnale: Giuseppe e Carmine vinsero nel due con, Agostino nel quattro di coppia. Nel ciclismo sovietici e tedesco orientali – con 4 e 3 ori a testa – lasciarono le briciole agli altri partecipanti; male gli italiani. Per la seconda olimpiade consecutiva nella boxe furono assenti i pugili cubani, protagonisti in tutte le categorie da molti anni (a Barcellona vinceranno 7 ori su 12); il torneo ebbe molte critiche per alcuni verdetti troppo favorevoli ai pugili di casa coreani; per il nostro Giovanni Parisi oro nei pesi piuma. Nel sollevamento pesi e nella lotta dominio sovietico (6 ori su 10 e 8 ori su 12); Vincenzo Maenza si riconfermò oro nella greco romana, categoria dei 48 kg di peso. Nel judo nessun Paese prevalse in maniera particolare, neanche i padroni di casa coreani – solo 2 ori – né i vicini “maestri” giapponesi – un solo oro. Nel pentathlon il bi-campione olimpico di Los Angeles Daniele Masala vinse l’argento nella gara a squadre; l’altro campione olimpico Carlo Massello vinse l’argento sia a squadre – dietro l’Ungheria – sia individuale. Nella scherma 3 ori ai tedeschi dell’Ovest e 2 ai francesi; per noi oro dal fiorettista livornese Stefano Cerioni, argento dalla solita Vaccaroni e due bronzi nella sciabola con Scalzo e Marin. Il ritorno del tennis – di cui non si sentiva proprio la mancanza – vide il successo della tedesca Steffi Graf (contro l’argentina Sabatini) e del ceco Miroslav Mecir, giocatore estremamente tecnico e dotato. Decisamente più adeguato al clima olimpico, fece la comparsa anche il tennis tavolo o ping-pong: la Cina vinse “solo” 2 ori su 4, gli altri andarono ad atleti di casa. Nei giochi di squadra a Seul la grande sorpresa fu la vittoria nel basket maschile dell’Unione Sovietica di Sabonis e Kurtinaitis (nella foto) sulla Jugoslavia di Divac, Rada e Kukoc (solo terzi gli USA). Nella pallavolo maschile torneo di altissimo livello con tutte le potenze del volley presenti: oro agli USA di Kiraly, poi l’URSS di Sapega e l’Argentina di Quiroga e Conte; in campo femminile oro alle sovietiche davanti alla sorpresa Perù, terza la Cina. Nella pallanuoto maschile conferma della Jugoslavia, davanti a USA e URSS. Nel calcio maschile finale URSS – Brasile 2-1 (Italia quarta); nell’hockey su prato vittoria inglese sui tedeschi occidentali, nella pallamano maschile successo dell’URSS sulla Corea del Sud. Il 2 ottobre 1988 furono dichiarati conclusi i XXIV giochi olimpici; l’URSS, all’ultima partecipazione sotto questo nome, ottenne un successo straordinario nel medagliere finale con ben 55 ori contro i 36 degli statunitensi, superati dalla DDR; quarta la Corea (12 ori), poi Germania Ovest, Ungheria e Bulgaria. Per l’Italia 6 medaglie d’oro. Mentre le olimpiadi volgevano al termine, a Trapani era stato assassinato Mauro Rostagno, ex leader di Lotta Continua e responsabile della comunità di recupero Saman. Il giorno prima della chiusura dei giochi a Mosca Michail Gorbaciov aveva assunto la carica di capo del Soviet Supremo. A novembre il repubblicano George H. W. Bush, aveva vinto le elezioni; una bomba aveva fatto esplodere un aereo sopra la cittadina di Lockerbie, in Scozia: 259 morti sull’aereo e 11 nel villaggio; il 29 dicembre 1988 era ufficialmente finita la guerra tra Iran e Iraq che, cominciata nel 1980, aveva fatto un milione e mezzo di morti, per lo più ragazzi e ragazzini
Mobilità sostenibile
