Nel 1964 gli statunitensi avevano iniziato a bombardare il Vietnam del Nord; in Brasile un colpo di stato aveva portato al potere i militari, il presidente egiziano Nasser e Kruscev avevano inaugurato la diga di Assuan. In Italia a Corleone era stato arrestato Luciano Liggio, il capo di “cosa nostra” latitante da 16 anni; caduto il governo di Aldo Moro, il generale De Lorenzo aveva dato avvio al “piano solo”; ad agosto era morto a Yalta, in Unione Sovietica, il segretario del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti, i suoi funerali a Piazza S. Giovanni a Roma erano stati seguiti da oltre un milione di persone; a Firenze era stata inaugurata l’Autostrada del Sole. Il 10 ottobre 1964 a Tokio l’imperatore Hirohito aprì ufficialmente le Olimpiadi. L’accensione della fiamma olimpica fu affidata a un ragazzo giapponese nato ad Hiroshima un’ora dopo lo sgancio della bomba atomica sulla città. Gli atleti in gara furono oltre 5.000, quasi 700 le donne; le nazioni partecipanti furono 94 (10 in più di Roma); gli atleti furono impegnati in 21 sport; entrarono nel programma olimpico la pallavolo ed il judo. Grazie ad un satellite, per la prima volta le immagini delle gare vennero diffuse in tutto il mondo. Nell’atletica leggera maschile gli Stati Uniti si confermarono la nazione più forte con 12 medaglie d’oro su 24. I velocisti statunitensi Bob Hayes e Henry Carr, vinsero 100 e 200 metri. Bob Hayes con 10’’06 stabilì il nuovo primato del mondo e vinse il secondo oro con la 4×100 che con 39’’ fece il record mondiale. Il discobolo statunitense Al Oerter vinse l’oro per la terza olimpiade consecutiva, mentre l’etiope Abebe Bikila (nella foto) rivinse la maratona. L’australiano Peter Snell centrò la doppietta 800 e 1500 m, Valeri Brumel vinse il primo ed unico oro della sua carriera (con 2,18 m, ma porterà il record del mondo a 2,28 m). Per l’Italia il trentenne Abdon Pamich si impose nella massacrante 50 Km di marcia. Nella ginnastica Giappone e URSS dominarono la scena, come 4 anni prima a Roma; i nipponici vinsero 5 ori e 4 argenti, i sovietici 4 ori e 10 argenti; tre ori anche alla Cecoslovacchia e uno all’Italia grazie a Franco Menichelli, campione olimpico al corpo libero; la sovietica Larisa Latynina, nonostante i suoi 30 anni, per la terza olimpiade consecutiva vinse 6 medaglie complessive (4 d’oro a Melbourne, 3 a Roma, 2 a Tokio). Nel nuoto le nuove tecniche di allenamento introdotte dagli Stati Uniti fecero vincere ai nuotatori statunitensi e australiani quasi tutte le gare; 13 ori andarono agli USA, 4 all’Australia, gli altri Paesi si dovettero accontentare dei 200 metri rana femminili vinti da un’atleta della scuola sovietica; tra i protagonisti la straordinaria australiana Dawn Fraser, oro nella terza olimpiade consecutiva; un altro atleta che raggiunse la celebrità fu lo statunitense Don Schollander, trionfatore in quattro gare, al pari del suo predecessore Johnny Weissmuller; nei tuffi gli statunitensi confermarono la loro supremazia e vinsero 3 ori su 4; dalla piattaforma 10 m Bob Webster confermò l’oro di Roma e la tradizione che voleva uno statunitense primo da 10 olimpiadi (tranne nel 1956 a Melbourne); l’argento fu assegnato all’italiano Klaus Dibiasi che avrebbe vinto l’oro dalla piattaforma nelle 3 olimpiadi successive.(segue)
Olimpiadi di Roma del 1960 (2)
Alle Olimpiadi di Roma il terzo grande sport olimpico, il nuoto, fu come sempre territorio di conquista per statunitensi, 9 ori su 15, e australiani, 5 ori; vi furono ottime gare e 7 primati mondiali furono migliorati (3 in campo maschile, 4 in quello femminile). Nel pugilato Cassius Clay (al centro della foto), il futuro Muhammad Ali, vinse la medaglia d’oro nei pesi massimo-leggeri, ma la coppa che in ogni olimpiade premia il pugile migliore per stile e qualità tecniche andò ad un italiano, il triestino Nino Benvenuti, vincitore dell’oro nei pesi welter. Nel medagliere finale della boxe gli italiani prevalsero con 3 ori e 3 argenti (tra cui Lopopolo e Bossi). Nel sollevamento pesi proseguì la supremazia dell’Unione Sovietica con 