Inizio della sessualità e masturbazione sono due grandi temi dell’età evolutiva. La prospettiva di affrontare per la prima volta la sessualità genera, quasi sempre, una miscela di curiosità, preoccupazione, incertezza e anche paura. Appare fondamentale far emergere negli incontri con gli adolescenti un concetto chiave: non bisogna forzare né farsi forzare a sperimentare rapporti sessuali, se non ci si sente pronti. Ognuno deve decidere come e quando iniziare la propria attività sessuale in base al livello di crescita personale, al tipo di relazione con il partner, al significato che la sessualità ha in quel momento nella sua vita. Come si arriva ai rapporti sessuali? I percorsi possono variare molto; di solito c’è una gradualità: dai baci agli abbracci erotici, dal petting superficiale ai contatti genitali, fino al rapporto completo, ma non sempre è così: alcuni giovani arrivano ai rapporti sessuali completi senza tappe intermedie. Non sempre sesso e sentimento coincidono, ma osserviamo una grande variabilità; la maggior parte degli adolescenti ha rapporti sessuali con persone che conosce bene e con le quali esiste anche una relazione sentimentale. Tre ragazze su quattro hanno un partner più grande, per i maschi ciò avviene solo in uno su quattro. Non sono molti gli adolescenti che sperimentano rapporti sessuali completi; per chi si avvicina precocemente alla sessualità possiamo soltanto registrare alcune variabili che forse incidono a livello statistico. Sembra, innanzitutto, che chi ha buoni rapporti familiari tenda a ritardare i primi rapporti sessuali; sembra, inoltre, che chi ha esperienze precoci tenda anche ad avvicinarsi prima alle sostanze – alcol, sigarette, cannabis – e presenti un rendimento scolastico meno buono. Le fantasie erotiche sono uno dei più importanti segnali dell’ingresso della sessualità nella vita degli adolescenti. Queste fantasie, secondo la maggior parte degli autori, oltre a essere piacevoli, aiutano anche a capire i propri sentimenti e le proprie emozioni. Oltre il 70{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} degli adolescenti ha fantasie sessuali, spesso accompagnate dalla masturbazione. Gli adolescenti maschi ricavano la maggior parte delle conoscenze sull’autoerotismo e sulla masturbazione dal gruppo dei pari: nelle ragazze, invece, la masturbazione appartiene soprattutto alla sfera personale e viene meno condivisa rispetto ai coetanei dell’altro sesso. La masturbazione può segnalare una difficoltà nel percorso di sviluppo solo quando sostituisce le relazioni con i pari età. Nella maggior parte dei casi, invece, l’autoerotismo rappresenta una sorta di allenamento alla sessualità più adulta La lotta alla masturbazione appare, quindi, oggi assolutamente anacronistica, sul piano scientifico e sul piano psicologico. Colpisce l’accanimento con il quale per secoli una cattiva scienza e una altrettanto cattiva morale si sono coalizzate per presentare in modo negativo la masturbazione, considerata di volta in volta malattia, peccato, causa di disturbi mentali, flagello sociale. L’atteggiamento accusatorio degli adulti nei confronti dell’autoerotismo può generare negli adolescenti ansia, senso di colpa e sentimenti di vergogna. In realtà, la masturbazione, soprattutto nell’adolescenza, non è contro la relazione, ma al contrario è quasi sempre un ponte verso una relazione sessuale piacevole ed appagante. (nella foto: Venere dormiente di Artemisia Gentileschi, 1630) (12-2007)
Disfunzioni sessuali