Buoni esempi di mobilità sostenibile in Val Badia e a Teramo. Sempre più persone ritengono che il superamento del trasporto privato sarà il principale obiettivo dei prossimi anni. Qualche amministrazione si sta muovendo in questo senso. Riportiamo due belle iniziative, una al Nord, l’altra al Centro. Il consorzio turistico dellaAlta Badia, la bellissima valle a nord di Bolzano che tre siti UNESCO “patrimonio dell’umanità”, ha lanciato l’iniziativa “Stop ma con gusto“. Il consorzio propone ai turisti estivi di consegnare le chiavi dell’automobile per tutto il periodo di permanenza nella valle. Chi aderisce alla proposta riceverà un pacco di ottimi prodotti locali – canederli, strudel, speck – e il rimborso del Mountain Pass, che permette di utilizzare mezzi pubblici e impianti di risalita gratuitamente. In questo modo si ottengono tre risultati notevoli: si valorizza la natura, si limita il traffico di automobili nella valle e si seleziona un tipo di turismo sostenibile, fatto di bambini, donne e uomini che amano andare a piedi, in bicicletta. L’altra iniziativa da imitare arriva da Teramo, in Abruzzo, dove il Sindaco Maurizio Brucchi ha deciso di vietare alla propria giunta ogni forma di utilizzo di mezzi di locomozione motorizzati. Assessori in bici, perché no? Teramo in questi anni ha cercato di dotarsi di una mobilità urbana migliore, più ecologica e pulita. Sono state attivate isole pedonali, sono aumentate le piste ciclabili, sono stati messi in circolazione mezzi pubblici elettrici e gratuiti. Le isole pedonali sono arrivate in Italia nel 1980; la più famosa fu l’isola pedoanale intorno al Colosseo di Roma, voluta dal Sinadaco Giulio Carlo Argan; 30 anni dopo molte città italiane si sono dotate di spazi liberi dal traffico motorizzato; Verbania guida la classifica delle città virtuose con 2,05 metri quadrati per abitante, seguita da Terni (1,67), Cremona (1,26), Cagliari e Mantova (0,95); tra le metropoli Torino al 26˚ posto, Milano al 36˚, Bologna al 39˚, Roma al 60˚; fanalini di coda Brindisi, Macerata, Rieti, Rovigo e Trapani (dati Legambiente, 2010). Se si prova a migliorare una città, chi la amministra deve dare il buon esempio. Speriamo che iniziative come quella dell’Alta Badia e di Teramo facciano tendenza e vengano riprese da altre amministrazioni. (nella foto una manifestazione di protesta di Legambiente in occasione dei 30 anni delle isole pedonali) (5-2010)
Olimpiadi di Seul del 1988 (1)
Nel 1988 continuava la Guerra Iran-Iraq, mentre in Nicaragua Daniel Ortega aveva cercato di far terminare la guerra civile dei “contras” armati dagli Stati Uniti. In Italia l’Adriatico si era riempito di mucillagine per l’inquinamento del Po. Achille Occhetto era diventato segretario del Pci. Il 17 settembre 1988 erano iniziate le seconde olimpiadi asiatiche, dopo quelle di Tokyo del 1964. Per evitare una quarta olimpiade monca, il Comitato Olimpico aveva minacciato l’esclusione del blocco sovietico e di quello statunitense in caso di ulteriori boicottaggi. Alle Olimpiadi di Seul parteciparono 159 nazioni e 8.500 atleti; mancò soltanto la Corea del Nord, seguita da Cuba, Albania, Nicaragua ed Etiopia. Gli studenti coreani contestarono duramente il regime autoritario nei giorni precedenti l’inizio dei giochi. L’ultimo tedoforo della cerimonia di apertura fu un signore di 76 anni che nel ’36 aveva vinto la maratona ai giochi di Berlino (anche se la medaglia era andata al Giappone