Nascita dell’agricoltura

Nascita dell’agricoltura

La nascita dell’agricoltura rappresenta uno degli eventi più importanti della storia umana ed è uno degli argomenti chiave della disciplina chiamata “storia ambientale“, un nuovo modo di guardare al passato, mettendo insieme lo sgaurdo storico e lo sguardo ecologico. Jared Diamond è uno degli dei più importanti storici ambientali dei nostri tempi insieme a William Cosby e William Ruddiman. Biologo, entomologo di professione, Diamond ha dato un impulso decisivo a guardare la storia – e, quindi, il presente – con tutti gli strumenti di cui disponiamo, in particolare con quelli biologici. Nel suo lavoro Armi, acciaio e malattie (1997,  Einaudi) sostiene che il successo delle civiltà europee, nelle conquiste dei secoli passati, sia principalmente legato a tre favorevoli condizioni bio-ambientali dell’Eurasia: 1) la presenza di un numero sufficiente di animali selvatici facilmente addomesticabili; 2) la presenza di specie vegetali facilmente addomesticabili, capaci di fornire un significativo contributo nutritivo; 3) le caratteristiche geografiche del continente che hanno favorito il diffondersi delle innovazioni tecnologiche (assenza di barriere geografiche, come deserti, catene montuose; sviluppo del territorio principalmente da est a ovest e non da nord a sud come Africa e Americhe).

Per il primo fattore ambientale, Diamond ha identificato appena 14 specie animali domesticabili in tutto il mondo. Le cinque più importanti (vacca, cavallo, pecora, capra e maiale) sono tutte native dell’Eurasia dove, inoltre, l’uomo primitivo è giunto con capacità di caccia limitate; i mammiferi presenti hanno potuto evolvere – a fianco dell’uomo – fino al nascere dell’agricoltura e della pastorizia. Negli altri continenti, principalmente nelle Americhe, diverse specie animali, invece, si sono estinte molto prima che l’uomo iniziasse a domesticare piante e animali.

Per quanto riguarda le piante domesticabili, delle quasi 200.000 specie vegetali terrestri, togliendo quelle legnose, quelle che non producono frutti commestibili o non hanno foglie o radici mangiabili, ne restano poche migliaia: gli attuali raccolti agricoli per oltre l’80{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} sono costituiti da 5 cereali (grano, riso, mais, orzo e sorgo), un legume (soia), 3 tuberi (patate, manioca e patate dolci), 2 piante zuccherine (barbabietola e canna da zucchero) e un frutto (banane). Ormai da molti anni non si domesticano specie vegetali utili all’alimentazione, probabilmente perché sono poche le varietà di interesse agricolo su larga scale.

Secondo Diamond in larga parte del mondo sono mancate le “materie prime” su cu far nascere l’agricoltura, mentre nella mezza luna fertile medio orientale si ebbe la fortuna di aver contemporaneamente 9 piante “strategiche”: 3 cereali (orzo, farro e un precursore del grano), 4 legumi (piselli, ceci, lenticchie e cicerchie) e una pianta tessile (lino).
La domesticazione delle piante e degli animali rese possibile produrre e conservare grandi quantità di cibo, permettendo ad una parte dei cittadini, liberati dall’incombenza del sostentamento, di dedicarsi a tempo pieno ad attività come l’artigianato, l’innovazione tecnologica, la realizzazione di strutture politiche e militare. I popoli che rimangono allo stadio di cacciatori-raccoglitori, invece, non sono in grado di produrre eccedenze di cibo tali da sostenere le classi non produttive: gli artigiani, i politici, i soldati. Secondo Diamond i destini dei popoli sono stati così diversi a causa delle differenze ambientali, non biologiche, tra i popoli medesimi. L’idea che l’ambiente naturale influisca sullo sviluppo delle società non è, però, molto popolare tra gli storici ed è stata viene bollata come “determinismo ambientale”. (10-2009)

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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