5 ori su 7: Juri Vlassov, capace di tirar su oltre 530 kg fu soprannominato l’”Ercole di Roma”; nella lotta la Turchia con 6 ori su 16 rimase la nazione leader, ma si affacciarono sul podio nuove nazioni. Nel ciclismo gli italiani si misero in evidenza e conquistano 5 ori su 6, lasciando solo il titolo della corsa in linea ad un sovietico. Sante Gaiardoni vinse l’oro nella velocità e nel km da fermo. Nella scherma gli atleti sovietici si inserirono nella spartizione delle medaglie vincendo 3 ori e altri 2 li vinse l’Ungheria. Per l’Italia lo spadista Giuseppe Delfino vinse l’oro nella gara individuale e in quella a squadre. Passando agli sport di squadra, nel calcio gli azzurri puntavano decisamente all’oro. La nazionale era allenata dal “paron” Nereo Rocco e aveva la sua stella nel giovane Gianni Rivera; dopo aver superato il Brasile nei quarti, in semifinale l’Italia affrontò la Jugoslavia: fu pareggio anche dopo i supplementari; allora si ricorreva al lancio della monetina: ci andò male, la Jugoslavia andò in finale e vinse l’oro sulla Danimarca. Nel torneo di basket sovietici e statunitensi dominarono i loro gironi imbattuti; in semifinale superarono Brasile e Porto Rico. In finale vinsero gli USA 73-59, terzo il Brasile, quarta l’Italia. La pallavolo, pur assai diffusa, non era ancora sport olimpico (inizierà a Tokio); il terzo sport di squadra delle Olimpiadi era la pallanuoto; il torneo si disputò con un girone all’italiana; gli azzurri vinsero tutte le partite tranne l’ultima con l’Ungheria, finita 3-3 ma con l’oro già matematico (nel “settebello” italiano il grande Eraldo Pizzo, allora ventenne). Nell’hockey su prato il Pakistan tolse per la prima volta l’oro ai maestri indiani, che si accontentarono dell’argento. L’undici settembre 1960 si conclusero le XVII Olimpiadi moderne e, come a Melbourne, i Sovietici superarono gli Usa nel medagliere finale. L’Italia con 13 ori e 36 medaglie si posizionò al 3° posto della classifica generale davanti alla Germania unificata e all’Australia. Due mesi dopo John Fitgerald Kennedy vinse, di pochissimo, le elezioni e divenne il 35° presidenti degli Stati Uniti.
Olimpiadi di Roma del 1960 (1)
Il 1960 in Italia era stato l’anno del governo Tambroni, delle lotte popolari e della strage di Reggio Emilia, cantata da Fausto Amodei. A gennaio era morto di malaria il “campionissimo” Fausto Coppi; a maggio nell’Unione Sovietica Leonid Breznev era salito al potere. Il 25 agosto, 5 giorni dopo l’inaugurazione dell’aeroporto intercontinentale Leonardo da Vinci di Fiumicino, iniziarono le Olimpiadi. L’assegnazione della XVII Olimpiade a Roma nel 1960 arrivò dopo 4 bocciature: la prima nel 1908 – a favore di Londra – la seconda nel 1924 – a favore di Parigi – la terza nel 1936 – a favore di Berlino – l’ultima nel 1944 (non disputata per la guerra) – ancora a favore di Londra. A Roma gareggiarono oltre 5.000 atleti di 84 nazioni. Parteciparono per la prima volta le nazioni dell’Africa liberate dal colonialismo, fu presente anche il Sudafrica razzista che 4 anni dopo sarebbe stato escluso. Gli atleti tedeschi, divisi dalla “guerra fredda“, parteciparono con un’unica squadra. Gli atleti cinesi protestarono durante la sfilata iniziale contro la partecipazione della Cina nazionalista. La RAI sei anni prima, nel 1954, aveva iniziato le sue trasmissioni; per le Olimpiadi produsse oltre 100 ore di trasmissione, nell’unico canale esistente, ritrasmettendole in tutta Europa e coprendo l’intero programma di gare. Il grande Adolfo Consolini, medaglia d’oro nel disco 12 anni prima a Londra, lesse il giuramento e partecipò, a 43 anni, alla sua quarta olimpiade. Nell’atletica leggera, la regina delle Olimpiadi, USA e URSS si divisero l’egemonia sportiva. In campo maschile andarono 9 ori su 24 agli Usa e 5 all’Urss, in campo femminile 6 ori su 10 alle sovietiche. Nelle gare veloci, gli statunitensi persero l’oro, dopo 30 anni, sia nei 100 che nei 200 m. Sui 100 metri vinse il tedesco Armin Hary con 10’’32; nella distanza doppia vinse il torinese Livio Berruti (nella foto) che, a 21 