Olimpiadi di Mosca del 1980 (1)

Olimpiadi di Mosca del 1980 (1)

Nel 1980 in Italia era stato istituito il Servizio Sanitario Nazionale, che prevedeva l’assistenza medica gratuita a tutti i cittadini; a maggio era stata emessa la sentenza per il calcio scommesse e il Milan e la Lazio erano state retrocesse in serie B. La sera del 27 giugno a nord di Ustica, un DC9 della compagna Itavia, partito da Bologna per Palermo, era scomparso dai radar ed era finito in mare erano morti i 77 passeggeri e i 4 membri dell’equipaggio. In Africa la colonia britannica della Rhodesia era divenuta indipendente con il nome di Zimbabwe. A maggio era morto in Jugoslavia il maresciallo Josip Broz Tito, una delle grandi figure del 900; con la sua scomparsa la Jugoslavia avrebbe iniziato una sanguinosa disgregazione.

Nel dicembre del 1979 l’Unione Sovietica aveva invaso l’Afghanistanper sostenere un governo filo-sovietico contro i nazionalisti musulmani. Gli Stati Uniti e i Paesi musulmani erano stati i principali fautori del boicottaggio delle Olimpiadi (anche se il Comitato Olimpico statunitense era propenso alla partecipazione). Oltre agli Stati Uniti avevano aderito al boicottaggio Germania Ovest, Norvegia, Canada, Giappone, Kenya, Arabia, Marocco: in totale 60 Paesi su 141 facenti parte del Cio, A Mosca fu assente anche la Cina, che era da poco rientrata nel CIO, dopo esserne uscita negli anni Cinquanta per protestare contro l’ammissione di Taiwan; parteciparono, invece, Italia, Francia e Gran Bretagna. Il 19 luglio 1980 Leonid Breznev dichiarò aperti i XXII giochi olimpici. Il ginnasta sovietico Nikolay Andrianov lesse il giuramento degli atleti; il cestista Sergej Belov, eroe della finale di Monaco, fu l’ultimo tedoforo.
Nell’atletica il boicottaggio si fece sentire. A Montreal era stato il fondo ad essere stravolto, per l’assenza degli atleti africani; qui l’assenza dei neri statunitensi si fece sentire soprattutto nella velocità. Allo stadio Lenin di Mosca furono, comunque, stabiliti 3 record mondiali in campo maschile e altrettanti in campo femminile. Il medagliere vide l’URSS prima con 15 ori, poi la Germania Est con 11, terzi i britannici con 4 e poi l’Italia con ben 3 ori. Nella velocità l’inglese Alan Wells e il cubano Leonard ottennero lo stesso tempo – 10’’25 – ma la vittoria andò all’inglese; nei 200 metri Wells dovette arrendersi al nostro Pietro Mennea, da un anno primatista mondiale della specialità con 19’’79; terzo il giamaicano Don Quarry, che vincerà l’ultima medaglia olimpica a 33 anni (argento nella 4 x100), alla sua quinta olimpiade. Nel fondo pesò l’assenza del Kenya; gli inglesi ebbero campo libero con Steve Ovett negli 800 metri (secondo Coe) e con Sebastian Coe nei 1500 m (terzo Ovett). Coe è stato uno dei più grandi mezzofondisti di tutti i tempi, il suo mondiale sui 1500 di 1’41’’73 ha resistito per ben 16 anni (dal 1981 al 1997 battuto dal keniano Kipketer); dopo la seconda vittoria olimpica è stato eletto deputato per i Conservatori e nominato poi barone. Nei 5.000 e nei 10.000 grandissima doppietta dell’etiope Mirus Yfter, mentre il tedesco dell’Est Waldemar Cerpinski riuscì a ripetere l’impresa di Bikila, vincendo per due olimpiadi consecutive l’oro nella maratona, La sorpresa olimpica italiana fu Maurizio Damilano, specialista della 20 km di marcia, ma capace di vincere l’oro sulla distanza dei 50 km. Dal punto di vista tecnico da ricordare il mondiale dell’asta portato a 5.78 m da Kozakiewicz, atleta nato in Lituania, vincitore dell’oro olimpico per la Polonia e, infine. campione nazionale della Germania. A Mosca cadde anche il primato mondiale del salto in alto ad opera del tedesco orientale Wessing: 2,36 m il nuovo limite stabilito da un atleta alto oltre 2 metri. Il terzo mondiale lo fece con la misura di 81,80 m il grandissimo sovietico Jurij Sjedich, dominatore della specialità per quasi 20 anni, dal 1976 al 1995. Il suo lancio del 1986 di 86,64 m è ancora oggi primato del mondo. In campo femminile l’unico oro non sovietico o tedesco orientale venne dalla nostra Sara Simeoni (nella foto), con 1.97 m. La campionessa italiana aveva già vinto l’argento a Montreal e lo rivincerà a Los Angeles. Il suo primato mondiale di 2,01 m resisterà 4 anni, dal 1978 al 1982. Lo migliorerà la tedesca Ulrike Meyfarth, oro a Monaco nel 1972 a soli 16 anni e ancora oro a Los Angeles nel 1984, a 28 anni davanti proprio alla Simeoni. (segue)

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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