Olimpiadi di Seul del 1988 (1)
Nel 1988 continuava la Guerra Iran-Iraq, mentre in Nicaragua Daniel Ortega aveva cercato di far terminare la guerra civile dei “contras” armati dagli Stati Uniti. In Italia l’Adriatico si era riempito di mucillagine per l’inquinamento del Po. Achille Occhetto era diventato segretario del Pci. Il 17 settembre 1988 erano iniziate le seconde olimpiadi asiatiche, dopo quelle di Tokyo del 1964.
Per evitare una quarta olimpiade monca, il Comitato Olimpico aveva minacciato l’esclusione del blocco sovietico e di quello statunitense in caso di ulteriori boicottaggi. Alle Olimpiadi di Seul parteciparono 159 nazioni e 8.500 atleti; mancò soltanto la Corea del Nord, seguita da Cuba, Albania, Nicaragua ed Etiopia. Gli studenti coreani contestarono duramente il regime autoritario nei giorni precedenti l’inizio dei giochi. L’ultimo tedoforo della cerimonia di apertura fu un signore di 76 anni che nel ’36 aveva vinto la maratona ai giochi di Berlino (anche se la medaglia era andata al Giappone che aveva invaso la Corea).
Nell’atletica leggera, purtroppo, l’avvenimento principale fu legato al doping. Il nero canadese Ben Johnson aveva fatto ai mondiali di Roma dell’87 un record del mondo fantascientifico: 9’’83. Nell’attesissima finale dei 100 a Seul aveva vinto con una progressione impressionante ed il nuovo record mondiale di 9’’79; il suo rivale Carl Lewis, appena battuto, lo aveva rincorso per stringergli la mano e complimentarsi. Dopo due giorni l’esame antidoping aveva raccontato un’altra storia: Ben Johnson aveva usato uno steroide anabolizzante. L’oro era passato a Carl Lewis, primo atleta a confermarsi campione sui 100 metri, secondo il nero britannico Linford Christie, terzo l’ex primatista mondiale Calvin Smith, ma ben 6 su 8 dei finalisti verranno trovati in seguito positivi al doping (nella foto quella che qualcuno ha definito “la più sporca finale della storia“); Lewis non riuscì a vincer il secondo oro nella staffetta veloce, per un errore al cambio dei frazionisti statunitensi (vittoria dell’Unione Sovietica, davanti alla Gran Bretagna); nei 200 metri, oro al giovane velocista Usa De Loach, meteora capace di correre in 19’’75 a soli 3 centesimi dal record di Mennea, davanti a Carl Lewis; nei 400 tre statunitensi ai primi tre posti (e record mondiale uguagliato nella staffetta 4 x 400), mentre fu solo terzo nei 400 ostacoli il grandissimo Edwin Moses, dietro al connazionale Phillips; nei 110 ostacoli secondo oro olimpico per Roger Kingdom, nero Usa, con 12’’98 a soli 5 centesimi dal mondiale di Nemiah, davanti al britannico Colin Jackson. Nel mezzofondo il Kenya vinse tutte le gare: gli 800 con Ereng, i 1500 con Rono, i 5000 con Ngugi, i 3000 siepi con Kariuki (per l’Italia quarto Lambruschini e solo nono il campione del mondo Panetta). Nei 10.000 oro al marocchino Boutayeb davanti al siciliano Salvatore Antibo. La maratona vide per la prima volta il trionfo – in rimonta – di un atleta italiano, il veneto Gelindo Bordin. Nel lungo secondo oro per Carl Lewis con 8,72 m davanti a Mike Powell, che 3 anni dopo ai mondiali di Tokyo batterà con 8.95 il primato di Beamon del 1968; quarto Giovanni Evangelisti, primatista italiano per 20 anni con 8,43; nell’asta oro al dominatore Sergey Bubka – a lungo primatista del mondo con il 6,15 del 1993 – e podio tutto sovietico (secondo Gataulin), come nel martello con Livtinov oro davanti al leggendario Sedykh. Un bronzo anche per l’italiano Maurizio Damilano nella 20 km di marcia. Nell’atletica femminile la statunitense Florence Griffith vinse a Seul 3 ori e un argento, ma l’idea prevalente la vede come un Ben Johnson al femminile; come il canadese, improvvisamente, poco prima dei giochi, la velocista nera era riuscita a fare tempi che le avrebbero permesso di competere con gli uomini. A Seul umiliò le avversarie sia nei 100 che nei 200: 10”49 nei 100 e 21”34 nei 200. Due record spaziali, il record dei 200 m abbassato di quasi 4 decimi, le due migliori prestazioni di sempre, probabilmente al di fuori di ulteriori miglioramenti; le seconde prestazioni di tutti i tempi arriveranno 10 anni dopo, nel 1998: 10”65 nei 100 e 21”62 nei 200 ad opera di Marion Jones, dopata dichiarata e finita in carcere. Il modo di vincere e primeggiare della Griffith insospettirà tutti, ma l’antidoping non riuscirà mai ad inchiodarla anche perché subito dopo i giochi l’atleta statunitense si ritirerà; 10 anni dopo, a soli 38 anni, morirà; il referto ufficiale parlerà di soffocamento da attacco epilettico. (segue)
Tags In
Tags
Categorie
- Alimentazione (80)
- Antropologia (43)
- Biologia (37)
- Dipendenze (60)
- Cervello e Psicofarmaci (11)
- Dipendenze e salute (34)
- Storia delle droghe (15)
- Ecologia (44)
- Salute (86)
- Invecchiare bene (17)
- Malati e malattia (29)
- Salute e società (40)
- Sessualità (35)
- Sport (98)
- Movimento e salute (28)
- Storia della pallavolo (28)
- Storia dello sport (44)