Disfunzioni sessuali, di che cosa si tratta? Il Manuale Statistico e Diagnostico degli psichiatri americani (American Psychiatric Association) le classificava in ben 9 categorie (DSM-IV, 1994) . Uscendo dal gergo specialistico, possiamo definire le disfunzioni sessuali come disturbi che possono verificarsi in uno o più momenti del rapporto sessuale. Semplificando al massimo, possiamo suddividere l’atto sessuale in 4 momenti; inizialmente, c’è la fase del desiderio, caratterizzata dalle fantasie e dal desiderio di fare sesso; successivamente, la fase dell’eccitazione, con la sensazione soggettiva del piacere sessuale e i cambiamenti fisiologici maschili (erezione) e femminili (in particolare, lubrificazione e dilatazione della vagina); la terza fase è la fase dell’orgasmo, contrassegnata dal picco del piacere sessuale, l’eiaculazione e le contrazioni vaginali; infine, la fase di risoluzione con la sensazione di rilassamento muscolare e benessere generale e, solo per i maschi, con la fase della refrattarietà sessuale (la fisiologia femminile, invece, permette una risposta quasi immediata ad eventuali nuove stimolazioni). Un ridotto desiderio nei confronti dell’attività sessuale può essere generalizzato oppure limitato al singolo partner o ad un’attività sessuale specifica. L’alcol, alcuni farmaci e diverse malattie mentali possono produrre una forte riduzione o la scomparsa del desiderio sessuale. A differenza di chi ha scarso desiderio, nel disturbo da avversione sessuale si prova una repulsione generalizzata nei confronti di tutti gli stimoli sessuali, inclusi i baci. I disturbi dell’eccitazione – ad esempio, la mancanza di lubrificazione vaginale – ed i disturbi maschili dell’erezione (impotenza), sono condizioni abbastanza frequenti. L’impotenza maschile è una condizione che interessa quasi il 10{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} della popolazione tra i 18 ed i 60 anni. Spesso i problemi iniziano proprio nell’adolescenza, con alcuni comportamenti e abitudini di cui non si valutano appieno le conseguenze. Innanzitutto il fumo. Da più di venti anni si sa che il fumo riduce la velocità di scorrimento del sangue nei corpi cavernosi e quindi può compromettere l’erezione. Anche l’alcol e molti psicofarmaci (antipsicotici e antidepressivi SSRI, in particolare) possono creare problemi nel meccanismo erettivo. Tra le malattie croniche che possono predisporre all’impotenza ricordiamo diabete e insufficienza renale. L’eiaculazione precoce è il problema più comune della fase dell’orgasmo (ma, esiste anche il disturbo opposto: l’eiaculazione ritardata). Consiste nell’incapacità, molto spesso legata a problemi di natura psicologica, di trattenere l’emissione di sperma oltre pochi secondi. Il priapismo è, invece, la persistenza prolungata dell’erezione dopo un rapporto sessuale o, comunque, in assenza di desiderio sessuale. Se il fenomeno persiste a lungo, va considerato un’urgenza urologica e bisogna intervenire, poiché in caso contrario si rischia di compromettere la funzione erettile. Oltre alla prolungata attività sessuale e a diversi farmaci, possono causare questo disturbo patologie circolatorie, neurologiche, neoplastiche, traumatiche o infettive. Dispareunia e vaginismo sono stati inseriti nei disturbi da dolore sessuale. La dispareunia (letteralmente “infelice connubio”) riguarda sia i maschi che le femmine e consiste in un rapporto sessuale doloroso; i motivi possono essere diversi; nell’uomo: fimosi o parafimosi, uretriti, prostatiti, curvature congenite del pene, condilomi; nella donna: vaginiti, cistiti, endometriosi, traumi da parto; in entrambi i sessi: le malattie sessualmente trasmesse. Nel vaginismo si prova dolore e paura ai tentativi di penetrazione; le contrazioni involontarie della vagina, a volte, impediscono non solo la penetrazione, ma persino gli esami vaginali. Non occorre essere esperti in psicologia per capire che, accanto ad alcune situazioni organiche, in questo tipo di disturbi entrano soprattutto in gioco esperienze traumatiche del passato. (nella foto, Sebastiano Ricci, Venere e un satiro, 1718-20) (2007)
Come classificare le droghe