che aveva invaso la Corea). Nell’atletica leggera, purtroppo, l’avvenimento principale fu legato al doping. Il nero canadese Ben Johnson aveva fatto ai mondiali di Roma dell’87 un record del mondo fantascientifico: 9’’83. Nell’attesissima finale dei 100 a Seul aveva vinto con una progressione impressionante ed il nuovo record mondiale di 9’’79; il suo rivale Carl Lewis, appena battuto, lo aveva rincorso per stringergli la mano e complimentarsi. Dopo due giorni l’esame antidoping aveva raccontato un’altra storia: Ben Johnson aveva usato uno steroide anabolizzante. L’oro era passato a Carl Lewis, primo atleta a confermarsi campione sui 100 metri, secondo il nero britannico Linford Christie, terzo l’ex primatista mondiale Calvin Smith, ma ben 6 su 8 dei finalisti verranno trovati in seguito positivi al doping (nella foto quella che qualcuno ha definito “la più sporca finale della storia“); Lewis non riuscì a vincer il secondo oro nella staffetta veloce, per un errore al cambio dei frazionisti statunitensi (vittoria dell’Unione Sovietica, davanti alla Gran Bretagna); nei 200 metri, oro al giovane velocista Usa De Loach, meteora capace di correre in 19’’75 a soli 3 centesimi dal record di Mennea, davanti a Carl Lewis; nei 400 tre statunitensi ai primi tre posti (e record mondiale uguagliato nella staffetta 4 x 400), mentre fu solo terzo nei 400 ostacoli il grandissimo Edwin Moses, dietro al connazionale Phillips; nei 110 ostacoli secondo oro olimpico per Roger Kingdom, nero Usa, con 12’’98 a soli 5 centesimi dal mondiale di Nemiah, davanti al britannico Colin Jackson. Nel mezzofondo il Kenya vinse tutte le gare: gli 800 con Ereng, i 1500 con Rono, i 5000 con Ngugi, i 3000 siepi con Kariuki (per l’Italia quarto Lambruschini e solo nono il campione del mondo Panetta). Nei 10.000 oro al marocchino Boutayeb davanti al siciliano Salvatore Antibo. La maratona vide per la prima volta il trionfo – in rimonta – di un atleta italiano, il veneto Gelindo Bordin. Nel lungo secondo oro per Carl Lewis con 8,72 m davanti a Mike Powell, che 3 anni dopo ai mondiali di Tokyo batterà con 8.95 il primato di Beamon del 1968; quarto Giovanni Evangelisti, primatista italiano per 20 anni con 8,43; nell’asta oro al dominatore Sergey Bubka – a lungo primatista del mondo con il 6,15 del 1993 – e podio tutto sovietico (secondo Gataulin), come nel martello con Livtinov oro davanti al leggendario Sedykh. Un bronzo anche per l’italiano Maurizio Damilano nella 20 km di marcia. Nell’atletica femminile la statunitense Florence Griffith vinse a Seul 3 ori e un argento, ma l’idea prevalente la vede come un Ben Johnson al femminile; come il canadese, improvvisamente, poco prima dei giochi, la velocista nera era riuscita a fare tempi che le avrebbero permesso di competere con gli uomini. A Seul umiliò le avversarie sia nei 100 che nei 200: 10”49 nei 100 e 21”34 nei 200. Due record spaziali, il record dei 200 m abbassato di quasi 4 decimi, le due migliori prestazioni di sempre, probabilmente al di fuori di ulteriori miglioramenti; le seconde prestazioni di tutti i tempi arriveranno 10 anni dopo, nel 1998: 10”65 nei 100 e 21”62 nei 200 ad opera di Marion Jones, dopata dichiarata e finita in carcere. Il modo di vincere e primeggiare della Griffith insospettirà tutti, ma l’antidoping non riuscirà mai ad inchiodarla anche perché subito dopo i giochi l’atleta statunitense si ritirerà; 10 anni dopo, a soli 38 anni, morirà; il referto ufficiale parlerà di soffocamento da attacco epilettico. (segue)
