Seconda solo all’acqua per diffusione mondiale, il tè è una delle bevande più ricche di storia che l’umanità abbia mai conosciuto. Nasce dalle foglie di un’unica pianta, la Camellia sinensis, un arbusto sempreverde che cresce nei climi umidi dell’Asia orientale e dal quale, attraverso differenti tecniche di lavorazione, prendono vita tutte le varietà che conosciamo: dai tè verdi più delicati ai tè neri più corposi, passando per tè bianchi, oolong, gialli e pu-erh. Le origini del tè sono avvolte nella leggenda e affondano in un passato lontanissimo. Sebbene le prime testimonianze scritte sul suo consumo risalgano al III secolo d.C., la tradizione cinese parla di una scoperta avvenuta oltre 5.000 anni fa. In quei tempi remoti, il tè non si beveva: le foglie erano utilizzate come medicamento, per alleviare dolori e infiammazioni. Solo più tardi si iniziò a lavorarle ed essiccarle, ottenendo dei panetti solidi da sbriciolare e far bollire in acqua insieme a sale, spezie, agrumi o, in alcune regioni, persino cipolle. Durante le dinastie Tang e Song il tè divenne un simbolo di raffinatezza e un prezioso bene economico: parte del tesoro imperiale, mezzo di pagamento nelle transazioni con i popoli del Nord, persino monopolio di Stato. In quest’epoca le foglie venivano ridotte in una polvere sottile e mescolate nell’acqua calda con un frustino di bambù, in una pratica che avrebbe ispirato la cerimonia del tè giapponese. Con la dinastia Ming, nel XIV secolo, la preparazione si semplificò e divenne molto simile a quella attuale: foglie essiccate lasciate in infusione in acqua calda per pochi minuti. L’arrivo del tè in Europa avvenne nel ‘600 grazie ai commerci portoghesi, ma fu Londra la prima città ad avere locali dove consumarlo. La bevanda ebbe successo e la Compagnia Inglese delle Indie Orientali cominciò a importarlo in grandi quantità, trasformando il tè in un simbolo dell’Impero britannico. Nel XIX secolo, con l’introduzione delle coltivazioni in India da parte degli inglesi, nacquero alcune delle varietà più apprezzate al mondo, come il pregiato Darjeeling e l’aromatico Earl Grey. Oltre alla sua storia, ciò che rende il tè una bevanda unica è la ricchezza dei composti bioattivi presenti nelle sue foglie. La caffeina è responsabile dell’effetto stimolante; la teanina produce invece un effetto calmante e favorisce la concentrazione, modulando l’impatto della caffeina. Catechine e altri polifenoli, abbondanti nel tè verde e in quello bianco, hanno un’importante azione antiossidante; teobromina e teofillina sono alcaloidi stimolanti. Il modo in cui il tè viene preparato modifica significativamente sia il suo sapore sia i suoi effetti. Nell’infusione breve, di circa 2 minuti, si estrae principalmente la caffeina; nell’infusione lunga, invece, si estraggono di più i tannini, che legandosi alla caffeina ne attenuano l’azione stimolante e rendono il gusto più amaro e astringente. Dal punto di vista psicoattivo diversi studi clinici hanno dimostrato che il tè migliora la concentrazione prolungata, la vigilanza, i riflessi. Pur essendo una bevanda sicura, il tè richiede alcune attenzioni. Un consumo eccessivo, superiore alle 6 o 8 tazze al giorno, può dare insonnia, irritabilità, tachicardia e disturbi gastrointestinali. I tannini, inoltre, possono interferire con l’assorbimento del ferro. Nei bambini il tè non è raccomandato sotto i 5 anni e va limitato durante l’età scolare. In gravidanza, come per tutte le fonti di caffeina, non bisogna superare i 200 mg al giorno. Negli ultimi vent’anni il tè è stato oggetto di numerosi studi di popolazione che hanno analizzato i suoi effetti sulla salute a lungo termine. I risultati più solidi riguardano l’apparato cardiovascolare: in ampie popolazioni asiatiche, il consumo regolare è associato a una riduzione della mortalità cardiovascolare e del rischio di ictus. Per quanto riguarda il metabolismo glucidico diverse ricerche suggeriscono una modesta riduzione del rischio di diabete di tipo 2 nei consumatori abituali di tè verde, probabilmente grazie all’azione delle catechine sulla sensibilità insulinica. Alcuni grandi studi osservazionali, infine, come la China Kadoorie Biobank, indicano inoltre un’associazione tra consumo quotidiano di tè e una maggiore longevità. In definitiva, il tè è una bevanda che unisce tradizione, piacere e diversi di composti naturali di grande interesse scientifico. (nella foto Natura morta con tazze da tè di Pieter Gerritsz Van Roestraeten, 1685)
Cibo e bambini: il decalogo dei pediatri
