Ricordo di Eric Hobsbawm

Ricordo di Eric Hobsbawm

E’ morto a 95 anni Eric J. Hobsbawm, uno dei più importanti storici del ‘900. La sua opera più famosa sono 4 volumi che raccontano la storia dal 1848 al 1991; l’ultimo volume della tetralogia, Il secolo breve, è uno dei libri di storia più famosi degli ultimi anni. Il suo ultimo saggio – pubblicato pochi mesi prima della morte –  è stato un libro su Marx, Come cambiare il mondo. Ristudiando Marx (BUR Rizzoli, 2012), che ha inaspettatamente scalato le classifiche inglesi di vendita. Lo ricordiamo con alcuni brani di una sua intervista recente.

  1. Marx è ancora un grande pensatore del nostro tempo, anche se paradossalmente sono stati i capitalisti a riscoprirlo e non i socialisti”.
  2. Ci sono due ragioni che spiegano la sua importanza. Innanzitutto la fine del marxismo ufficiale dell´Unione Sovietica ha liberato Marx dall´identificazione con il leninismo e con i regimi leninisti. In questo modo è stato possibile recuperare il suo pensiero e quel che aveva da dire riguardo al mondo. Ma, soprattutto, il capitalismo globalizzato che si è sviluppato dagli anni 1990 era quello descritto da Marx nel Manifesto”.
  3. “Ho capito che Marx era tornato quando fui contattato dal direttore della rivista che United Airlines pubblica per i suoi passeggeri, che sono quasi tutti uomini d´affari americani. Avevo scritto un articolo sul Manifesto: mi chiesero di poterlo pubblicare, erano interessati al dibattito. Qualche tempo dopo George Soros mi chiese che cosa pensavo di Marx. Lì per lì diedi una risposta ambigua. “Quell´uomo – disse Soros – scoprì 150 anni fa qualcosa sul capitalismo di cui dobbiamo tener conto oggi”. Non c´è dubbio che Marx sia tornato al centro della scena».
  4. “C´è stato un sondaggio della BBC che l´ha eletto come il filosofo più grande. Se si digita il suo nome su Google, tra gli intellettuali è superato soltanto da Darwin ed Einstein, ma viene prima di Adam Smith e Freud”.
  5. “I profitti economici devono essere uniti a misure che assicurino il benessere della popolazione, non fosse altro che per evitare pericoli sociali e politici creati da squilibri eccessivi. Queste idee nacquero come reazione allo sviluppo dei partiti laburisti e socialisti alla fine del diciannovesimo secolo e ancora adesso, per fortuna, distinguono l´Europa occidentale dagli Stati Uniti.”
  6. “L’effetto più evidente della globalizzazione è stato quello di privare gli Stati delle risorse per la distribuzione del benessere pubblico, a causa della de-industrializzazione e dello spostamento dell´economia mondiale verso l´Oriente. Fino al crollo del 2008 questo processo è stato accelerato e non governato. Con un indebolimento sistematico delle istituzioni pubbliche a spese di uno straordinario arricchimento privato.”
  7. “L´analisi fondamentale dello sviluppo storico fatta da Marx resta valida. Ma, quella che egli chiamava “la società borghese”, non era e non poteva essere la fine del capitalismo. Era una fase temporanea, come lo sono state altre. Quello che resta vero è che si creano profonde ineguaglianze sociali e morali”.
  8.  “Penso ad azioni di autorità globali sovranazionali. Può essere difficile da immaginare se non considerando accordi tra super Stati politicamente decisivi ma non si può lasciare tutto il potere alla finanza privata. I problemi sono evidenti a tutti, Marx ci ha offerto un metodo: il pubblico deve poter governare il cambiamento, le disuguaglianze devono essere ridotte dallo Stato”.
  9. Le vecchie economie occidentali ora in declino perdono il loro livello di vita e quelle emergenti sognano di raggiungere i livelli di vita dell´Occidente. Questo provoca una doppia pressione: su chi sta vedendo tramontare il suo status e su chi fa di tutto per accrescerlo. È questo che sta mettendo in crisi l´idea di sviluppo”.
  10. Ma come si può essere marxisti oggi? Non certo ritornando all´Ottocento, è evidente. Non possiamo mettere a rischio, neppure per un momento, il progresso intellettuale e le conquiste, politiche, sociali e di libertà, ottenute negli ultimi due secoli dagli uomini e dalle donne. Ma dobbiamo cercare un nuovo equilibrio tra pubblico e privato, tra l´idea di sviluppo e la sua sostenibilità in questo nostro mondo. Per questo nostro mondo”.

(dall’intervista a Eric Hobsbawm, La Repubblica, 28 gennaio 2011) (nella foto: Il giorno della costituzione di Isaak Brodsky, 1930) –

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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