Olimpiadi di Los Angeles del 1984 (2)
Alle Olimpiadi di Los Angeles l’assenza del blocco socialista favorì nella canoa/kayak la Nuova Zelanda (4 medaglie d’oro), nel canottaggio la Romania (6 ori); i fratelli Carmine e Giuseppe Abbagnale, divennero campioni olimpici del due con, impresa che ripeteranno 4 anni dopo a Seul. Nel ciclismo gli Stati Uniti fecero la parte del leone con 4 ori su 8; un oro anche all’Italia nella cronometro a squadre. Il pugilato risentì della mancata partecipazione dei pugili cubani, veri dominatori delle ultime edizioni; gli Stati Uniti portarono a casa 9 medaglie d’oro su 12; Maurizio Stecca vinse l’oro nei pesi gallo; argento nei massimi per Francesco Damiani. Nella lotta gli Stati Uniti vinsero 9 titoli su 20, ma mancavano gli atleti più forti (i sovietici, che a Seul vinceranno 8 ori contro i 2 degli Stati Uniti); il nostro Maenza vinse l’oro nella categoria fino a 48 kg della greco-romana (e si ripeterà a Seul). Nei pesi l’assenza dei campioni sovietici favorì i cinesi che vinsero 4 ori su 10. Un oro nel sollevamento pesi, dopo 60 anni, anche per il meranese Oberburger. Nello judo il Giappone vinse 4 titoli olimpici su 8: per l’italiano Gamba argento nella categoria fino a 71 kg, per il giapponese Yamashita oro nella categoria open, quasi alla fine di una carriera in cui per 8 anni – dal 1977 al 1985 – rimase imbattuto. Nella scherma l’Italia diede il meglio vincendo 3 medaglie d’oro: fioretto, sciabola a squadre e fioretto individuale (Mauro Numa); argento a Marco Marin nella sciabola, bronzo a Dorina Vaccaroni. Negli sport di squadra fu inserito nuovamente il baseball, 20 anni dopo Tokyo; mancavano i fortissimi cubani, ma vinse a sorpresa il Giappone sui favoriti padroni di casa statunitensi. Nell’hockey su prato vittoria al Pakistan, nella pallamano doppietta della Jugoslavia in campo maschile e femminile. Nel calcio per la prima volta parteciparono i giocatori professionisti. Nei quarti l’Italia di Baresi, Vignola, Fanna e Serena, ripescata per il boicottaggio dei Paesi dell’Est, batté il Cile, ma perse in semifinale con il Brasile di Dunga; nell’altra semifinale la Francia eliminò la Jugoslavia. In finale Francia-Brasile 2-0 e primo titolo olimpico per i transalpini; terza la Jugoslavia. Nel basket maschile gli Stati Uniti di Michael Jordan vinsero il loro ottavo titolo olimpico, davanti alla Spagna di San Epifanio; terza la Jugoslavia di dei fratelli croati Petrovic e di Dalipagic. Quinta l’Italia. Nella pallavolo maschile il torneo fu più che dimezzato: basti pensare che il Canada arrivò in semifinale. Comunque, il titolo andò ad una grande nazionale, quella statunitense di Karch Kiraly (nella foto); con lui gli USA vinsero – dal 1984 al 1988 – 2 titoli olimpici e un mondiale (nel 1986); con l’altro statunitense Steve Timmons giocherà 2 anni a Ravenna, vincendo tutto a livello italiano, europeo e mondiale e a 32 anni lascerà la pallavolo per il beach volley, vincendo l’oro nel 1996 ad Atlanta; nel 2001 è stato nominato con il nostro Lorenzo Bernardi “miglior giocatore di volley del XX secolo”; argento per il Brasile, bronzo per la nazionale italiana; nel volley femminile primo oro alla Cina. Il torneo di pallanuoto risentì delle assenze di Paesi come l’Ungheria e l’URSS: vinse la Jugoslavia, davanti a