Possiamo definire “droga” qualsiasi sostanza – chimica, naturale o di sintesi – capace di alterare umore, percezioni e attività mentale. Alcune droghe sono legali – tabacco, alcol, caffè – altre sono legali ma soggette a prescrizione medica – psicofarmaci come tranquillanti, sonniferi e antidepressivi – altre infine sono illegali – cannabis, ecstasy, cocaina, eroina. Una classificazione più utile riguarda gli effetti che queste sostanze producono sul nostro sistema nervoso centrale. Si distinguono allora: a) droghe che deprimono il sistema nervoso centrale (alcol, benzodiazepine); b) droghe che riducono il dolore (eroina, morfina, oppio); c) droghe che stimolano il sistema nervoso centrale (anfetamine, cocaina, nicotina); d) droghe che alterano la percezione (cannabis, Lsd, mescalina, funghi allucinogeni). Indubbiamente la classificazione più importante è quella che tiene conto della pericolosità delle varie sostanze. La più corretta ripartizione in questo senso resta quella proposta già nel 1999 in Francia; secondo il prof. B. Roques, farmacologo del C.N.R.S. esisterebbero tre classi di “pericolosità neurobiologica” delle varie sostanze: a) droghe pesanti: eroina, cocaina, alcol; b) droghe a pericolosità intermedia: nicotina, anfetamine, benzodiazepine, allucinogeni; c) droghe leggere: cannabis e derivati. Di recente la rivista britannica Lancet, una delle più autorevoli pubblicazioni scientifiche al mondo, ha pubblicato uno studio con un nuovo criterio per la classificazione delle sostanze stupefacenti, basato su fatti ed evidenze scientifiche confermati da esperti. Le sanzioni penali dell’Inghilterra si basano oggi su una classificazione che risale al 1971, nella quale le droghe sono suddivise in 3 classi: una di maggiore pericolo, una di medio pericolo e una di basso pericolo; i presupposti di questa classificazione, però, non sono mai stati illustrati con chiarezza. Il nuovo sistema di classificazione proposto dagli scienziati britannici si basa sull’identificazione di 9 principali fattori che sono noti essere alla base dei danni provocati dai farmaci d’abuso: 3 riguardano i danni fisici all’organismo, 3 riguardano il reale livello di dipendenza indotta dalle droghe e 3 infine relativi a problemi sociali e costi relativi alle cure mediche. I risultati di questa impostazione hanno portato a risultati molto differenti da quelli della tabella del 1971: alcol e tabacco, due sostanze mai annoverate prima come sostanze d’abuso, e pertanto acquistabili al supermarket o dal tabaccaio, rientrano tra le prime 10 sostanze d’abuso più pericolose. La media delle valutazioni attribuite dai gruppi di esperti hanno inserito l’alcol al quinto posto della classifica di pericolosità, dopo eroina, cocaina, barbiturici e metadone; al nono posto il tabacco, mentre la cannabis, scende all’undicesimo posto e le sostanze psichedeliche al fondo della classifica. Gli autori hanno rilevato che tabacco e alcol da un lato non presentano effetti dannosi rilevanti a breve termine (a differenza di eroina o cocaina), dall’altro sono responsabili del 90{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} dei decessi causati dall’uso di droghe. “L’esclusione di queste due droghe dalla lista delle sostanze stupefacenti è del tutto arbitraria” – hanno scritto – “ ed è ascrivibile unicamente alla nostra cultura, in cui l’utilizzo di alcol e tabacco è ormai ampiamente accettato”. (11-2007)
Sessualità patologica
Sessualità patologica, ovvero un vasto ed eterogeneo gruppo di disturbi del comportamento sessuale in passato chiamati “deviazioni sessuali” o “perversioni sessuali”. Secondo il Manuale Statistico Diagnostico degli psichiatri statunitensi (DSM-IV, 1994), la classificazione andrebbe fatta secondo queste tre categorie: a) parafilie; b) disturbi del controllo degli impulsi “non altrimenti specificati”; c) disturbi sessuali “non altrimenti specificati”. Il primo gruppo, le parafilie, comprende situazioni in cui si hanno intensi e ricorrenti impulsi sessuali, fantasie o comportamenti che coinvolgono sia “oggetti inusuali”, come animali o cose inanimate, sia persone non consenzienti, come i bambini. Dunque, rientrano in questa classificazione pedofilia, esibizionismo, feticismo, il toccare e strofinarsi contro persone non consenzienti (frotteurismo), voyeurismo, sadismo