Gli anni ’80 iniziarono con la rottura del PCI di Berlinguer da Mosca dopo l’instaurazione della dittatura del generale Jaruzelski in Polonia; un mediocre attore di serie B – Reagan – era diventato Presidente Usa; in Italia scoppiò lo scandalo della loggia segreta P2 con piduisti ai vertici dei servizi segreti e molti generali delle Forze Armate; nell’Urss era morto Breznev, al suo posto Andropov capo del KGB; in Ucraina – allora Unione Sovietica – c’era stato il disastro di Cernobyl (1986); e la leadership di Gorbaciov con la perestrojka; negli Usa era stato eletto Gorge Bush; l’anno chiave del decennio fu, però, il 1989 con piazza Tienammen in Cina, il crollo del Muro di Berlino; il 1990 vide la dissoluzione dell’URSS e l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq: si crearono le condizioni per le instabilità e le guerre degli anni ’90.
Quasi a metà decennio, dopo 37 anni di presidenza della federazione internazionale (FIVB) il francese Paul Libaud, ormai settantenne, passò il testimone all’avvocato messicano Ruben Acosta. Le federazioni nazionali affiliate alla federazione mondiale erano intanto arrivate a 156, con circa 90 milioni di praticanti nel mondo. A livello di regolamenti fu vietato il muro o l’attacco diretto sulla palla inviata dalla battuta e fu tolto il fallo di doppio tocco nel bagher di ricezione o di difesa. Per ragioni legate alla programmazione televisiva si decise – nel 1988 – di limitare la durata degli incontri facendo finire i set al 17° punto, anche se le squadre si trovavano sul 16 pari e giocando il quinto set con il sistema del tie-break (ogni errore considerato punto, come avviene oggi per tutta la partita). Gli schemi di gioco furono letteralmente rivoluzionati dalla generale adozione di sistemi di gioco con il palleggiatore unico, invece dei due alzatori tradizionali; dal secondo alzatore prenderà corpo il nuovo ruolo dell’opposto (nel senso di opposto al palleggiatore), inizialmente riservato a giocatori versatili capace di palleggiare – quando l’alzatore difendeva la prima palla – e di attaccare da posto 2 e 1, in seguito agli attaccanti più forti (nella foto l’opposto della nazionale italiana Ivan Zaytsev).
Nel campionato maschile italiano gli anni ’80 videro l’introduzione della formula dei play-off (a aprtire dalla stagione 1981-82) e il prepotente ritorno del volley emiliano: 6 titoli e 8 secondi posti dal 1981 al 1990: tra Pallavolo Parma, Zinella Volley Bologna e Modena Volley – la Juventus del volley, con i suoi 22 trofei nazionali ed i 13 internazionali; il 18 marzo 1980 la Pallavolo Torino era stata la prima squadra italiana a vincere una coppa europea, la Coppa dei Campioni, battendo in finale ad Ankara i cecoslovacchi del VKP Bratislava; nel 1984 vinse l’ultimo titolo, prima del declino; l’ultimo scudetto del decennio fu del Volley Treviso e diede avvio ad un ventennio di successi, nazionali e internazionali. In campo femminile tutti i 10 titoli degli anni 80 furono appannaggio della Teodora Olimpia Ravenna, che non si limitò a dominare la scena nazionale: dal 1985 al 1990 arrivò per 6 anni di fila in finale di Coppa dei Campioni, sempre contro squadre sovietiche; vincendo la coppa nel 1988 interruppe la serie di 27 successi di squadre dell’Est Europa (di cui 21 del’URSS). Nella principale coppa maschile per club – la Coppa dei Campioni – la CSKA Mosca vinse altri 6 titoli, ma il decennio vide protagoniste anche le squadre italiane, con 3 successi (2 volte Parma e Modena) e 5 finali (Torino, Parma e 3 volte Modena); nella Coppa CEV vi furono ben 5 successi italiani (3 di Modena, uno di Falconara e di Milano), ma vinsero anche francesi, olandesi e tedeschi; a fine decennio partì – poi verrà sospeso per essere ripreso nel 2008 – il Mondiale di club con vittorie di Pallavolo Parma e Volley Gonzaga Milano su russi e brasiliani. (segue)