La salute si costruisce anche e soprattutto con le scelte alimentari, sin dai primi mesi di vita. Per questo, la Federazione Italiana Medici Pediatri ha preparato un decalogo nutrizionale per la salute del bambino per insegnare a genitori e bambini le regole fondamentali di una sana alimentazione. I primi tre consigli riguardano il primo anno di vita. Si inizia con l’allattamento al seno che dovrebbe essere, se possibile, esclusivo per i primi sei mesi; è un processo naturale e protegge dalle malattie infettive, soprattutto gastrointestinali e respiratorie, e da obesità e diabete. Dopo i sei mesi, si dovrebbe passare alla cosìddetta alimentazione complementare, o svezzamento, nella quale il latte non viene eliminato completamente e si fornisce al bambino quantità adeguate di proteine, grassi, zuccheri, fibre, vitamine e sali minerali. I pediatri sconsigliano il latte vaccino nel primo anno di vita, per il suo eccessivo contenuto proteico (4 volte quello del latte materno), facendo aumentare il rischio di sovrappeso e obesità; conviene continuare con il latte materno, o eventualmente con i latti formulati. Seguono 5 consigli validi per tutto lo sviluppo e la vita adulta. Niente bevande zuccherate: lo zucchero non serve al bambino e può predisporre a sovrappeso e obesità; secondo l’American Hearth Association non va introdotto prima dei due anni di vita; no, dunque, a dolci e succhi di frutta (in particolare con zuccheri aggiunti). Niente sale aggiunto ai cibi, perché abituarli fin da piccoli ai gusti salati non è salutare. No zucchero, no sale, sì invece a frutta e verdura di stagione, fonti naturali di vitamine, sali minerali e, soprattutto, fibre (fondamentali per la salute dell’intestino). Si raccomanda, inoltre, di non esagerare con le proteine animali, dato che nei Paesi occidentali il rischio è che i bambini ne mangino troppe. Per quanto riguarda i grassi i bambini ne possono con tranquillità, avendone un fabbisogno maggiore rispetto agli adulti, ma devono essere di buona qualità come (olio extra vergine d’oliva, frutta secca, pesce, ricco di omega-3); vanno, invece, limitati i grassi di carne e affettati, formaggi e latticini, evitando quelli di creme spalmabili e dolci confezionati. Gli ultimi due consigli si riferiscono al modo in cui nelle famiglie si mangia. Bisognerebbe evitare di considerare il cibo una ricompensa o una punizione; i bambini andrebbero incoraggiati ad assaggiare piatti sani ed equilibrati, senza costringerli a mangiarli se non ne hanno voglia. Infine, non andrebbe mai saltata la colazione, un pasto fondamentale, dopo il digiuno notturno, per evitare squilibri metabolici durante la giornata. L’undicesimo consiglio è un invito a ritrovarsi attorno al tavolo tutti insieme almeno una volta nella giornata, come momento conviviale e di relazione. I ricercatori della University of South Australia hanno recentemente passato in rassegna una serie di studi sui comportamenti alimentari dei bambini e ne hanno ricavato 7 consigli per le famiglie riunite a tavola. Eccoli. Dare il buon esempio sulle regole alimentari che si stabiliscono. Cercare, per quanto possibile, che gli orari dei pasti siano sempre gli stessi. A tavola evitare liti e conflitti e spegnere televisore e altri schermi. Coinvolgere i bambini nella scelta dei piatti e nella loro preparazione. Gli ultimi due sono i più importanti e sono gli stessi del decalogo dei pediatri: non usare il cibo per premiare o punire i bambini, ricordarsi che per insegnare ai nostri bambini una buona alimentazione dobbiamo mangiare insieme a loro dando il buon esempio. (nella foto “L’età dell’oro” di Leon Frederic, 1901)
Trenta anni di Scuolambiente
Quasi 12 anni fa Beatrice Cantieri entrò nel mio studio: cercava un esperto per andare nelle scuole a parlare di ecologia, salute e alimentazione. Ero interessato? Presi qualche giorno per rispondere e poi accettai, soprattutto per due (buoni) motivi. Il primo motivo è l’importanza assoluta della formazione delle nuove generazioni: a loro spetterà rimediare ai danni all’ecosistema terrestre dei nostri modelli industriali, energetici e agricoli insostenibili. Il secondo motivo è biografico; Scuolambiente mi permetteva di riprendere la mia attività di ambientalista, portata avanti molti anni prima con Medicina Democratica. E così nell’ottobre 2010 mi presentai nelle scuole con il primo corso in power-point dal titolo L’ecologia siamo noi; affrontavo con gli studenti delle Medie e delle Superiori temi legati all’agricoltura ecologica, all’acqua e allo spreco idrico, al trasporto sostenibile, al riciclo della carta e alla raccolta differenziata dei rifiuti, all’alimentazione mediterranea e all’importanza dei prodotti sfusi, all’inquinamento dei mari e allo spreco energetico. Da allora 11 anni di