e masochismo. Ogni forma di parafilia – secondo questi criteri – deve durare almeno sei mesi e causare un disagio clinicamente significativo o una compromissione dei rapporti sociali o lavorativi. Tutte queste manifestazioni patologiche della sessualità si manifestano quasi sempre con un aumento dell’attività sessuale in forma compulsiva o impulsiva e spesso esordiscono prima dei 18 anni. Va sottolineato che la linea di demarcazione tra normalità e patologia è sempre legata alla esclusività ed alla compulsività del comportamento da un lato, all’assenza di consenso reale del partner dall’altro. Molti individui cosiddetti normali, infatti, possono avere delle fantasie apparentemente “perverse” che però si integrano in comportamenti sessuali nel complesso normali (una situazione ben descritta, ad esempio, nel film statunitense Secretary). Diverse malattie mentali possono essere associate a comportamenti sessuali eccessivi: disturbo bipolare, disturbi ciclotimici, disturbi post-traumatici da stress, disturbi dell’adattamento (Schneider e Irons, 1998). Le “parafilie non altrimenti specificate” sono disturbi meno definiti delle parafilie propriamente dette; vi rientrano, ad esempio, la telefonate oscene (scatologia telefonica). Recentemente è stata avanzata la nuova denominazione di “disturbi associati alla parafilia” per descrivere comportamenti ipersessuali non parafiliaci quali la masturbazione compulsiva, la dipendenza dalle chat-line erotiche e/o dai siti Internet di pornografia. Entrambi i disturbi, parafilie e disturbi associati, si prestano al trattamento farmacologico con antidepressivi serotoninergici, in particolare con gli inibitori del reuptake della serotonina (SSRI come sertralina, citalopram, paroxetina). Nonostante sia difficilissimo stimare la prevalenza di questi disturbi per l’imbarazzo o la vergogna che essi provocano, stime epidemiologiche valutano che essi colpiscano tra il 3 ed il 6{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} della popolazione, con una larga maggioranza di maschi rispetto alla popolazione femminile (nella foto Susanna e i vecchioni di Tintoretto, 1557) (2007)
Diffusione delle droghe in Italia e nel mondo
Trovare dati attendibili sulla diffusione delle droghe non è semplice, perché si tratta spesso di stime, più che di rilevamenti effettivi, data la natura del consumo che si vuole quantificare. Il rapporto ONU 2003 su “dati e tendenze dell’abuso di droga nel mondo” segnalava queste tendenze: l’allargamento del problema dell’abuso di droga dai Paesi ricchi a quelli in via di sviluppo con grande aumento della tossicodipendenza in Russia, Cina, Pakistan, Iran, Paesi arabi e Sud America; la triplicazione della produzione mondiale di oppio, per il 75{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} in Afghanistan e per il restante 20{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} in Birmania; una leggera diminuzione della produzione mondiale di cocaina, distribuita tra Colombia (70{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}), Perù e Bolivia; un aumento, come stima dei sequestri effettuati, della produzione di cannabis, amfetamine e ecstasy; circa 15 milioni di consumatori di oppiacei (eroina), in diminuzione solo in Europa occidentale – Italia compresa – ma in aumento in Russia e nell’Europa orientale; circa 14 milioni di consumatori di cocaina, in aumento in tutta Europa. E in Italia? Il Ministero della Salute ha redatto il rapporto annuale sull’attività dei SerT – Servizi territoriali per le Tossicodipendenze, le strutture pubbliche che accolgono chi ha problemi con le sostanze – per l’anno 2006. Dai dati comunicati si rilevano alcuni dati significativi. Innanzitutto, cresce l’età degli utenti, la classe di età più numerosa (27,5{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}) è diventata quella dei maggiori di 39 anni che nel 1991 rappresentavano appena il 2,8{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}; tra gli