I Disturbi del comportamento alimentare sono sempre più frequenti nel mondo occidentale. Anoressia e bulimia sono in continuo aumento, anche tra la popolazione maschile, e ci segnalano un profondo malessere da parte di chi ne soffre. Nei Paesi anglosassoni si è avuto un aumento di queste patologie tra l’80{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} e il 150{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} negli anni ’60 e ’70. Il cibo, va detto, non è mai soltanto un indispensabile mezzo per ricavare l’energia ed i nutrienti di cui necessitiamo; in molti ambiti e in molte famiglie il cibo è, spesso, l’unico strumento per esprimere stati d’animo, variazioni d’umore, disagio; il modo in cui si mangia può esprimere che ci si sente accettati o rifiutati: il rapporto con il cibo – nelle società del benessere – diventa dunque, anche una comunicazione. Si tratta di un atteggiamento che riguarda in particolar modo le giovani generazioni, quegli adolescenti che trovano difficoltà o impossibilità nell’esprimere con le parole sentimenti ed emozioni verso gli altri. La società consumistica, inoltre, attribuisce troppa importanza all’immagine dei nostri corpi, idealizzando corpi eccessivamente magri, eccessivamente muscolosi, eccessivamente finti. Nelle popolazioni non occidentali i disturbi del comportamento alimentari sono praticamente sconosciuti, con frequenze molto basse. Nelle giovani occidentali le manipolazioni che ingrassano o che dimagriscono troppo il corpo rappresentano anche una risposta alla difficoltà di costruire un’identità di genere, maschile o femminile. Le adolescenti anoressiche, in particolare, sembrano rifiutare il corpo femminile attraverso il dimagrimento, l’esaltazione delle capacità intellettuali e culturali, la negazione della maternità. Il loro corpo diventa un corpo asessuato, in genere il ciclo mestruale si riduce o si perde del tutto. Un esempio tragico di tutto ciò è stata la fotomodella francese Isabelle Caro, che ha permesso al fotografo Oliviero Toscani di fotografare nudo il proprio corpo anoressico per una campagna di sensibilizzazione sulla malattia. La Caro è morta a 28 anni, due anni dopo il servizio fotografico.
Per il Manuale diagnostico e statistico degli psichiatri statunitensi (DSM-IV) possiamo parlare di disturbi del comportamento alimentare in presenza di “persistenti disturbi del comportamento alimentare e/o comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, non secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta, che danneggiano in modo significativo la salute fisica e il funzionamento psicologico”. A questa definizione fa seguito la suddivisione dei disturbi in: anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbi dell’alimentazione atipici.
La diagnosi di anoressia nervosa si basa su tre punti: 1) persistenza di un peso corporeo basso, con Indice di Massa Corporea (IMC) inferiore a 17,5 (il peso in kg diviso per il quadrato dell’altezza in metri; es. se pesiamo 75 kg e siamo alti 170 cm: 75 diviso 2.89, risultato del prodotto 1,7 x 1,7); 2) assenza di mestruazioni (amenorrea); 3) eccessiva importanza attribuita al peso, all’aspetto del corpo, al controllo del cibo. La diagnosi di bulimia nervosa prende in esame 4 aspetti: 1) ricorrenti assunzioni di grandi quantità di cibo, episodi di “abbuffate”, con sensazione di perdita del controllo; 2) diete eccessive o digiuno, vomito autoindotto, uso di lassativi e diuretici, esercizio fisico esagerato (i cosiddetti comportamenti di compenso); 3) eccessiva importanza attribuita al peso, all’aspetto del corpo, al controllo del cibo. Tutti gli altri disturbi dell’alimentazione che non presentano i tratti dell’anoressia nervosa e della bulimia nervosa vengono inclusi nei disturbi dell’alimentazione atipici. Stime attendibili parlano di una frequenza della bulimia tra le ragazze intorno all’1-2{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} e dell’anoressia tra lo 0,3-0,5{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98}. Sono dati che valgono solo per le società occidentali e si riferiscono a tutta la popolazione, a prescindere dal reddito e dalla cultura; la fascia più a rischio sono le donne dai 12 ai 25 anni, ma stanno aumentando i casi precoci, i casi tardivi e quelli riguardanti l’altro sesso. In realtà valutare la reale diffusione dei disturbi dell’alimentazione è molto difficile per almeno due motivi: la negazione del problema da parte di chi ne è coinvolto, la forte incidenza di forme che rimangono nascoste per anni agli stessi familiari. (2007)