anni, eguagliò il record mondiale con 20’’62; dagli 800 ai 5000 vi fu una tripletta australiana; nel salto in alto vinse l’argento il sovietico Valeri Brumel, il più grande saltatore di tuti i tempi con la tecnica ventrale; nella velocità femminile la stella fu la statunitense nera Wilma Rudolph che vinse tre ori: nei 100, nei 200 e nella staffetta veloce. L’ultimo grande protagonista dell’atletica fu Abebe Bikila, lo sconosciuto soldato etiopico che vinse, a piedi nudi, la maratona in notturna con il nuovo record del mondo. Nell’altro grande sport delle Olimpiadi, la ginnastica, l’URSS fece terra bruciata, vincendo 15 medaglie su 16 in campo femminile. La migliore fu ancora Larissa Latynina che vinse 6 medaglie, di cui 3 d’oro, come a Melbourne, salendo sul podio in tutte le gare a cui partecipò. In campo maschile il consueto dominio dello squadrone sovietico fu contrastato efficacemente solo dai ginnasti giapponesi, che riuscirono a vincere 4 ori, tra cui il primo di cinque ori olimpici consecutivi nel concorso a squadre. Il ginnasta di Roma fu, però, un sovietico: Boris Shakhlin, capace di salire sul podio in 7 occasioni su 8 e di vincere 4 ori. (segue)
Geni e ambiente
Una domanda che tutti dovremmo farci è questa: come si spiega la conclamata uguaglianza delle nostre società con la constatazione delle grandi disuguaglianze esistenti? Secondo il biologo statunitense Richard Lewontin questa contraddizione si presta a due tipi di risposte. Risposta A: la disuguaglianza nella nostra società è strutturale: i grandi sconvolgimenti degli ultimi secoli – dalla Rivoluzione Francese in poi – sono stati sostanzialmente un trucco per sostituire i vecchi regimi aristocratici con altri ugualmente basati sulla ricchezza ed il privilegio. Risposta B: l’uguaglianza moderna andrebbe intesa come “uguaglianza di opportunità”, una specie di “gara podistica” in cui oggi finalmente tutti partirebbero dalla stessa linea di partenza avendo le stesse possibilità di arrivare primi. Se ciò è vero, pertanto, chi resta indietro nelle nostre società dovrebbe questo risultato a carenze innate, ovvero a una sorta di “sfortuna biologica”, legata ai geni poco “validi” trasmessi dai genitori. In generale, però, osserviamo ben altro. I bambini, nelle nostre società, infatti, sembrano acquisire, più dei geni, la posizione sociale dei loro genitori e tutto questo non ha alcuna seria spiegazione biologica. Per un semplice motivo. Perché noi non siamo “determinati” dai nostri geni, anche se certamente siamo influenzati da essi. Lo sviluppo di un organismo, infatti – sostiene Lewontin – dipende non solo dai materiali ereditati dai genitori – cioè i geni e le altre sostanze presenti nello sperma e nell’uovo – ma anche dalla particolare temperatura, umidità, alimentazione, dagli odori, dalle immagini, dai suoni (compresa ciò che chiamiamo educazione) che interferiscono con il nostro organismo in crescita. Naturalmente la differenza tra leoni e agnelli è quasi completamente una conseguenza della differenza genetica tra di essi – conclude Lewontin – ma le variazioni tra individui all’interno della stessa specie sono una particolare conseguenza della costante interazione tra geni ed ambiente di sviluppo, più un terzo fattore che possiamo chiamare il “rumore dello sviluppo”, ossia la variazione “casuale” nella crescita. Tutte le teorie basate sul determinismo genetico, una delle principali forme di riduzionismo della scienza attuale, oltre ad essere prive di qualsiasi riscontro scientifico, rappresentano la base pseudoscientifica del razzismo. I prossimi anni capiremo sempre meglio – con lo sviluppo dell’epigenetica – come i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica e lasceremo definitivamente ogni concezione deterministica, residuo dell’ingenuo – e pericoloso – positivismo ottocentesco. (2007)
Metabolismo di risparmio
