L’era dell’incertezza secondo Sergio Ferraris
Ecologia
Sergio Ferraris è un giornalista scientifico e ambientale; da molti anni dirige la rivista QualEnergia, edita da Legambiente e Kyoto Club.
- L’incertezza sembra essere il comune denominatore sociale di buona parte dell’Occidente. Abbandonare la transizione ecologica potrebbe essere un errore fatale. Sembrano essere passate ere geologiche dalla primavera del 2019 che vide il primo “Global Climate Strike”, promosso da Fridays for Future ispirato da Greta Thunberg.
- Oggi, nel 2025, a dieci anni dall’Accordo di Parigi, il clima sul clima è cambiato. Donald Trump ha dato il via a un disimpegno dell’Occidente circa i cambiamenti climatici, attaccando la scienza del clima alle fondamenta.
- L’uscita dall’Accordo di Parigi, la dichiarazione di guerra alla scienza e ai dati, non solo del clima, i tagli drastici alle rinnovabili, compreso il blocco a iniziative già avviate e la spinta alle fossili, hanno dato il via all’abbandono, da parte di aziende, di fondi d’investimento e istituzioni internazionali, della decarbonizzazione accelerata che non solo sarebbe necessaria, ma è diventata un obbligo assoluto se si vuole avere un futuro, vista la tendenza al rosso di tutti gli indicatori climatici.
- Ma ciò riguarda, per fortuna, solo l’Occidente. L’Asia, infatti, sembra aver capito che ormai la lotta alla CO2 – e quindi al cambiamento climatico – è, nei fatti, il fattore chiave del nuovo sviluppo economico, con la Cina che sembra aver compreso con chiarezza quale sarà il mercato del prossimo futuro: quello del Green.
- L’Occidente, invece, è posseduto da una sclerosi concettuale che gli impedisce di capire i nuovi paradigmi al punto da rifiutarli. Europa Il Vecchio Continente, infatti, è stato il think tank intellettuale dove si sono create le basi culturali e metodologiche dei nuovi paradigmi dello sviluppo sostenibile e nonostante ciò appare bloccato, stretto nella tenaglia fatta dall’azione e dal pragmatismo asiatico e dalla retroguardia sistemica dell’alleato (forse ex) d’oltre Atlantico. Un blocco che, unito alle crisi belliche della Palestina e dell’Ucraina, ha paralizzato l’Europa, che oggi è un continente dominato dall’incertezza.
- Il piano energetico europeo è divenuto in pochi anni indefinito, sfocato. Nella tassonomia del vecchio continente oggi ci sono le rinnovabili, il gas – come fonte di transizione, ma non si sa per quanto – e il nucleare. Come queste fonti possano coesistere in un unico mercato appare difficile immaginarlo.
- L’incertezza regna sovrana, specialmente sul fronte politico. Circa il conflitto Israele-Palestina la politica europea è stata assente, a parte la Spagna, addirittura a livello lessicale. Una parola come “genocidio” riferita alla guerra di Gaza è stata a lungo bandita dal lessico politico, anche quando è arrivata una definizione da parte delle Nazioni Unite.
- L’Asia ha scelto con decisione l’auto elettrica, mentre gli Stati Uniti di Donald Trump spingono per l’endotermico alimentato dalle fossili. E l’Europa rimane in mezzo al guado con la politica che avrebbe scelto la data di estinzione del motore a scoppio – il 2035 – ma che oggi sta valutando il rinvio se non l’azzeramento di questa opzione.
- Il tutto senza un filo di pensiero industriale sull’argomento, cosa che sta portando alla rovina le imprese del settore. I settori europei in queste condizioni sono molti, ma soprattutto ciò che deve preoccupare è l’effetto che può avere tutto ciò sui giovani. Incertezza sul clima, sull’economia, sulla geopolitica, sulle risorse, sull’energia, sui conflitti – con la possibilità d’essere arruolati –, per non parlare dell’incertezza sul lavoro, sono tutti fattori d’instabilità che possono minare la psicologia dei più giovani, orientandone le scelte verso forze politiche caratterizzate in senso antidemocratico che però sembrano rappresentare una, fallace, fine dell’incertezza.
- Quindi: Stati Uniti con la retromarcia senza nemmeno guardare nello specchietto, Europa ferma in corsia d’emergenza a motore spento e Asia in corsa con il turbo innestato. E in tutto ciò l’obiettivo climatico di 1,5°C al 2100 è già di fatto mancato. Benvenuti nell’Aporocene, Epoca nella quale l’incertezza diventa una fase storica.
(dall’articolo di Sergio Ferraris, L’era dell’Aporocene, pubblicato su www.nextville.it; nella foto una locandina della rivista Qualenergia)
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