Il 27 luglio inizieranno a Londra le trentesime Olimpiadi moderne; oltre alle normali attese per gli eventi sportivi, da alcuni mesi si discute sugli sponsor dei giochi. Il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) ha deciso di accettare la sponsorizzazione di Dow Chemical e Bp, due delle maggiori e potenti industrie multinazionali della chimica e dell’energia.
La Dow Chemical ha acquistato 11 anni fa la Union Carbide, responsabile del più grave disastro della storia dell’industria chimica mondiale: la tragedia di Bhopal in India. Nel 1984 a Bhopal morirono 6.000 persone nel giro di poche ore, circa 20.000 negli anni successivi. Nella fabbrica di pesticidi indiana esplose una cisterna e fuoriuscirono 40 tonnellate di isocianato di metile e di altre sostanze tossiche. Dopo quasi 30 anni oltre 500.000 indiani subiscono ancora le conseguenze di quell’incidente (dati ufficiali): migliaia di tonnellate di residui tossici sono tuttora esposte alle intemperie e nel corso degli anni le sostanze tossiche hanno contaminato le falde idriche di una vasta popolazione. La Dow Chemical ritiene conclusa la vicenda Bhopal con i 470 milioni di dollari versati in risarcimenti al governo indiano. Le autorità indiane, invece, chiedono 1,7 miliardi di dollari per le vittime del disastro e il Comitato Olimpico indiano contesta la scelta del Cio sulla Dow Chemical: la questione, pertanto, è ancora aperta.
L’altro sponsor contestato è la Bp, ex British Petroleum, responsabile nel 2010 di uno dei più gravi disastri ecologico-petroliferi della storia, quello nel Golfo del Messico. A seguito del disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (nella foto) , affiliata alla British Petroleum, milioni di barili di petrolio ancora galleggiano sulle acque di fronte alle coste statunitensi di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida. Secondo molte associazioni ecologiste la scelta della Bp appare fuor luogo anche a causa del coinvolgimento della multinazionale nell’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose del Canada e nello sviluppo di campi petroliferi nel mare Artico russo.
La contestazione della sponsorizzazione per le Olimpiadi non si limita a chi produce inquinamento, malattie e morte con il petrolio e la chimica; anche il modello alimentare nordamericano sta producendo – in America e nel resto del mondo – una pandemia di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e tumori. Associare allo sport olimpico i due principali marchi del fast-food – Coca Cola e Mc Donald’s – a molti appare un controsenso, un messaggio schizofrenico, soprattutto per le giovani generazioni. (6-2012)
Dicembre 10, 2025