Il “metabolismo di risparmio” è una condizione biologica che permette di sopravvivere in condizioni ambientali avverse, con scarsi apporti di energia. All’inizio degli anni ’60 il genetista James V. Neel aveva proposto l’ipotesi dei geni risparmiatori (“thrifty” genotype”) come possibile spiegazione della diffusione del diabete e dell’obesità. Corrette o meno, le ipotesi sui meccanismi di accumulo dell’energia cercano di spiegare l’adattamento dei nostri progenitori alla crisi alimentare del Quaternario.Il Neozoico o Quaternario è iniziato 1,2 milioni di anni fa: Homo erectus – che aveva sostituito l’Homo abilis – aveva ceduto il posto a Homo Sapiens in Africa e Nenaderthal in Europa e Asia; le 4 glaciazioni, intervallate da periodi interglaciali relativamente meno freddi, misero in crisi tutte le strategie alimentari sin qui adottate dai Sapiens e dai Neanderthal: la drammatica riduzione di vegetazione da frutto fu solo parzialmente compensata dall’estensione di praterie. La quota di carboidrati si ridusse ulteriormente, caccia e pesca divennero le attività prevalenti, ma esposero i gruppi umani ad una situazione di costante malnutrizione, che sarebbe cambiata solo con l’avvento dell’agricoltura. La dieta giornaliera in queste condizioni era molto diversa da quella attuale; le piante allora commestibili fornivano vitamine e sali minerali, ma poco sodio, carboidrati complessie emoltefibre: occorreva davvero poca insulina rispetto ai cibi raffinati e ricchi di zuccheri semplici di oggi. Anche il consumo di carne non comportava particolari problemi: gli animali selvatici che venivano cacciati avevano pochissimo grasso, prevalentemente di tipo poli-insaturo. Un’altra caratteristica dell’alimentazione del tempo era la necessità di mangiare grandi quantità di cibo, diversi chili di carne o etti di miele, una volta trovata una fonte alimentare ad alta energia o di alto valore proteico (gli insetti, ad esempio, con il loro 40{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} di proteine sono una vera “bomba proteica”). Dal punto di vista metabolico furono selezionati alcuni cambiamenti: – fu creata una via metabolica capace di trasformare le proteine in zucchero (glucosio), fino ad allora non necessaria per l’abbondanza di glucosio e la limitatezza delle proteine; – fu allestita un meccanismo di immagazzinamento dei grassi (lipidi); vista la loro scarsità, conveniva crearne delle scorte per le rare volte che si potevano mangiare cibi ricchi di grassi come fegato e cervello; – fu potenziata in generale l’attività dell’insulina, ormone prodotto dal pancreas, soprattutto nel favorire l’accumulo di grassi nel tessuto adiposo. Il risultato finale è stato il cosiddetto “metabolismo di risparmio” (o metabolismo frugale), ossia la selezione a livello genetico di meccanismi che erano assolutamente vantaggiosi per le disponibilità ambientali-alimentari del periodo. Dal Paleolitico le cose non cambiarono molto fino all’avvento dell’agricoltura, circa 11.000 anni fa in Mesopotamia, molto più tardi nel resto del mondo. La nascita dell’agricoltura degli ultimi 10-12.000 anni, comunque, non pose particolari problemi al “metabolismo di risparmio” delle popolazioni umane contadine: aumentarono i carboidrati complessi, ma proteine e grassi rimasero limitati per la maggior parte degli agricoltori. Le continue e ricorrenti carestie mantennero le preferenze alimentari per cibi “ricchi” di energia e proteine: carni grasse, alimenti molto conditi, cibi molto dolci. Riuscire ad immagazzinare “scorte” lipidiche divenne uno dei fattori di sopravvivenza (come testimonia la elevata frequenza di diabete in popolazioni esposte alle carestie, i nativi americani Navajo ma anche i Sardi). Solo negli ultimi anni (100-150 per alcune società occidentali, 50-60 per noi italiani, molto meno per altre) l’enorme disponibilità di alimenti ad alta energia e ad alto contenuto proteico e lipidico, con relativa scarsità di fibre, ha fatto letteralmente saltare un meccanismo perfetto per un paio di milioni di anni: il metabolismo di risparmio, nelle nuove condizioni ambientali, è diventato un formidabile produttore di malattie cronico-degenerative, come diabete, obesità, ipertensione, malattie cardio-vascolari, tumori. (2007)
Olimpiadi ieri e oggi