Stati Uniti, Germania Ovest; quarta la Spagna del grandissimo Manuel Estiarte che ha giocato 13 anni in Italia vincendo con Pescara 3 campionati e una coppa dei campioni. Il 12 agosto 1984 i giochi furono dichiarati chiusi; come 4 anni prima, il medagliere finale fu falsato dal boicottaggio olimpico: gli Stati Uniti fecero il vuoto con 83 medaglie d’oro, davanti a Romania (20 ori), Germania Ovest (17) Cina (15) e Italia (14). Alla fine del 1984 la leader indiana Indira Gandhi fu assassinata dalle sue guardie del corpo di religione sikh.. Ne seguì una spaventosa rappresaglia; a Bhopal una fuga di oltre 50.000 tonnellate di isocianato di metile dalla multinazionale statunitense Union Carbide (oggi Dow Chemical) fece 10.000 morti e un numero immenso di intossicati: Bhopal è stato il più grave incidente chimico-industriale di tutti i tempi, ma nessuno ha pagato per una catastrofe i cui effetti sono ancora drammaticamente presenti. Il 23 dicembre un’altra strage, stavolta in Italia: una bomba sul rapido 904 Napoli-Milano all’altezza di una galleria vicino Bologna: 16 morti. L’unica buona notizia di quella fine anno terribile fu l’assegnazione a Stoccolma de Premio Nobel per la pace all’arcivescovo anglicano nero Desmond Tutu, strenuo oppositore dell’apartheid sudafricano.
Olimpiadi di Los Angeles del 1984 (1)
Nel 1984 in Italia Bettino Craxi e il cardinale Casaroli avevano firmato il nuovo Concordato, mentre a Milano era nata la Lega Lombarda di Boss (poi Lega Nord). In Canada era morto il primo paziente malato di AIDS (in realtà allora non ne parlò nessuno, qualche anno dopo si capì che si trattava del “paziente zero”). A Padova Enrico Berlinguer era stato colpito da emorragia cerebrale ed era morto 4 giorni dopo: 4 milioni di persone avevano partecipato ai suoi funerali. Alessandro Natta era diventato il nuovo segretario del Pci. Il 28 luglio Ronald Reagan aveva dichiarato aperti i XXIII Giochi olimpici al Los Angeles al Memorial Coliseum, un brutto stadio di football. Le olimpiadi statunitensi saranno ricordate per l’eccessiva commercializzazione – le sponsorizzazioni toccarono ogni minimo aspetto dei giochi, compresa la fiaccola olimpica – e per il boicottaggio olimpico dei Paesi dell’Est e di Cuba (in risposta a quello occidentale di 4 anni prima) che in quegli anni dominavano lo sport mondiale. Non aderirono al boicottaggio la Romania di Ceaucescu e la Jugoslavia di Tito. A Los Angeles partecipò ai giochi, per la prima volta, la Cina Popolare e si raggiunse la cifra record di 140 nazioni partecipanti. La stella dell’atletica fu il nero statunitense Carl Lewis (nella foto), che vinse 4 ori, come Jesse Owens a Berlino nel 1936; Lewis si impose nei 100 m con 9’’99, nei 200 m con 19’’80, nella 4x 100 (record del mondo con 37’’83 assieme a Calvin Smith, recordman dei 100 m l’anno precedente con 9’’93) e nel salto in lungo con 8,54 m. L’inglese Sebastian Coe fallì di un soffio la seconda doppietta 800 m-1500 m: vinse sulla distanza lunga davanti al connazionale Steve Cram, ma perse di pochissimo gli 800 dietro al brasiliano Cruz. Nei 5000 m vinse il marocchino Said Aouita, forse l’atleta più completo di sempre, capace di avere tempi di livello mondiale dagli 800 ai 5000 m. Nei 10.000 grande vittoria di Alberto Cova, campione mondiale in carica. L’atletica femminile vide l’assenza di quasi tutte le primatiste mondiali (13 su 15): la nostra Gabriella Dorio