interventi nelle scuole di ogni grado con decine di corsi sull’acqua bene comune, sull’energia pulita, sull’inquinamento degli oceani e sulla pesca industriale che sta spopolando i mari, sui rifiuti da ridurre (vedi foto) e sull’importanza del riciclo. L’estate 2019 – insieme a Beatrice – abbiamo pensato di dare un seguito al Festival contro il Razzismo, di cui entrambi eravamo stati organizzatori e protagonisti, con l’elaborazione di un corso dedicato alla lotta al razzismo nella scuola: nasceva così Razzista sarà lei, che ho portato nelle scuole fino ai primi di marzo del 2020, quando la pandemia ha fatto chiudere le scuole a ogni intervento esterno. Oltre alle decine di corsi nelle scuole di Cerveteri, Ladispoli, Civitavecchia e altri comuni del territorio, ho partecipato a molti incontri e conferenze organizzati da Scuolambiente nel territorio. Tra i corsi degli ultimi anni ricordo quelli legati alle scelte alimentari e al loro impatto sull’ambiente e sulla salute umana: Una dieta per il pianeta, Girovagando nel territorio, Il mare nel piatto; con gli studenti delle Superiori abbiamo spesso parato di come il cibo e possa essere un forte strumento di integrazione, mettendo a confronto i modelli alimentari del passato e quelli attuali, senza trascurare l’enorme impatto sugli adolescenti della pubblicitàingannevole, dei messaggi fuorvianti delle diete lampo e del cibo-spazzatura. Il futuro di Scuolambiente? Altri 30 anni di difesa dell’ambiente, educazione al cibo sano e sostenibile e lotta a ogni forma di discriminazione e razzismo (ottobre 2021). P.S: Scuolambiente è nata nel 1991 come sezione di Legambiente per protestare contro la discarica di Cupinoro, tra Cerveteri e Bracciano; negli anni successivi si è battuta contro la centrale a carbone ENEL di Civitavecchia, per il referendum contro la trivellazioni petrolifere e per tutte le più importanti battaglie in difesa dell’ambiente; dal 1997 con il “progetto Chernobyl” organizza periodi di soggiorno in Italia per bambini bielorussi dai 7 ai 13 anni con problematiche sanitarie e socioeconomiche.
Sanità pubblica e vaccini per Gino Strada
Il 13 agosto è morto Gino Strada, fondatore di Emergency e strenuo oppositore di ogni guerra. Per Gad Lerner ha rappresentato “la Milano migliore, il Sessantotto migliore, la dimostrazione che l’utopia non è ingenuità ma fede creatrice”. Io lo vorrei ricordare con gli ultimi importanti interventi che ha fatto questo inverno sul tema dei vaccini e della sanità pubblica. “All’inizio di febbraio nel mondo erano stati vaccinati 108 milioni di persone; tra i Paesi più poveri soltanto la Guinea è riuscita a dare il via alle vaccinazioni per 55 abitanti. I nostri piani vaccinali si propongono di raggiungere un’immunità significativa entro il 2021, i Paesi poveri arriveranno allo stesso traguardo non prima del 2023”. “La straordinaria mobilitazione della comunità scientifica internazionale ha portato alla messa a punto di alcuni vaccini contro il Sars-CoV-2 in tempi incredibilmente brevi. Sono il frutto di un enorme investimento di denaro, grazie anche a oltre 100 miliardi di dollari forniti dai governi”. “Le nazioni ricche, dove risiede il 14{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} della popolazione mondiale, hanno finora opzionato il 53{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} dei vaccini più promettenti: Moderna e Pfizer-BioNTech. Nei Paesi in via di sviluppo si parla di dosi sufficienti a immunizzare al massimo il 18{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} della popolazione mondiale entro il 2022. Per descrivere questa situazione qualcuno ha parlato di nazionalismo vaccinale; l’economista indiana Jayati Gosh ha usato l’espressione apartheid vaccinale”. “Le norme sulla proprietà intellettuale garantiscono alle aziende farmaceutiche il monopolio della produzione e, di conseguenza, prezzi elevati: chi può pagare si aggiudica le dosi di cui ha bisogno mentre molti Paesi poveri non sono in grado neanche di entrare nella contrattazione. È chiaro che l’obiettivo delle grandi aziende farmaceutiche non sia il miglioramento della salute pubblica, ma il profitto dei propri azionisti. “Un’equa distribuzione di vaccini, però, è una questione di rispetto dei diritti umani e anche di lungimiranza. Se le vaccinazioni non procederanno speditamente e diffusamente ovunque, rischieremo che da qualche parte nel mondo si sviluppino altre mutazioni del virus che potrebbero rendere inefficaci i vaccini disponibili. Il prolungarsi dell’epidemia causerebbe altre centinaia di migliaia di morti, soprattutto tra i più poveri e i più vulnerabili”. “La People Vaccine Alliance