Le Olimpiadi, intese come evento sportivo moderno, hanno poco più di 100 anni, la loro prima edizione ufficiale risale, infatti, al 1896; la loro origine è però antichissima e risale ai tempi dell’antica Grecia, se ne parla già nell’Iliade e nell’Odissea. In tutto il mondo antico si praticavano diverse attività atletiche con almeno quattro finalità principali: religiose, educative, agonistiche (a volte in senso quasi moderno) e come forma di preparazione militare. Nell’antica Grecia lo sport divenne un fenomeno di larga diffusione e non mancavano professionismo e divismo egli atleti più famosi. Massimo momento di celebrazione dello sport, le Olimpiadi devono il loro nome al santuario di Olimpia nell’Elide; si svolsero per oltre dodici secoli, dalla prima edizione del 776 a.c. all’ultima del 393 d.c. Verso la fine del secolo, infatti, la Grecia passò sotto la dominazione romana e quindi sotto l’influenza della Chiesa Cattolica: le Olimpiadi vennero abolite dall’imperatore Teodosio I, in quanto ritenute riti pagani. I giochi olimpici erano dedicati agli dei greci e prevedevano, inizialmente, una sola gara, la corsa o stadion (da cui il termine moderno) a cui si aggiunsero nel corso degli anni altre discipline (la corsa dei carri e dei cavalli, il lancio del giavellotto e del disco, la lotta, il pugilato). Erano riservate solo ai Greci e solo agli uomini: le donne erano escluse da qualsiasi partecipazione. Le Olimpiadi erano caratterizzate da tre elementi fondamentali: la sospensione dei conflitti armati per tutta la durata dei giochi, il loro carattere sacro, l’esaltazione dell’aspetto competitivo. Le Olimpiadi moderne iniziano alla fine dell’ottocento, nel 1896, ad Atene. L’artefice della loro ripresa fu un nobile, il barone Pierre De Coubertin cui dobbiamo non solo il famoso motto olimpico Citius, altius, fortior (più veloce, più alto, più forte) ma anche una visione davvero moderna dello sport che stava per affermarsi: “Il ruolo dello sport – scriveva De Coubertin – sembra essere altrettanto importante e durevole nel mondo moderno come lo fu nel mondo antico: esso riappare però con caratteri nuovi: è internazionale e democratico, appropriato di conseguenza alle idee e ai bisogni del tempo presente. Ma oggi come un tempo la sua azione sarà utile o dannosa secondo il partito che se ne saprà trarre e secondo la direzione verso cui lo si indirizzerà”. Nelle ultime Olimpiadi – Pechino 2008 – si è molto parlato dei diritti umani, dimenticando, però, quello della parità tra i sessi. Ancora una volta a Pechino hanno partecipato alle Olimpiadi nazioni che non hanno incluso donne nelle loro squadre olimpiche. Alla vigilia dei Giochi l’associazione Atlanta Plus , che promuove la partecipazione delle donne alle Olimpiadi, aveva chiesto al Comitato Olimpico Internazionale di non ammettere i Paesi con squadre esclusivamente maschili. Ma la richiesta non è stata ascoltata. Qatar, Arabia Saudita, Isole Vergini, Liechtenstein, Aruba, Dominica, Kiribati, Kuwait, Antille Olandesi e Nauru, hanno portato a Pechino solo atleti uomini. (2008)
Interventismo medico e big-pharma
La spesa farmaceutica è in continuo aumento, ma i farmaci veramente efficaci che vengono immessi nel mercato sono sempre meno. Come si spiega questo paradosso? Recenti articoli apparsi sulla stampa internazionale hanno provato a far luce su questo apparente incongruenza. Il primo dato che balza agli occhi è l’enorme espansione dal marketing farmaceutico: oggi le multinazionali del farmaco investono dal 20 al 30{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} del proprio capitale nella promozione dei loro prodotti, quasi il doppio di quanto spendono per la ricerca di nuove molecole. La pubblicità diretta al consumatore è consentita solo negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, ma le industrie farmaceutiche riescono, comunque, a influenzare sia i medici sia l’opinione pubblica grazie a campagne di stampa mirate su alcune condizioni patologiche. I medici, inoltre, tra visite dei rappresentanti farmaceutici, regali e omaggi delle aziende farmaceutiche, sponsorizzazioni