si aggiudicò i 1500 metri, ma anche in questa gara mancavano tutte le più forti. Le gare di ginnastica risentirono fortemente dell’assenza dei ginnasti e delle ginnaste dell’Unione Sovietica. Stati Uniti, Cina e Romania vinsero 5 ori a testa, 3 andarono al Giappone. Tra i ginnasti il cinese Li Ning (che a Pechino accenderà la fiamma olimpica) ottenne 3 ori e 6 podi complessivi. Nel nuoto il dominio degli Stati Uniti fu schiacciante con 21 medaglie d’oro su 30; in mostra anche il tedesco, Michael Gross – 2 ori e 2 record del mondo – ed il canadese Baumann – anche lui doppio oro e record mondiale nei 200 e 400 misti; nei tuffi i giochi furono l’apoteosi per lo statunitense Greg Louganis, oro sia nel trampolino 3 m sia nella piattaforma 10 m; ai successivi giochi di Seul rivincerà entrambi gli ori e verrà da molti considerato il più grande tuffatore di sempre; Greg Louganis, figlio di un samoano e di una svedese giovanissimi, era stato adottato da una famiglia di origine greca; a 16 anni aveva già vinto una medaglia d’argento olimpica, dietro al nostro Dibiasi; nel 1994, a 34 anni ha parlato apertamente della propria omosessualità e l’anno dopo della sua situazione di persona sieropositiva. (segue)
Olimpiadi di Mosca del 1980 (2)
Alle Olimpiadi di Mosca nella ginnastica maschile l’assenza del Giappone fece mancare il tradizionale duello tra ginnasti sovietici e nipponici. L’Unione Sovietica dominò il medagliere con 9 ori su 15. Ultime medaglie per il grandissimo Nikolay Andrianov, 2 ori, un argento e un bronzo a 28 anni. Andrianov (nella foto) è il ginnasta che ha vinto più medaglie in assoluto – 15 in 3 Olimpiadi di cui 7 d’oro – e il secondo atleta più medagliato dopo Michael Phelps. L’altro grande protagonista maschile fu Alexander Dityatin, che vinse 8 medaglie in 8 gare, di cui 3 d’oro (nel concorso individuale, in quello a squadre e agli anelli). Tra le ginnaste ancora in evidenza la romena Nadia Comaneci, oro alla trave e al corpo libero. Nel nuoto maschile la mancata partecipazione degli atleti statunitensi influenzò pesantemente i risultati. Il sovietico Vladimir Salnikov vinse 3 ori nei 400, nei 1.500 e nella staffetta 4 x 200 stile libero. Salnikov riuscirà a stabilire tutti i primati mondiali dai 400 ai 1500 m, sarà il primo a scendere sotto i 15 minuti nei 1.500 m e, soprattutto, sarà l’unico nuotatore capace di vincere un oro olimpico a 28 anni (ancora nei 1.500, 4 anni dopo a Seul). A Mosca nella canoa e nel kayak furono assegnati 4 ori a testa all’URSS e alla Germania Est; nel canottaggio 11 ori su 14 per gli atleti tedesco orientali. Francesi e sovietici si spartirono gli ori della scherma: 4 ai transalpini, 3 all’URSS. Per l’Italia solo un argento dalla sciabola a squadre con Maffei e Montano. Oro invece per Giovannetti nel tiro, specialità “fossa olimpica”; nel tiro con l’arco prima medaglia per l’Italia: bronzo a Ferrari. Nel pugilato vi fu la solita pioggia di medaglie d’oro per gli atleti cubani: 6 ori su 12, con il terzo oro consecutivo del massimo Teofilo Stevenson. Il massimo leggero Patrizio Oliva vinse l’oro per l’Itala e la coppa assegnata al miglior pugile del torneo. Sei anni dopo diventerà campione mondiale dei superleggeri. I lottatori sovietici imitarono i pugili cubani e fecero ancora meglio vincendo 12 ori su 20. Anche i pesisti dell’Urss lasciarono poco agli avversari e presero 5 ori su 10. Nello judo l’italiano