Povertà alimentare e salute

Povertà alimentare e salute

In tempi segnati da pandemie e guerre spesso ci si scorda delle tante persone che combattono silenziosamente la loro personale guerra all’indigenza. Sono persone e famiglie “invisibili”: non ne parla nessuno, non si vedono nei programmi televisivi e nei social. Eppure sono tanti, soprattutto a Roma. Il recente rapporto della Caritas sulla povertà a Roma racconta una città poco conosciuta, una realtà in cui una persona su quattro (il 23,6%) vive in uno stato di“disagio economico”. La situazione di Roma non è un caso isolato in un Paese che vede aumentare il divario economico tra i pochi italiani con redditi superiori ai 100.000 euro e il resto della popolazione. Nella capitale 4 persone su 10 hanno un reddito inferiore ai 15.000 euro e questo ha un forte impatto sulle scelte alimentari e sulla salute.

Da tempo sappiamo che il fumo, l’abuso di alcol, il cibo poco sano e la sedentarietà sono solo in minima parte una questione di scelte personali. Queste quattro condizioni, insieme allo stress, predispongono a tutte le malattie moderne e sono legate strettamente alla scolarità e al reddito. Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista medica The Lancet ha messo in luce che i redditi bassi possono essere letali come il tabagismo, il diabete o la vita sedentaria, dal momento che non permettono di scegliere il proprio stile di vita.

Tutte le più importanti malattie croniche del resto presentano una forte differenza tra chi ha un alto livello di studio – e di reddito – e chi ha poca scolarità e poche risorse economiche. L’ipertensione, ad esempio, ha uno scarto enorme; colpisce quasi una persone su due con la sola licenza elementare, ma solo una su 10 fra i laureati. Per il diabete la differenza è ancora più marcata: presenta questa malattia il 15% delle persone che si sono fermate alle elementari e solo il 2% dei laureati.

Le differenze di redito comportano diverse scelte alimentari, soprattutto nei confronti dei prodotti più protettivi come frutta e verdura, pescato e frutta secca, che compaiono con maggior frequenza nelle tavole delle famiglie con reddito maggiore. Avere risorse limiate per la spesa è un problema anche quando si ha consapevolezza delle giuste scelte a tavola. Uno studio di qualche anno fa (Moli-sani) ha analizzato gli effetti sulla salute della dieta mediterranea tra gli abitanti del Molise. Che cosa ci ha detto questo studio? Ci ha detto che oggi mangiare cibi protettivi è importante ma non è sufficiente. Cereali integrali e legumi, frutta e verdura, pesce e olio d’oliva fanno bene – oggi come 50 anni fa – ma devono essere scelti da produttori affidabili, perché troppo spesso il cibo di fascia bassa costa poco per la scarsa qualità nutrizionale legata al percorso che lo fa arrivare sulle nostre tavole (la cosiddetta “filiera produttiva”). Mangiare male – questa è la conclusione – costa tanto nel lungo periodo, e sempre più spesso non è una scelta (nella foto Anne-Coster Vallayer, 1771, Zuppiera bianca)

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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