per corsi e congressi, sono letteralmente bombardati da inviti a prescrivere questo o quel farmaco. Una ricerca inglese ha calcolato che più della metà delle visite mediche di quel Paese si conclude con la prescrizione di uno o più farmaci. In Italia la situazione non dovrebbe essere molto diversa. Lo studio inglese sottolinea come i medici, nei 10-15 minuti scarsi a disposizione per una visita di medicina generale, si trovino spesso in una situazione di scelta conflittuale: o il rischio potenziale di effettuare un atto medico – con conseguente prescrizione di farmaci – su un individuo sano o quello di non intervenire in un paziente realmente malato. In genere i medici preferiscono correre il primo rischio, cioè un atteggiamento che i ricercatori definiscono di interventismo medico che li porta, in situazioni di incertezza, a fare comunque qualcosa piuttosto che rimandare l’intervento ad una valutazione più precisa. Questo atteggiamento poggia su una generale sottovalutazione dei rischi legati all’uso dei farmaci, a sua volta legata ad una scarsa conoscenza delle reazioni avverse (effetti collaterali) che molti preparati hanno, soprattutto quando vengono assunti per periodi di tempo prolungati. L’interventismo medico è un fenomeno in forte espansione sia per l’ingresso nel mercato di un numero sempre maggiore di medicinali sia, soprattutto, per il diffondersi di una cultura in cui i farmaci vengono visti come la soluzione ad ogni problema, medico e non. L’invito degli autori dello studio, ampiamente sottoscrivibile, è a non medicalizzare ogni aspetto della vita ed a utilizzare i farmaci con cautela e buon senso. (4-2010)
Sali minerali e salute
I sali minerali più importanti per il nostro organismo– a qualsiasi età – sono il calcio, il fosforo, il ferro, il magnesio, lo zinco e il sodio. Il calcio della dieta e il suo assorbimento diminuiscono con l’età; oltre che nel metabolismo dei tessuti ossei, il calcio è importante per la coagulazione del sangue, nell’attività del cuore e del sistema nervoso; la carenza di vitamina D – per ridotta esposizione alla luce del sole – determina osteoporosi; la vitamina D favorisce l’assorbimento del calcio a livello intestinale, aiuta la fissazione di questo nei tessuti e regola il livello di calcemia nel sangue. Se il latte risulta difficilmente tollerabile, si può utilizzare lo yogurt e i formaggi; l’acqua del rubinetto è una buona fonte di calcio e magnesio. Il fosforo svolge un ruolo fondamentale nel nostro organismo, sia per la funzioni delle cellule, sia per le funzioni extracellulari, intervenendo nella mineralizzazione dell’osso: il suo metabolismo è associato a quello del calcio. Le fonti alimentari di fosforo sono tantissime, ed è molto difficile che si instauri una carenza; il fosforo viene assorbito sotto forma di fosfati e può essere carente o per errate abitudini alimentari o per ridotto assorbimento intestinale. Si trova quasi in tutti gli alimenti, in particolare nel latte ed i suoi derivati, nella carne, nella frutta secca e nei legumi. Il ferro è fondamentale per la vita: trasporta l’ossigeno nel sangue e interviene nel suo deposito nei muscoli; serve per l’attività respiratoria e per la replicazione della cellula, per costruire la struttura di tessuti e organi. In eccesso, il ferro è tossico e può essere mortale. Qualsiasi essere vivente, dal batterio all’uomo ha sviluppato sistemi più o meno raffinati per catturare il ferro dal mondo esterno e utilizzarlo, trasportandolo e tenendolo depositato in una forma non tossica. La carenza di ferro è quasi sempre legata a problemi nell’assorbimento o alla riduzione dei cibi che lo contengono (carne, pesce, legumi); la sua mancanza può dare anemia. Il magnesio aiuta le cellule muscolari a rilassarsi, incluse quelle del cuore. Una carenza di magnesio è stata collegata a malattie cardiache, battito irregolare e palpitazioni. Il magnesio è ampiamente diffuso negli alimenti, in particolare nei vegetali (ortaggi a foglia verde), nella frutta secca (mandorle, noci), nei pesci di mare (aringa, merluzzo) e