adolescenti minorenni si è registrato un abbassamento dell’età delle prime esperienze di consumo, in particolare di cannabis. Tra le diverse sostanze l’eroina resta la droga più presente con il 71,3{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} degli utenti in carico, al secondo posto la cocaina con il 14{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}. Se si fa il confronto con il 1991 si vede, però, che il consumo di eroina è in forte calo (da oltre il 90{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} al 70), mentre aumenta di un fattore dieci quello di cocaina (dall’1,3 {549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} al 14{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98},); sostanzialmente invariato, invece, il sesso degli utenti dei SerT: più dell’85{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} sono maschi, meno del 14{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} sono donne. (2007)
Adolescenza e sessualità
Adolescenza e sessualità. Che cosa pensano i giovani della sessualità? La rivoluzione sessuale, degli anni sessanta del secolo scorso ha profondamente modificato abitudini e concezioni s nella nostra società. Nella parte occidentale del mondo quasi ovunque – almeno formalmente – si riconoscono a donne e uomini gli stessi diritti e doveri, le stesse opportunità nel campo della sessualità. Secondo un’inchiesta del 2004, i ragazzi italiani hanno mostrato una sostanziale accettazione dei rapporti prematrimoniali, del divorzio e dei rapporti omosessuali. L’esempio più eclatante di questo diverso modo di pensare degli attuali adolescenti è dato dal valore attribuito alla verginità femminile; un tempo considerata rilevante, se non decisiva, “dote matrimoniale”: oggi appare quasi ai loro occhi un indicatore di immaturità sessuale e sentimentale. Negli anni che vanno dal dopoguerra ad oggi possiamo documentare alcune linee di tendenza: una maggior precocità dei rapporti sessuali adolescenziali, un aumento del numero dei partner, una progressiva riduzione delle differenze di approccio tra maschi e femmine. La televisione eserciterebbe una forte influenza sulle attitudini e sul comportamento sessuale degli adolescenti; il sesso in tv è spesso associato a ironia, comicità, eccitazione, pericolo o violenza; ma verrebbero per lo più rinforzati gli stereotipi della mascolinità e della femminilità e invece raramente sottolineati i pericoli di rapporti non protetti. Negli Stati Uniti mediamente un adolescente assiste in tv a circa 14.000 riferimenti sessuali in un anno. Un’altra ricerca italiana – del 1995 – indicava che rapporti sessuali completi erano stati sperimentati da meno del 3{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} degli adolescenti nella fascia 14-15 anni, la percentuale saliva al 10{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} intorno ai 16 anni, a poco meno del 20{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} verso i 18 anni. In risposta a quale fosse l’esperienza sessuale principale, un terzo degli adolescenti dichiarava di praticare la masturbazione, un altro terzo il petting. Secondo una terza indagine i primi rapporti sessuali avverrebbero in media tra i 15 e i 17 anni. Se questi dati sono rappresentativi dell’attuale popolazione giovanile italiana, ne emerge un dato davvero significativo: la tendenza ad una sempre maggior precocità sessuale si è interrotta o addirittura invertita, perché quel 20{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} scarso di diciottenni che fanno sesso scompare nell’80{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} di coetanei che la prima esperienza completa devono ancora farla. (nella foto Eco e Narciso di John William Waterhouse, 1903) (2009)
Mercato degli psicofarmaci