Gamba vinse l’oro nella categoria fino a 71 kg. Negli sport di squadra a Mosca il torneo di pallacanestro maschile fu quello più falsato per l’assenza della squadra statunitense che aveva vinto 7 ori olimpici su 8, con l’eccezione proprio dell’ultima edizione. Contrariamente a tutte le previsioni l’oro andò alla Jugoslavia di Cosic, l’argento all’Italia di Marzorati, Sylvester, Villalta e Dino Meneghin; all’URSS solo il bronzo davanti a Spagna, Brasile e Cuba. Per l’URSS parziale consolazione con l’oro nel torneo femminile, al quale partecipò anche l’Italia, arrivando ultima. Nella pallavolo maschile le assenze pesarono poco; in campo maschile l’unica assenza di rilievo fu quella del Giappone, quarto classificato 4 anni prima; Brasile, Italia e Cuba parteciparono alla fase finale, ma il podio fu tutto dell’Est: oro all’URSS, argento alla Bulgaria, bronzo alla Romania; oro all’Unione Sovietica anche nella pallavolo femminile, ma pesò l’assenza delle campionesse uscenti del Giappone; per le sovietiche fu il terzo titolo olimpico. Un altro sport che non risentì del boicottaggio fu la pallanuoto, tradizionalmente appannaggio delle squadre dell’Europa orientale e balcanica, più Italia e Spagna. Vinse l’URSS, con 8 vittorie consecutive, davanti alla Jugoslavia e all’Ungheria; quarta la Spagna. Nel calcio l’unica assenza di rilievo fu l’Argentina; Cuba – grazie ai ritiri – riuscì ad arrivare ai quarti di finale. Vinse la Cecoslovacchia davanti alla Germania Est; terza l’URSS, quarta la Jugoslavia. Nell’hockey su prato l’India – anche grazie alle pesanti assenze delle squadre che avevano vinto le precedenti edizioni – rivinse l’oro dopo 3 olimpiadi; fu l’ottavo, e ultimo, titolo olimpico per l’India, che aveva vinto i primi tre, sotto il dominio coloniale inglese, come India Britannica; a Mosca esordì l’hockey su prato femminile e la vittoria andò alle atlete dello Zimbabwe. Il torneo di pallamano fu vinto dalla Germania Est sull’URSS. Il medagliere finale vide l’Unione Sovietica prima con 80 medaglie d’oro; seconda la Germania Est con 47; terze, staccatissime, Bulgaria, Cuba e l’Italia con 8 medaglie d’oro. Il 2 agosto era stato l’ultimo giorno di gare olimpiche; in Italia alle 10:25 una bomba era esplosa nella sala d’attesa della stazione di Bologna: 85 persone erano morte e oltre 200 erano rimaste ferite. A Torino, dopo le proteste operaie per la messa in Cassa Integrazione di quasi 25.000 operai, c’era stata la “marcia dei 40.000”, che aveva visto quadri e impiegati della Fiat contrapporsi ai sindacati. A novembre in Irpinia una scossa di terremoto del 9° grado Mercalli aveva provocato 3.000 morti, 10.000 feriti, 280.000 persone senza casa e danni incalcolabili tra Campania e Basilicata. In agosto a Danzica, in Polonia, vi era stato uno sciopero nei cantieri navali; le trattative con il governo polacco erano state condotte dal sindacalista Lech Wałęsa – futuro Presidente polacco – ed avevano segnato la nascita di Solidarnosc. A Pechino l’assemblea del popolo aveva decretato la fine dell’era maoista. In Iraq aerei iraniani avevano bombardano Bagdad, dando inizio della guerra tra Iran e Iraq, che avrebbe fatto un milione e mezzo di morti negli 8 anni successivi. Il repubblicano Ronald Reagan, scarso attore di western e di spot pubblicitari di sigarette, era stato eletto a novembre nuovo presidente degli Stati Uniti d’America: erano iniziati gli anni ’80…