e Nessun profitto sulla pandemia sono coalizioni di attivisti e di organizzazioni internazionali – tra cui Emergency – che si sono mobilitate per un equo accesso ai vaccini contro il Covid-19. Perché il vaccino sia disponibile per il maggior numero di persone è indispensabile aumentare la produzione e abbassare i prezzi: un risultato che potrebbe essere raggiunto se le regole che tutelano la proprietà intellettuale venissero – almeno temporaneamente – sospese o se le farmaceutiche concedessero licenze ad aziende terze”. “Oggi in Italia, secondo il CENSIS, 11 milioni di persone non si curano più come dovrebbero, perché non riescono a farcela economicamente, e il sistema sanitario è lì che si preoccupa del pareggio di bilancio. Nel decennio 2010-2019, al Sistema Sanitario Nazionale sono mancati circa 37 miliardi con un investimento che non recupera neanche l’inflazione. Oggi spendiamo in sanità circa 120 miliardi ogni anno, l’8,7{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} del PIL rispetto alla media europea del 9,9{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}”. “Ma di quale sanità hanno bisogno i cittadini? La risposta è semplice: una sanità pubblica, unica e non regionale, gratuita e di alta qualità. Quanto deve spendere lo Stato per realizzarla? Quanto serve: non un euro in più, non un euro in meno”. “Solo 9 miliardi dei 209 del Recovery Fund verranno usati per investimenti nel settore sanitario. Poco più del 4{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} per un settore fondamentale per la vita di tutti noi. Se neanche una pandemia epocale riesce a farci riorganizzare le nostre priorità, stiamo perdendo l’ultima occasione per riformare le basi della società in cui vogliamo vivere”.
Il socialismo di Cuba per Frei Betto
“Conosco in dettaglio la vita quotidiana a Cuba, comprese le difficoltà che affronta la popolazione, le sfide poste alla Rivoluzione, le critiche degli intellettuali e degli artisti. Ho visitato carceri, parlato con gli oppositori, convissuto con preti e laici cubani contrari al socialismo”. “Cuba affronta, in questo momento, una congiuntura estremamente difficile. Oltre all’embargo, criminale e genocida, imposto dalla Casa Bianca, si registra un declino dell’attività economica provocato dalla pandemia, soprattutto con il crollo del turismo che era una delle principali fonti di reddito del paese” “Pertanto, considero normale l’insoddisfazione di una parte della popolazione, dovuta soprattutto alla scarsità di certi prodotti della dieta alimentare Non a caso il presidente Diaz-Canel è andato in strada a dialogare con i manifestanti, riconoscendo che le loro rivendicazioni sono giuste”. “Gli Stati Uniti hanno sempre tentato di sabotare la Rivoluzione cubana, sia tramite l’embargo, che negli ultimi 60 anni ha provocato al paese un danno di 144 miliardi di dollari (5 miliardi dei quali durante la pandemia), sia attraverso la fallita invasione della Baía dei Porci e dei successivi attentati terroristici dentro e fuori l’isola”. “Fortunatamente, però, malgrado le difficoltà, la maggioranza della popolazione resta salda nella difesa del socialismo e della sovranità di Cuba”. “Con l’unificazione monetaria, si registra una crescita dell’inflazione come è avvenuto in Europa quando tutte le sue monete sono state unificate attorno all’euro. E questo, aggravato dalla pandemia, e considerando che Cuba importa più del 60{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} degli alimenti che consuma, crea molte difficoltà, soprattutto a fronte degli ostacoli che l’embargo impone alle importazioni e alle esportazioni dell’isola. Per finire, si assiste a una crisi energetica, che colpisce la produzione, le scuole e l’intera popolazione cubana”. “Per quanto riguarda la risposta del governo alle manifestazioni di protesta so che la polizia ha agito con rispetto nei riguardi dei manifestanti, procedendo ad arrestare solo quelli che hanno promosso atti di vandalismo, per esempio rompendo le vetrine dei negozi e danneggiando monumenti pubblici. Nulla di lontanamente paragonabile alla repressione a cui si assiste nelle cosiddette democrazie dell’America latina, come in Brasile e come in tanti altri paesi”. “A chi accusa Cuba di mancanza di democrazia dico che il ricambio elettorale non fa di per sé una democrazia. Brasile e India sono ritenuti paesi democratici, eppure sono un modello di miseria, esclusione e oppressione”. “Vivere in un paese socialista è come vivere in quelle micro società socialiste costituite da conventi e monasteri, dove vivo io. Bisogna pensare, in primo luogo, alla collettività. Nel caso di Cuba interviene la controrivoluzione