Mercato degli psicofarmaci è un concetto provocatorio, ma utile nel momento in cui questo gruppo di molecole che agiscono sul cervello sono diventate delle vere e proprie galline dalle uova d’oro. Nel rapporto OSMED 2006, infatti, gli psicofarmaci occupano il 4° posto delle classifiche di vendita, dopo i farmaci cardiovascolari, quelli gastro-intestinali e gli antimicrobici. Nell’ultimo anno il loro consumo è aumentato del 8,3{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}, mentre la spesa è leggermente scesa per la riduzione dei costi degli antidepressivi di nuova generazione (SSRI). La paroxetina, un antidepressivo con varie denominazioni commerciali (Daparox, Eutimil, Seroxat), è il primo farmaco per vendita. Gli psicofarmaci più venduti in Italia sono le benzodiazepine: nel 2003 ne sono state vendute 126 confezioni ogni 100 abitanti (poco più di una confezione per individuo in un anno). Seguono gli antidepressivi, con 50 confezioni ogni 100 abitanti e quindi gli antipsicotici (20 confezioni), utilizzati dall’1{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} della popolazione. Compresi antiepilettici e farmaci per la cura del morbo di Parkinson, le confezioni di psicofarmaci prescritte nel 2003 sono state 315 per 100 abitanti. In particolare si assiste ad un vero e proprio boom del consumo di antidepressivi. In soli tre anni, dal 2000 al 2003, si è registrato un aumento pari al 75{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} in termini di dosi, un aumento delle prescrizioni che riguarda soprattutto gli antidepressivi di nuova generazione. Ma l’uso di questi farmaci non sempre è appropriato e il problema riguarda soprattutto bambini, adolescenti, donne e anziani. Le donne, ad esempio, consumano quasi il doppio di antidepressivi rispetto agli uomini in tutte le classi di età. Per bambini e adolescenti, invece, occorre ripensare il concetto stesso di terapia farmacologica; non sempre farmaci che presentano una certa validità sugli adulti sono adatti anche alle giovani generazioni; basterebbe ricordare la recente limitazione di alcuni antidepressivi, per il segnalato aumento dei tentativi di suicidio tra adolescenti, o il fiorente mercato parallelo statunitense di metil-fenidato, legato all’’esplosione di vendita del Ritalin, molecola amfetaminica prescritta – talora con estrema leggerezza – a 4 milioni di bambini nordamericani troppo vivaci per i loro genitori o per i loro insegnanti (il discorso non vale, ovviamente, per le effettive diagnosi di disturbo da deficit di attenzione, ADHD). Negli anziani, infine, grandi consumatori di benzodiazepine, si segnala un aumento del rischioper le malattie cardiovascolari legati all’assunzione di psicofarmaci (Vincent Van Gogh, Contadini in siesta, 1890). (2007)
Sedativi e benzodiazepine
Sedativi e benzodiazepine sono tra i farmaci più venduti e utilizzati nel mondo occidentale. Tra gli psicofarmaci la classe degli ansiolitici-ipnotici (o sedativo-ipnotici) comprende principalmente le benzodiazepine e i barbiturici. Si tratta di farmaci prescritti soprattutto dai medici di base. Il primo sedativo ad essere commercializzato fu il cloralio (prodotto dalla tedesca Bayer) nel 1832, seguito dai sali di bromuro, nel 1857. Si trattava di molecole poco efficaci e piuttosto tossiche, per cui furono gradualmente sostituite, agli inizi del secolo, da un classe di composti scoperti nel 1864 ma immessi nel mercato solo nel 1903 con il nome di barbiturici. Il Barbitale – meglio conosciuto come Veronal – e gli altri barbiturici erano più potenti e meno tossici degli altri sedativi ma negli anni sessanta vennero letteralmente soppiantati dalle benzodiazepine, meno tossiche e più sicure. I più diffusi principi attivi delle benzodiazepine sono diazepam (Valium), lorazepam (Tavor) e alprazolam (Xanax), che da soli rappresentano il 90{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} del mercato degli ansiolitici. Questi framaci vengono distinte in base alla durata della loro azione: ad emivita ultra-breve ed eliminazione rapida – come il triazolam/Halcion – per i disturbi del sonno, ad emivita breve ed eliminazione rapida (lorazepam) per trattare ansia e insonnia, ad