d’acqua dolce (carpa). Un’alimentazione bilanciata apporta normalmente una quota sufficiente di tale elemento. Lo zinco si trova, soprattutto, nelle carni e svolge diverse funzioni: stabilizza le membrane delle cellule, si oppone ai radicali liberi, entra nella sintesi di proteine e acidi nucleici; la carenza di zinco si riflette soprattutto nel fegato, nell’intestino e nei reni. Per tutti questi minerali l’alimentazione mediterranea fornisce ampiamente i quantitativi raccomandati; sembra del tutto inutile, pertanto, ricorrere all’integrazione dei singoli costituenti con prodotti in vendita nelle farmacie (integratori). Uno dei pochi minerali di cui non rischiamo, in genere, la carenza è il sodio. Il cloruro di sodio – formula chimica del comune sale da cucina – non dovrebbe superare gli 8 grammi quotidiani: con troppo sale si rischiano ipertensione e ritenzione idrica. Per mantenersi nei limiti consigliati è bene ridurre al minimo tutti i prodotti da forno e il cosiddetto cibo-spazzatura (patatine, snack, merendine), limitare salumi e formaggi e scegliere un buon pane con poco sale. (2010)
Preservativi, diaframmi e spirali
Il preservativo, o profilattico o condom, il diaframma e la spirale intrauterina sono i più diffusi metodi contraccettivi di tipo meccanico. L’uso del preservativo è un metodo contraccettivo che dà una buona sicurezza, oltre ad essere estremamente utile per limitare le malattie sessualmente trasmesse. Preservativi di budello – di agnello o di maiale – erano già usati dai legionari romani, mentre un antenato del preservativo, fatto con carta di seta oleata, è documentato nella Cina nel XV secolo. Dopo svariati tentativi – più o meno riusciti – di realizzare uno strumento che evitasse gravidanze indesiderate e proteggesse dalla sifilide, grazie al procedimento di vulcanizzazione della gomma del chimico Charles Goodyear nel 1855 fa la sua comparsa il primo profilattico di gomma, riutilizzabile ed economico. L’ultimo e definitivo miglioramento arriva nel 1912, quando il lattice – prodotto molto economico – si afferma come materiale privilegiato dai produttori di tutto il mondo; negli anni successivi i preservativi diventano più sottili e viene aggiunto un serbatoio sulla punta, per evitare fuoriuscite o eventuali rotture. In Italia, dal 2007 al 2016 le vendite di preservativi sono in calo e, rispetto agli altri Paesi europei, siamo agli ultimi posti. Il diaframma è un mezzo contraccettivo meccanico, utilizzato da quasi 100 anni. Inventato nel 1880 in Olanda, 50 anni dopo l’invenzione dei primi cappucci cervicali tedeschi. Si tratta di un cappuccio di gomma sostenuto da un anello di metallo da applicare sul fondo della vagina per impedire il passaggio degli spermatozoi nel collo dell’utero. Ha un margine di insicurezza intorno al 10{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}, che può variare a seconda del rapporto che le donne hanno il loro corpo. Va sempre usato insieme ad una crema spermicida e deve essere messo prima del rapporto per rimanervi poi le sei ore successive. Rispetto al preservativo, non assicura la stessa garanzia di protezione dalle gravidanze né dalla trasmissione delle malattie sessualmente trasmesse. Per questi due motivi, in Italia il diaframma è sempre meno utilizzato. La spirale intrauterina è conosciuta con diversi nomi: IUD (Intra Uterine Device), IUS (sistema intrauterino) o IUC (contraccettivo intrauterino); si tratta di un dispositivo solitamente di plastica – con un filamento di rame o con un sistema di rilascio di progesterone – che viene messo nell’utero durante una visita ginecologica e va periodicamente controllato; pur essendo un metodo molto sicuro, non è indicata per le adolescenti e per le donne che non hanno ancora avuto figli (nullipare). In Italia è poco diffusa, solo 15 ginecologi su 100 la consigliano. (2016)
OGM in crisi