finanziata dagli Stati uniti, le cui imprese e i cui milionari non si sono mai fatti una ragione, fino ad oggi, di aver perso i propri beni con il successo della Rivoluzione”. “Chi è ricco e va vivere a Cuba conoscerà l’inferno, non potendo permettersi tutti i lussi a cui è abituato né sfruttare il lavoro altrui. Chi appartiene alla classe media vivrà il purgatorio. Ma per chi è povero, senza casa e senza terra, sarà come andare in paradiso. Cuba assicura i tre diritti fondamentali dell’essere umano: cibo, educazione e assistenza sanitaria, oltre alla casa e al lavoro; inoltre, è l’unico paese latinoamericano che è riuscito, grazie al suo progresso scientifico, a creare due vaccini contro il Covid: Soberana 2 e Abdala. Tutti coloro che lottano per un mondo più giusto devono esprimere solidarietà nei confronti del popolo cubano”. (dall’intervista sul Manifesto del 20.07.2021 a Frei Betto, scrittore e teologo della liberazione brasiliano; nella foto il vaccino cubano Soberana)
Attività fisica e cancro, una prevenzione efficace
Ogni anno in Italia circa 400.000 persone ricevono una diagnosi di tumore e quasi 180.000 muoiono di cancro. Queste cifre fanno capire come – nonostante i notevoli progressi delle terapie – l’arma decisiva rimane la prevenzione, soprattutto attraverso una dieta sana e un’adeguata attività fisica. I dati disponibili ci dicono che almeno il 40{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} dei tumori è causato dagli stili di vita e dall’ambiente in cui viviamo; il 20-25{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} dei tumori dipende da un prolungato bilancio energetico positivo, legato a un’alimentazione eccessiva e squilibrata o a poco movimento (o spesso a entrambe le condizioni). Per ridurre l’insorgenza dei tumori l’OMS da molti anni raccomanda 30-60 minuti di attività moderata-intensa almeno 5 volte a settimana. Un meta-studio del National Cancer Institute statunitense (pubblicato nel 2016 sul JAMA Internal Medicine) ha esaminato 12 ricerche che hanno coinvolto 1,4 milioni di persone tra Europa e Stati Uniti dal 1987 al 2004, mettendo in correlazione il grado di attività fisica da loro riferito con l’incidenza di 26 tipi diversi di tumore. Per chi svolgeva una buona attività fisica ben 7 tumori hanno mostrato una minor incidenza di almeno il 20{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} (1 caso su 5): tumore dell’esofago, del fegato, del polmone, del rene, del cardias, dell’endometrio oltre alla leucemia mieloide; per altri 6 tipi di tumore la riduzione è stata minore, ma ancora molto significativa (tra il 17 e il 10{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}): mieloma, tumore del colon, della testa collo, del retto, della vescica e tumore alla mammella (in particolare nelle donne in menopausa). Va sottolineato che una riduzione del 20{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} dell’incidenza di un tumore corrisponde all’effetto terapeutico di molte terapie oncologiche. Il messaggio sembra chiaro: in termini di riduzione del rischio di malattie oncologiche, lo stile di vita può avere lo stesso impatto di alcune cure oggi disponibili. Perché il movimento aiuta a prevenire il cancro? Non abbiamo ancora risposte certe ma ipotesi da confermare nei prossimi anni. Innanzitutto, fare attività fisica in modo regolare influenza positivamente il sistema endocrino (la produzione di ormoni) e le difese immunitarie, entrambi coinvolti nella genesi di molti tumori. In secondo luogo l’attività motoria permette di ridurre il peso di chi ha chili di troppo e questo è un importante fattore protettivo, poichè molti tipi di cancro diventano più frequenti con l’aumento del peso. Il tumore dell’endometrio, ad esempio, ha un rischio di tre volte più alto nelle donne obese e del 50{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} in quelle sovrappeso, mentre nel tumore al seno la probabilità aumenta dell’8{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} nelle donne sovrappeso e del 13{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} in quelle obese. I benefici del movimento si estendono anche a chi ha già avuto la malattia; con una buona attività motoria il rischio che la malattia si ripresenti (recidive) scende quasi del 30{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}. Il movimento, inoltre, riduce la stanchezza cronica (effetto collaterale di chemio e radioterapia, detta anche fatigue), la nausea e gli stati di ansia, migliorando il tono dell’umore e l’autostima. Tutto ciò aiuta a comprendere quanto sia pericoloso per la salute pubblica avere un 34{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} di