emivita medio-lunga ed eliminazione lenta (diazepam). Tutte le benzodiazepine agiscono aumentando la disponibilità del neurotrasmettitore GABA a livello dei recettori cerebrali: diminuiscono la trasmissione degli impulsi nervosi (effetto ansiolitico), diminuiscono il tempo di addormentamento e il sonno REM (effetto ipnoinducente), abbassano la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, diminuiscono l’ampiezza e il tono delle contrazioni gastro-intestinali. Rispetto agli altri sedativi le benzodiazepine hanno bassa tossicità e scarsa interazione con altri farmaci, ma ugualmente non vanno assunte mai con altre sostanze o alcol. A partire dalla metà degli anni ’70, una serie di studi hanno incominciato a valutare sistematicamente le conseguenze dell’abuso, dell’uso scorretto, della dipendenza farmacologica e dei problemi connessi alla sospensione del trattamento. L’abuso e dipendenza da benzodiazepine sono state ampiamente studiate: nelle persone che fanno abuso è frequente il ricorso a dosi largamente superiori a quelle iniziali ed è presente – o vi è stata in passato – anche la tendenza ad abusare di altre sostanze o alcol (8 su 10). Un altro problema di questi farmaci è la tacita accettazione, da parte di medici e pazienti, del loro uso a lungo termine, un fenomeno che coinvolge tra il 2 e il 7,5 {549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} della popolazione dei Paesi occidentali, nonostante le raccomandazioni per un utilizzo limitato nel tempo. L’effetto delle benzodiazepine dipende dalla dose assunta: dopo un uso quotidiano prolungato si sviluppa tolleranza (serve una dose maggiore per aver gli stessi effetti). L’overdose da benzodiazepine provoca coma e depressione respiratoria. Le benzodiazepine possono intervenire sul livello di attenzione e di capacità di percepire i pericoli – con conseguente pericolo in caso di guida – e di attivare le difese. Benzodiazepine e ansiolitici praticamente coincidono, vanno comunque segnalati almeno due farmaci ad azione ipnotico-ansiolitica che non rientrano nelle benzodiazepine: zolpidem (Stilnox) e buspirone (Buspar). (2007)
Stato delle tossicodipendenze in Italia
A ottobre ogni anno viene presentato alla stampa la “Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia“. Nella relazione di quest’anno l’uso di eroina si conferma in diminuzione – una tendenza ormai costante dal 2001 – mentre sembra stabile il consumo di cocaina, dopo 5 anni di aumento progressivo degli anni precedenti. Per quanto riguarda stimolanti e allucinogeni si registrano leggeri aumenti, analoghi a quelli relativi alla diffusione di cannabis e derivati. Per un terzo degli intervistati della fascia 15-64 anni e per la metà degli studenti (fra i 15 ed i 19 anni) trovare sostanza psicoattive illegali sarebbe “facile o piuttosto facile“; la cannabis è la sostanza percepita come maggiormente accessibile seguita da cocaina, stimolanti, eroina e allucinogeni; le discoteche, ma anche le scuole, sono per gli adolescnti luoghi ove poter reperire facilmente quasi tutte le sostanze. I principali interventi di prevenzione del 2007 sono stati rivolti agli studenti – oltre l’80{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} delle scuole ha attivato corsi di prevenzione – alle famiglie e alla comunità locali. Alcuni interventi di prevenzione selettiva sono stati rivolti ai frequentatori di stadi di calcio, concerti, rave party, pub e locali notturni. Sono raddoppiati i controlli svolti per guida in stato di ebbrezza e sotto l’influenza di sostanze psicoattive illegali. Nel 2007 in tutte le regioni sono stati attivati progetti di reinserimento sociale di tossicodipendenti soprattutto attraverso l’erogazione di borse lavoro e/o tirocini o il reinserimento lavorativo. Sembra interessante mettere a confronto la relazione di quest’anno con quella dell’anno scorso, presentata dal Ministro per la Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero. Nel 2006 in Italia si erano