Malattie tropicali neglette

Malattie tropicali neglette

Qualche anno fa si è svolta a Bruxelles una conferenza internazionale sulle malattie tropicali neglette. L’incontro, organizzato da membri del Parlamento europeo, si è concluso con un appello a rivolgere l’attenzione su alcune malattie infettive che stanno decimando intere popolazioni nei Paesi in via di sviluppo. Ulcera di Buruli, febbre dengue, leishmaniosi, cecità del fiume, schistosomiasi, malattia del sonno e malattia di Chagas sono solo alcune delle malattie attualmente trascurate, sebbene siano responsabili di circa 500 000 morti l’anno e di milioni di casi di disabilità; fra il 1975 e il 1999, dei 1400  nuovi farmaci che hanno raggiunto il mercato, solo 13 – meno dell’ 1{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} –  erano molecole utili per le malattie tropicali, mentre fra i farmaci attualmente disponibili, alcuni sono considerati altamente tossici, inefficaci o di difficile somministrazione. Ecco un parziale elenco delle principali malattie infettive tropicali trascurate.

L’ulcera del Buruli è scatenata dal Mycobacterium ulcerans. che agisce nella pelle distruggendo progressivamente derma ed epidermide, con formazione di ulcere; per diffusione è la terza micobatteriosi,dopo tubercolosi e lebbra. L’ambiente gioca un ruolo preponderante nella sopravvivenza del micobatterio, dato che i maggiori focolai sono localizzati in zone paludose naturali o create dall’intervento dell’uomo, a seguito di dighe, cave, deforestazione che conducono alla formazione di acque stagnanti.

La febbre dengue, o Dengue, è causata da 4 virus molto simili ed è trasmessa agli esseri umani dalle punture di zanzare che abbiano già punto una persona infetta. Il virus circola nel sangue della persona infetta per 2-7 giorni e in questo periodo la zanzara può prelevarlo e trasmetterlo ad altri. La malattia è particolarmente presente durante e dopo la stagione delle piogge nelle zone tropicali e subtropicali di Africa, Sudest asiatico e Cina, India, Medioriente, America latina e centrale, Australia e diverse zone del Pacifico. Per ridurre il rischio di epidemie, il mezzo più efficace è limitare il vettore della malattia, la zanzara, eliminando i ristagni d’acqua in prossimità delle zone abitate; bisogna, inoltre, effettuare campagne di disinfestazione. Non esiste un trattamento specifico per la dengue, e nella maggior parte dei casi le persone guariscono completamente in due settimane. Serve riposo assoluto, qualche farmaco per abbassare la febbre e liquidi per ridurre la disidratazione.

La schistosomiasi, o bilharziosi, è causata da vermi platelminti del genere Schistosoma. Il serbatoio del parassita sono gli individui infestati cronicamente; gli ospiti intermedi sono molluschi gasteropodi d’acqua dolce. La schistosomiasi colpisce oltre 200 milioni di persone – soprattutto in Africa, Estremo Oriente, Brasile e Centro America –  e causa quasi 300.000 morti all’anno. La malattia inizia con il contatto in acque dolci contaminate da feci o urine di individui parassitati; le larve dei vermi penetrano nella pelle umana e migrano verso il fegato o verso i vasi della vescica. La malattia non curata può provocare conseguenze pericolose per la vita, provocando danni al sistema urinario e al fegato, tumori della vescica e dell’intestino. La terapia non distrugge il parassita, ma arresta la produzione delle uova; il farmaco più usato a tale scopo è il praziquantel, che consente il miglioramento dell’aspetto clinico ma ha forti effetti collaterali.(2009) (nella foto un manifesto che mostra la lotta contro le malattie tropicali neglette, NTDs) (segue)

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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