Cibo nell’arte, dai Neanderthal al ‘500

Cibo nell’arte, dai Neanderthal al ‘500

Cibo nell’arte, un viaggio alla scoperta delle rappresentazioni degli alimenti, simboliche o naturalistiche. L’arte ha saputo spesso rappresentare in modo efficace i complessi rapporti tra il cibo e la società, a partire dalla nostra storia più remota. Contrariamente a quanto si pensava, infatti, già i nostri “cugini” Neanderthal erano capaci di pensiero simbolico e di espressione artistica, come testimoniano le incisioni rupestri – datate 115.000 anni fa – ritrovate in siti spagnoli, quasi 20.000 anni prima dell’arrivo di Homo sapiens in Europa- La massima espressione dell’arte rupestre paleolitica dei Sapiens la troviamo ancora in Spagna, nei graffiti preistorici delle grotte di Altamira – datate 18.000 anni fa con raffigurazioni di animali e scene di caccia, la principale attività con cui allora ci si poteva procurare proteine animali. Dalle caverne arriviamo con un lungo salto alle ville patrizie romane, agli splendidi mosaici di Pompei in cui vediamo piatti prelibati, in particolare pesci pregiati, e scene di banchetti riservati alle classi sociali più elevate.

In quasi tutta l’arte medievale e rinascimentale, invece, il cibo è raramente protagonista, con l’eccezione dei banchetti mitologici e della rappresentazione dell’ultima cena di Gesù. Il forte simbolismo medievale aveva inevitabilmente un forte impatto su tutte le raffigurazioni artistiche del periodo. I cibi che vediamo nella pittura – così come gli animali – sono simboli precisi che rimandano alla morte (l’uva nera, il pollo), a Cristo (il pesce) o al suo sangue (il melograno), alla vita (il pane, il vino, l’uva bianca), alla nascita (le uova) e così via. L’arte nel complesso sembra ignorare il mondo culinario dell’epoca. “L’ultima Cena di Giotto presente a Padova nella Cappella degli Scrovegni degli inizi del 1300, nonostante l’evidente ispirazione medievale, contiene elementi di prospettiva piuttosto moderni. Il cibo, però, è quasi assente, con la tavola appena visibile.

Nel 1500 le cose iniziano a cambiare. Con la pubblicazione nel 1517 delle 95 tesi del frate agostiniano Martin Lutero, inizia la Riforma protestante, che porterà alla separazione (scisma) dalla Chiesa Cattolica; nei territori che oggi corrispondono a Belgio e Olanda molti artisti iniziano a dare meno spazio alle scene bibliche e alle di vite dei santi, a vantaggio di aspetti della vita quotidiana, compresi gli alimenti e i piatti del tempo. Due buoni esempi di questa tendenza sono la “Scena di mercatoe il “Banco di macelleriadipinte dall’olandese Pieter Aertsen a cavallo tra 1550 e 1551. In queste due opere finalmente i cibi non sono più simbolo di qualcos’altro, ma riproducono fedelmente la realtà, con le stesse modalità utilizzate per il ritratto. Un’altra opera di Aertsen merita attenzione, per la sua singolarità. Nel quadro “Cristo in casa di Maria” (nella foto) del 1552, a dispetto del titolo, in primo piano vediamo una natura morta con un grande coscio d’agnello e solo sul fondo compare l’episodio biblico che dà il nome al dipinto. Si tratta di una vera rivoluzione, possibile solo a molti chilometri di distanza da Roma e in piena atmodfera prtoestante. (10-2014)

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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