registrati 517 decessi dovuti a intossicazione acuta da overdose di eroina, meno di un terzo del picco massimo toccato nel 1996 (con 1.556 deceduti). Il ministro Ferrero aveva messo in relazione questi dati con le morti attribuibili a sostanze legali come alcol e tabacco. Secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, rilevava Ferrero, ogni anno in Italia circa 24.000 decessi sono associati all’alcol e circa 80.000 decessi al fumo. Le persone che muoiono a causa del tabacco perdono in media 13 anni di speranza di vita, un dato che meriterebbe una riflessione non superficiale, visto che le sigarette danno all’erario pubblico circa 10 miliardi di euro l’anno (10-2007)
Maschile e femminile
Maschile e femminile: quanto dipende dalla cultura e quanto dipende dalla biologia? Nella nostra e in molte altre specie di mammiferi – compresi quasi tutti i Primati – le femmine crescono più rapidamente dei maschi: raggiungono prima il 50{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} della loro statura adulta, entrano prima nella pubertà. In compenso, smettono prima di crescere. Le ragazze sono anche fisiologicamente più mature in molti organi e sistemi (tutti i denti permanenti, ad esempio, compaiono prima nelle femmine): potrebbe essere questa – secondo J. M. Tanner, uno tra i maggiori studiosi di auxologia (la scienza dell’accrescimento) la spiegazione per cui alla nascita sopravvivono più femmine che maschi, indipendentemente dal livello generale di mortalità perinatale. Molti si domandano se oltre alle differenze fisiche, esistono differenze tra il cervello di un ragazzo e di una ragazza. Bisogna dire innanzitutto che già tra il primo e il secondo anno di vita si verificano due importanti eventi. Da un lato una massiccia ristrutturazione dei circuiti nervosi, dall’altra l’emisfero sinistro in genere diventa dominante; durante la pubertà avviene, però, un secondo intenso e decisivo “rimaneggiamento” cerebrale. Le specificità che caratterizzano i due sessi e che portano all’identità sessuale maschile o femminile dipendono da una serie di fattori: fattori cromosomici, fattori ormonali, fenomeni legati allo sviluppo intrauterino e, dopo la nascita, una serie di esperienze che modellano l’esperienza su ruoli di tipo maschile o femminile. Un importante differenza tra maschi e femmine è la regolazione ipotalamica della produzione di ormoni sessuali: nelle femmine essa avviene in modo ciclico, nei maschi in modo continuo. Sotto la spinta di molecole prodotte dall’ipotalamo, l’ipofisi a sua volta mette in circolo molecole che stimolano le gonadi a secernere ormoni e gameti ancora in modo ciclico nelle donne e in modo “tonico” negli uomini. In realtà durante la vita fetale tutti i cervelli, maschili e femminili, presentano meccanismi di produzione ciclica degli ormoni, nei futuri maschi questo meccanismo verrà bloccato dagli ormoni androgeni: in altri termini inizialmente abbiamo tutti un cervello che funziona in “modo femminile”. Alla nascita il cervello dei maschi è più grosso del 10-20{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} rispetto alle femmine e mantiene un 10{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} di volume maggiore anche nell’età adulta ma ciò non ha alcuna conseguenza per le capacità intellettuali e di comportamento poiché il volume cerebrale presenta un’enorme variabilità totalmente indipendente dall’intelligenza. In realtà, in merito alla possibilità che esistano differenze cerebrali tra i due sessi, si visto ben poco, per ora. Si è notato che nelle femmine il corpo calloso è decisamente più voluminoso, il che porterebbe ad una maggiore connessione interemisferica. Appare, comunque, più probabile (Oliverio e Oliverio Ferraris, 2004) che, se esiste una maggior competenza emotiva femminile, essa abbia un significato evolutivo, in quanto legato al ruolo materno ed alla necessità di stabilire empatia con i lattanti. (nella foto Adamo ed Eva di Lucas Cranach il Vecchio, 1510) (2007)