Nel 2024, dopo la pandemia,  il Laboratorio di Ecologia della Salute è riemerso da una specie di letargo, per valorizzare la rete di relazioni sviluppata negli anni precedenti, canalizzando tale patrimonio di risorse nella direzione della nascita di un vero e proprio Movimento di Ecologia della Salute fondato sulla complessità e l’approccio sistemico. I componenti del Gruppo di Coordinamento di tale progetto (Mara Luigia Alunni, Sergio Boria, Serena Dinelli, Simona Gasparetti, Franca Mora, Maria Laura Scarino, Daniele Segnini e Margherita Sestieri), hanno aperto le proprie case organizzando incontri nel segno del dialogo e della convivialità, di volta in volta invitando due o tre realtà operanti nel territorio della città di Roma. Tali incontri si sono rivelati come dei momenti di confronto generativi di profonde intuizioni condivise intorno al tema della salute, frutto di un dialogo interdisciplinare concretamente possibile in quanto radicato in una comune visione complessa e sistemica della vita.  Ne è emerso un orizzonte inedito, originale, a tratti sorprendente, del modo in cui può intendersi la salute. Nel momento in cui quest’ultima non sia intesa come assenza di malattia, e sia quindi ridefinita in un modo che non implichi un approccio medico-centrico, ci si lascia infatti alle spalle il pensiero preventivo (cosa fare o non fare per evitare di ammalarsi) e ci si inoltra nel territorio in gran parte inesplorato che riguarda ciò che è necessario e possibile fare per evolvere come individui e come comunità verso livelli sempre più elevati di benessere, senso di integrazione, e pienezza del vivere. Proviamo ad immaginare un mondo in cui le persone abbiano la possibilità concreta, la mentalità e il bagaglio di conoscenze per potersi prendere cura di sé. Un mondo in cui le conoscenze di base che derivano dagli vasti studi sui rapporti fra stress e funzionamento della rete psico-neuro-endocrino-immunologica individuale (PNEI), così come dalle due grandi recenti rivoluzioni rappresentate dall’epigenetica e dagli studi sul microbioma, siano patrimonio comune traducendosi in pratiche ampiamente condivise. Immaginiamo un mondo animato da un prendersi cura, socialmente condiviso, nel contesto dei rapporti di genere, o familiari, o di comunità (condomini, quartieri, ambienti di lavoro, organizzazioni di varia natura). Un prendersi cura fondato sul rispetto, sulla curiosità, sull’ascolto attivo, sulla nonviolenza, sul dialogo aperto e sulla ricerca di forme di convivenza basate sulla costruzione della consensualità. Immaginiamo un mondo in cui partecipazione, cooperazione e mediazione creativa dei conflitti, siano parole chiave del vivere comune intorno alle quali si organizzi un modo nuovo di attraversare l’esperienza della cittadinanza. Una cittadinanza che sia attiva nella pratica della solidarietà e della difesa/cura dei beni comuni. Immaginiamo, infine,  un mondo attraversato da una cultura che valorizzi e difenda le diversità (sia biologiche che culturali), e in cui ogni persona abbia la possibilità di esprimere il proprio potenziale umano. Un mondo, inoltre, in cui la ricchezza sia equamente distribuita, e in cui le disuguaglianze a livello sociale siano minimizzate sia all’interno dei singoli paesi, che tra un paese e l’altro. Tutto ciò che va in questa direzione è promozione della salute. Immaginiamo poi un mondo attraversato da una diffusa coscienza ecologica, un mondo in cui Homo Sapiens  finalmente giunga a fare propria la consapevolezza della sua posizione nel sistema-Terra e dell’impatto delle sue scelte su di esso. In tale ottica sono promozione della salute tutte quelle pratiche che ci permettono di creare un legame personale sul piano percettivo-sensoriale con l’ambiente naturale, offrendoci gli strumenti per monitorarne direttamente i cambiamenti nel tempo. Infine, possiamo immaginare un mondo in cui l’educazione alla salute inizi sin dai primissimi anni di vita, partendo dalla relazione di attaccamento madre-bambino, per arrivare alla scuola.  Nella nostra visione la promozione della salute, evoluzione della storica definizione dell’OMS (1948) e trattata con le chiavi di lettura della complessità e dell’approccio sistemico, mostra una profonda valenza politica. Si tratta, infatti, di ripensare le forme della convivenza e dell’organizzazione sociale, rifondandole secondo l’ottica della salute.  Impegnarsi nel partecipare al Movimento di Ecologia della Salute ci appare di per sé come una pratica di salute in quanto portatrice di senso nella vita di ciascuno di noi.

(dal documento di presentazione del Movimento di Ecologia della Salute sulla rivista Percorsi)