Si definisce con il termine OGM, organismo geneticamente modificato, un virus, un batterio, un fungo, una animale o una pianta “il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale” (Art. 2, Direttiva 2001/18/CE). La storia degli OGM ha oltre 40 anni; nel 1968 il microbiologo svizzero W. Arber scopre gli enzimi di restrizione, molecole batteriche in grado di individuare e tagliare pezzi di DNA. Con queste forbici molecolari è possibile tagliare e cucire il DNA e i geni, permettendo sia il passaggio di geni all’interno di uno stesso organismo (cis-genesi) sia il mescolamento dei patrimoni genetici di specie diverse fra loro (trans-genesi). Lo sviluppo delle tecniche di bioingegneria per gli OGM si svolge a partire dagli anni ’70, con la clonazione di un gene di rana all’interno del batterio Escherichia coli e con la produzione, sempre attraverso Escherichia coli, dei primi due farmaci biotecnologici, la somatostatina e l’insulina (1977-1978). L’insulina ottenuta con l’ingegneria genetica entra in commercio nel 1981; l’anno prima la Corte Federale degli USA aveva concesso il diritto di brevetto su di un essere vivente (un batterio), aprendo la strada alle multinazionali biotech di ottenere i brevetti su tutta la materia vivente, comprese la parti del corpo umano e di trasformarla in una merce da cui ricavare profitti. Gli OGM iniziano a diffondersi e lo sfruttamento economico dei brevetti garantisce grandi ricavi alle multinazionali biotech. Negli anni ’90 vengono commercializzati negli Stati Uniti i primi pomodori GM, (Flavr Savr della multinazionale Calgene) con il DNA modificato per bloccare il processo di maturazione e decomposizione e prolungarne la durata dopo la raccolta. Intanto l’industria biotecnologica convince i governi di USA, Canada, Argentina, Messico, Australia e Cina a iniziare la coltivazione dei semi GM di soia, mais, colza e cotone, le 4 più importanti piante GM. La promessa è che la biotecnologia in agricoltura aumenterà la produzione, darà maggiori guadagni e comporterà un minor impiego di prodotti chimici. L’altra grande battaglia pubblicitaria delle aziende biotech è sul versante della fame nel mondo; la Monsanto invia ai Paesi in via di sviluppo un manifesto in cui si sostiene che gli OGM sono necessari per sfamare tutta la popolazione del futuro. Tutti i delegati africani – tranne quelli sudafricani – nel 1997 sottoscrivono una dichiarazione in cui si dichiara la tecnologia degli OGM “insicura, dannosa all’ambiente e che non reca alcun beneficio economico ai nostri Paesi” e si prevede che aziende come la Monsanto non solo non daranno più cibo agli africani, ma porteranno alla “distruzione del patrimonio culturale locale e dei sistemi per un’agricoltura sostenibile che i nostri contadini hanno sviluppato nei millenni e che hanno permesso la nostra sussistenza nel tempo”. Il rifiuto africano degli OGM a ben sperare per il futuro, così come il non decollo degli OGM in Europa. La multinazionale tedesca BASF ha dato in questi giorni l’annuncio ufficiale del suo abbandono delle colture di OGM in Europa. La patata GM Amflora, resistente agli antibiotici e più ricca di amidi, si è rivelata un investimento fallimentare nei 3 Paesi europei che ne avevano permesso la coltivazione. Il fronte del no agli OGM e alle aziende private che li producono è sempre più forte in Europa e fuori dall’Europa: l’anno scorso l’India ha respinto l’autorizzazione della melanzana GM e la Cina ha sospeso la commercializzazione di riso GM. Oggi, oltre il 90{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} degli colture di OGM a uso alimentare è presente in soli quattro Paesi del continente americano. Il motivo è semplice: queste colture non risolvono nessuno dei problemi dell’attuale gravissima crisi del settore agro-alimentare. Le colture sono sempre più vulnerabili, i prodotti finali dell’agricoltura sono sempre meno sicuri e salutari, poche imprese multinazionali detengono il controllo della sovranità alimentare di milioni di persone, l’occupazione e il reddito agricolo continuano a diminuire. Gli OGM sembrano l’ultima trovata del complesso agro-industriale che ha creato la crisi: fidarsi di Monsanto e delle altre grandi multinazionali del settore è come affidarsi alle cure di chi ci ha provocato la malattia. (3-2010)