popolazione che non svolge alcuna attività fisica. L’American Cancer Society aggiornando le linee guida per la prevenzione oncologica, ha raddoppiato il tempo da dedicare al movimento, invitando gli adulti a praticare tra i 150 e i 300 minuti di attività fisica di moderata intensità o tra i 75 e i 150 minuti di attività fisica intensa a settimana. In conclusione, sarebbe ora di considerare la prescrizione del movimento come un vero e proprio farmaco (tra l’altro, senza effetti collaterali). Purtroppo in Italia soltanto 3 persone su 10 ricevono dal proprio medico il consiglio di praticare un’attività fisica. C’è, quindi, ancora tanto da fare perché esperienze come Pagaie Rosa (dal 2003 il primo equipaggio italiano di dragon boat composto da donne operate di tumore al seno) e Race for the Cure (dedicata alle donne che stanno affrontando o hanno affrontato il tumore del seno) si moltiplichino per dare un un forte messaggio sull’importanza della prevenzione alle 53.000 donne che in Italia ogni anno si confrontano con questa malattia (nella foto Ritratto della signora pinelli con la figlia di Antonio Mancini, 1911) (luglio 2021)
Il tempo dei tigli di Olga Tokarczuk
“La Strada maestra è fiancheggiata da tigli. Sono gli stessi che erano lì fin dall’inizio dei tempi e che vi rimarranno sino alla fine. Hanno tronchi massicci e radici che si insinuano nelle profondità della terra, dove incontrano le basi di tutto ciò che vive”. “D’inverno i loro rami possenti gettano ombre distinte sulla neve, segnando così le ore del breve giorno. In primavera i tigli mettono milioni di foglie verdi, che diffondono il sole sulla terra.”. “D’estate i loro fiori profumati attirano nugoli di insetti. In autunno, i tigli aggiungono un tocco di rosso e marrone a tutto il borgo”. “Come ogni pianta i tigli vivono in un sogno eterno, il cui inizio è racchiuso nel seme dell’albero. Il sogno non cresce, non si sviluppa insieme a esso, rimane immutato”. “Gli alberi sono imprigionati nello spazio, ma non nel tempo. A liberarli dal tempo è il loro sogno, che è eterno, non più animato da sensazioni, come quello degli animali, né visitato da immagini, come quello degli uomini”. “Gli alberi vivono attraverso la materia, attraverso il flusso degli umori che sgorgano dalla profondità della terra e il movimento delle foglie che seguono il sole”. “L’anima dell’albero si riposa dopo molte peregrinazioni. L’albero conosce il mondo solo grazie alla materia. Percepisce il temporale come un flusso di volta in volta caldo e freddo, pigro e violento. Quando si scatena, tutto il mondo diventa temporale”. “Durante l’avvicendarsi dei quattro periodi dell’anno, l’albero ignora l’esistenza del tempo e il susseguirsi delle stagioni. Per lui tutti e quattro i principi coesistono. L’inverno è parte dell’estate e l’autunno della primavera”. “Ciò che gli uomini chiamano la morte degli alberi non è altro che una temporanea distruzione del sogno, che li avvicina all’esistenza inquieta degli animali. Quanto più chiara e acuta è infatti la coscienza, tanto più essa è dominata dalla paura. Ma gli alberi non raggiungono mai il regno dell’irrequietezza, che è proprio degli animali e degli uomini”. “Quando un albero muore, il suo sogno privo di significati e sensazioni penetra in un’altra pianta. Perciò gli alberi non muoiono mai. L’ignoranza della loro stessa esistenza comporta la liberazione dal tempo e dalla morte”. (tratto dal libro “Nella quiete del tempo”- 1992, Bompiani – di Olga Tokarczuk, Premio Nobel per la Letteratura 2018; nella foto “Slitta sulla neve in una giornata di sole” di Peder Mørk Monsted, 1914 )
Ricordo di Marcello Buiatti
Qualche mese fa è morto nella sua Pisa Marcello Buiatti, grande figura di scienziato ambientalista. Laureato in scienze agrarie all’Università di Pisa, si era specializzato in genetica a Pavia ed era stato professore di genetica a Firenze dal 1978 al 2011, dove fu un punto di riferimento per intere generazioni di studenti, con la sua apertura mentale che gli permetteva di spaziare dalla genetica all’ecologia, dall’epigenetica alla botanica. Nel corso della sua lunga carriera di studioso era entrato in contatto con grandi figure scientifiche come il biofisico Adriano Buzzatti Traverso, il genetista di popolazioni Luca Cavalli Sforza e il biologo evoluzionista Michael Lerner. Era anche stato come agronomo nella Cuba di Fidel Castro. Più in generale Buiatti rientra a pieno titolo nel gruppo novecentesco della biologia evoluzionistica non dogmatica rappresentata da Joseph Needham, Conrad Waddington, Richard C. Lewontin, Richard Levins, Steven Rose, Stephen J. Gould ed Eva