Interventismo medico e big-pharma

Interventismo medico e big-pharma

La spesa farmaceutica è in continuo aumento, ma i farmaci veramente efficaci che vengono immessi nel mercato sono sempre meno. Come si spiega questo paradosso? Recenti articoli apparsi sulla stampa internazionale hanno provato a far luce su questo apparente incongruenza. Il primo dato che balza agli occhi è l’enorme espansione dal marketing farmaceutico: oggi le multinazionali del farmaco investono dal 20 al 30{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} del proprio capitale nella promozione dei loro prodotti, quasi il doppio di quanto spendono per la ricerca di nuove molecole.

La pubblicità diretta al consumatore è consentita solo negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, ma le industrie farmaceutiche riescono, comunque, a influenzare sia i medici sia l’opinione pubblica grazie a campagne di stampa mirate su alcune condizioni patologiche. I medici, inoltre, tra visite dei rappresentanti farmaceutici, regali e omaggi delle aziende farmaceutiche, sponsorizzazioni per corsi e congressi, sono letteralmente bombardati da inviti a prescrivere questo o quel farmaco.

Una ricerca inglese ha calcolato che più della metà delle visite mediche di quel Paese si conclude con la prescrizione di uno o più farmaci. In Italia la situazione non dovrebbe essere molto diversa. Lo studio inglese sottolinea come i medici, nei 10-15 minuti scarsi a disposizione per una visita di medicina generale, si trovino spesso in una situazione di scelta conflittuale: o il rischio potenziale di effettuare un atto medico – con conseguente prescrizione di farmaci – su un individuo sano o quello di non intervenire in un paziente realmente malato. In genere i medici preferiscono correre il primo rischio, cioè un atteggiamento che i ricercatori definiscono di interventismo medico che li porta, in situazioni di incertezza, a fare comunque qualcosa piuttosto che rimandare l’intervento ad una valutazione più precisa. Questo atteggiamento poggia su una generale sottovalutazione dei rischi legati all’uso dei farmaci, a sua volta legata ad una scarsa conoscenza delle reazioni avverse (effetti collaterali) che molti preparati hanno, soprattutto quando vengono assunti per periodi di tempo prolungati.

L’interventismo medico è un fenomeno in forte espansione sia per l’ingresso nel mercato di un numero sempre maggiore di medicinali sia, soprattutto, per il diffondersi di una cultura in cui i farmaci vengono visti come la soluzione ad ogni problema, medico e non. L’invito degli autori dello studio, ampiamente sottoscrivibile, è a non medicalizzare ogni aspetto della vita ed a utilizzare i farmaci con cautela e buon senso. (4-2010)

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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