Jablonka. A loro – ed a tanti altri biologi – dobbiamo una visione del mondo vivente aperta, sistemica, non più centrata sul determinismo dei geni o sulla selezione. Buiatti era anche un grande conoscitore della storia della scienza, e della biologia in particolare. Intratteneva rapporti con il filologo marxista Sebastiano Timpanaro, con i filosofi della scienza della scuola di Ludovico Geymonat e con la scuola di filosofia della scienza romana. Insieme a Giulio Maccacaro, Marcello Cini, Laura Conte e Giorgio Nebbia aprì in Italia la strada all’ambientalismo scientifico, che trovò negli anni ’70 la sua massima espressione nella rivista Sapere. Ho avuto l’onore e il piacere di conoscere Marcello Buiatti qualche anno fa ad un convegno del Circolo Bateson di Roma (Umani e mondo vegetale: differenze e connessioni, 2016). Dopo la sua lectio magistralis sul mondo vegetale, mi sono trovato a tavola con lui per parlare di biologia e riduzionismo, di razzismo e del rapporto scienza-capitale. Grazie a quella conversazione informale ho definitivamente superato il retaggio universitario di una biologia basata sul dogma centrale “DNA-RNA-proteine” e ho avuto lo stimolo ad approfondire il ruolo dell’epigenetica in una lettura del mondo vivente come insieme di co-costruzioni reciproche tra organismi, microorganismi e ambiente. Un’altra suggestione di quell’incontro fu l’invito ad avvicinarsi al nuovo campo di ricerca Eco-Evo-Devo (Ecological Evolutionary Developmental biology), per comprendere gli stretti legami tra l’evoluzione e la genetica dello sviluppo alla luce dell’ecologia. Tra le sue tante pubblicazioni ricordo “Le frontiere della Genetica” (Editori Riuniti, 1984), “Le biotecnologie” (Il Mulino, 2001) e “Il benevolo disordine della vita” (Utet, 2004 ). In quest’ultimo lavoro con il suo linguaggio scientifico “chiaro, onesto e rigoroso” (come piaceva a Gould), Buiatti ci ha lasciato il messaggio fondamentale per continuare la vita sul pianeta: “senza diversità si muore“. (nella foto In peaceful fields di Andrei Mylinikov, 1950)
Cibo e COVID in estate
La seconda estate post pandemia da COVID è in arrivo. Molti si chiedono come e cosa mangiare nei mesi caldi per mantenersi in salute, con particolare riferimento alle difese immunitarie. E’ ormai un dato acquisito che la flora batterica intestinale – chiamata anche microbiota – ha un ruolo centrale nello sviluppo e nella modulazione del sistema immunitario, addestrandolo a riconoscere virus e batteri patogeni. Per la salute generale e per il benessere dell’intestino la prima cosa da fare nel periodo estivo è ridurre le calorie, dato che con il caldo si riduce anche il nostro metabolismo basale. Togliere 200-300 Kcal al giorno non è un’impresa difficile: basta aumentare le porzioni di verdure e frutta fresca, ridurre di poco i primi piatti e limitare dolci e prodotti da forno. Il secondo consiglio è quello di aumentare l’apporto di acqua. Dal litro e mezzo del periodo invernale-primaverile è bene passare ad almeno due litri di acqua, liscia e a temperatura ambiente. D’estate, inoltre, conviene limitare alcol e bevande zuccherate. Tutte le bevande alcoliche danno un’effimera sensazione di refrigerio, poiché in realtà dilatano i vasi sanguigni e aumentano la sudorazione peggiorando la nostra capacità di regolare la temperatura corporea; contrariamente a quanto molti pensano, inoltre, l’alcol rallenta sempre la digestione, perché il suo principale componente – l’etanolo – deve essere metabolizzato dal fegato. Anche le bibite zuccherate e gasate – molto utilizzate nel periodo estivo – sembrano ridurre la sete, ma si tratta di un’illusione: rientrano a tutti gli effetti nel cibo spazzatura, con i loro 40 grammi di zuccheri raffinati (8 cucchiaini) per lattina. Se vogliamo qualcosa di diverso dall’acqua, basta aggiungervi del limone o prepararci in casa tè o tisane da bere fresche. Il terzo consiglio è quello di fare una cucina più leggera. Il caldo e l’umidità dei mesi estivi spesso richiedono un discreto impegno al nostro organismo che non va, pertanto, sovraccaricato con la digestione di piatti troppo elaborati e pieni di condimenti. Come fare? Meno salse e meno sughi a base di carni grasse, diamo invece la preferenza a sughi a base di pomodoro fresco e verdure. Un’alternativa al primo piatto è quella di preparare piatti unici con abbondanti verdure di stagione, proteine di buona qualità (legumi freschi, carni magre, pescato o uova) e carboidrati (couscous, riso, pasta o pane integrale). Mangiare con meno calorie e cucine più leggere significa aumentare la spesa di prodotti freschi al mercato. Nei mesi più caldi, conviene dare molto spazio ai cibi vegetali per diverse ragioni. Per prima cosa, ci aiutano a raggiungere il fabbisogno idrico giornaliero, essendo l’acqua il loro principale costituente (in media 80-90%); con le verdure e la frutta, inoltre, si possono rimpiazzare i sali minerali persi col sudore; alcuni prodotti vegetali, infine, sono importanti come fonte del precursore della vitamina A: sia ortaggi e frutta di colore giallo, rosso e arancio sia zucchine, olio d’oliva e frutta secca contribuiscono all’assorbimento del betacarotene, utile a chi si espone al sole per lunghi periodi. In una fase di grande incertezza, legata alla pandemia, dono comparse molte notizie sui presunti benefici di alcune molecole, come vitamina D, vitamina C e quercetina. Non ci sono prove sufficienti al momento per immaginare un loro ruolo diretto contro il COVID, ma sul fatto che siano importanti per la salute generale non abbiamo dubbi. Invece di ricorrere ad inutili integratori alimentari, va ricordato che la dieta mediterranea, oltre a proteggere dalle principali malattie contemporanee, è una fonte generosa di tutte queste sostanze. Proviamo ad immaginare un menù estivo capace di fare il pieno di molecole protettive per la salute dell’intestino e del sistema immunitario. Come primo pasta integrale (omega-3) al sugo di pomodoro e capperi (vitamina C e quercetina); come secondo sgombro (vitamina D e omega-3) – o un altro pesce mediterraneo – al pomodoro, accompagnato da peperoni (vitamina C) con cipolle rosse di Tropea (quercetina); come condimento olio di oliva (omega-3); per concludere un dessert con fragole – o ciliegie- al limone (vitamina C). Buon appetito. (nella foto un’insalata a base di bottarga e primo sale proposta dal sito www.salepepe.it)
Storia di una canna
“C’era una volta un bellissimo stagno, pieno di canne e ricco di moltissime piante e animali di ogni tipo. All’inizio della stagione calda il vento cominciò a soffiare e nessuno ci fece caso più di tanto. Le canne conoscevano bene il vento, che si presentava con una certa regolarità a rinfrescare l’aria ferma e umida del loro piccolo specchio d’acqua. Stavolta, però, era diverso. Il vento soffiava sempre più forte e metteva in difficoltà tutti gli abitanti dello stagno. Le canne esposte a mezzogiorno subivano l’impatto maggiore, poiché il vento si rinforzava dal loro lato: provarono a irrigidirsi, ma finirono spazzate via con una certa facilità. Le canne poste ai lati dello stagno – vista l’inutilità della scelta frontale – si concentrarono sulle forti radici, per restare attaccate il più possibile al terreno. All’inizio la cosa funzionò, ma ben presto il vento ebbe ragione anche di loro, e le fece volar via. Alle canne che si trovavano al centro dello stagno rimaneva poco tempo: il vuoto creato dalle canne sradicate richiedeva una soluzione rapida e creativa. Una di loro ricordò che la loro natura le rendeva flessibili e iniziò a stendersi piano piano fino a raggiungere quasi il terreno, senza perdere il contatto con le radici. Il vento mantenne ancora a lungo la sua forza, ma la canna riuscì a resistere. Quando tornò la calma, si accorse con stupore di non essere la sola sopravvissuta, come aveva temuto. Tutte le canne a lei vicino l’avevano imitata e adesso si rialzavano, un po’ provate ma ancora vive. Ce l’avevano fatta: il vento era cessato e loro avevano imparato ad affrontare una situazione nuova. Come ci erano riuscite? Evitando le scelte istintive e valutando le esperienze di chi stava affrontando il problema, con la massima attenzione per chi aveva proposto alla fine una soluzione efficace. Diremmo che avevano fatto “rete”, un concetto che per noi animali è ancora un’aspirazione, per le piante il tratto costitutivo della loro biologia. La morale della favola (anche se questa volta sono le piante, e non gli animali, a essere protagonisti) è che bisogna sempre guardare con attenzione e curiosità ciò che cosa fanno gli altri, soprattutto quando siamo in difficoltà. Nasciamo e moriamo soli, è vero, ma insieme si affronta meglio la vita”. (giugno 2020) Cinque letture consigliate per cambiare il nostro paradigma centrato sulla verticalità del mondo animale, estremamente vulnerabile, in favore dei modelli vegetali, orizzontali e molto più resistenti 50 piante che hanno cambiato il corso della storia (2012, Ricca) di Bill Laws, giornalista scientifico Il giro del mondo in 80 alberi (2018, Ippocampo) e Il giro del mondo in 80 piante (2021, Ippocampo) di Jonathan Drori della Linnean Society Plant revolution (2017, Giunti) e La nazione delle piante (2019, Laterza) di Stefano Mancuso direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale