Il tè tra storia e salute

Il tè tra storia e salute

Seconda solo all’acqua per diffusione mondiale, il tè è una delle bevande più ricche di storia che l’umanità abbia mai conosciuto. Nasce dalle foglie di un’unica pianta, la Camellia sinensis, un arbusto sempreverde che cresce nei climi umidi dell’Asia orientale e dal quale, attraverso differenti tecniche di lavorazione, prendono vita tutte le varietà che conosciamo: dai tè verdi più delicati ai tè neri più corposi, passando per tè bianchi, oolong, gialli e pu-erh.

Le origini del tè sono avvolte nella leggenda e affondano in un passato lontanissimo. Sebbene le prime testimonianze scritte sul suo consumo risalgano al III secolo d.C., la tradizione cinese parla di una scoperta avvenuta oltre 5.000 anni fa. In quei tempi remoti, il tè non si beveva: le foglie erano utilizzate come medicamento, per alleviare dolori e infiammazioni. Solo più tardi si iniziò a lavorarle ed essiccarle, ottenendo dei panetti solidi da sbriciolare e far bollire in acqua insieme a sale, spezie, agrumi o, in alcune regioni, persino cipolle. Durante le dinastie Tang e Song il tè divenne un simbolo di raffinatezza e un prezioso bene economico: parte del tesoro imperiale, mezzo di pagamento nelle transazioni con i popoli del Nord, persino monopolio di Stato. In quest’epoca le foglie venivano ridotte in una polvere sottile e mescolate nell’acqua calda con un frustino di bambù, in una pratica che avrebbe ispirato la cerimonia del tè giapponese. Con la dinastia Ming, nel XIV secolo, la preparazione si semplificò e divenne molto simile a quella attuale: foglie essiccate lasciate in infusione in acqua calda per pochi minuti. L’arrivo del tè in Europa avvenne nel ‘600 grazie ai commerci portoghesi, ma fu Londra la prima città ad avere locali dove consumarlo. La bevanda ebbe successo e la Compagnia Inglese delle Indie Orientali cominciò a importarlo in grandi quantità, trasformando il tè in un simbolo dell’Impero britannico. Nel XIX secolo, con l’introduzione delle coltivazioni in India da parte degli inglesi, nacquero alcune delle varietà più apprezzate al mondo, come il pregiato Darjeeling e l’aromatico Earl Grey.

Oltre alla sua storia, ciò che rende il tè una bevanda unica è la ricchezza dei composti bioattivi presenti nelle sue foglie. La caffeina è responsabile dell’effetto stimolante; la teanina produce invece un effetto calmante e favorisce la concentrazione, modulando l’impatto della caffeina. Catechine e altri polifenoli, abbondanti nel tè verde e in quello bianco, hanno un’importante azione antiossidante; teobromina e teofillina sono alcaloidi stimolanti. Il modo in cui il tè viene preparato modifica significativamente sia il suo sapore sia i suoi effetti. Nell’infusione breve, di circa 2 minuti, si estrae principalmente la caffeina; nell’infusione lunga, invece, si estraggono di più i tannini, che legandosi alla caffeina ne attenuano l’azione stimolante e rendono il gusto più amaro e astringente.

Dal punto di vista psicoattivo diversi studi clinici hanno dimostrato che  il tè migliora la concentrazione prolungata, la vigilanza, i riflessi. Pur essendo una bevanda sicura, il tè richiede alcune attenzioni. Un consumo eccessivo, superiore alle 6 o 8 tazze al giorno, può dare insonnia, irritabilità, tachicardia e disturbi gastrointestinali. I tannini, inoltre, possono interferire con l’assorbimento del ferro. Nei bambini il tè non è raccomandato sotto i 5 anni e va limitato durante l’età scolare. In gravidanza, come per tutte le fonti di caffeina, non bisogna superare i 200 mg al giorno.

Negli ultimi vent’anni il tè è stato oggetto di numerosi studi di popolazione che hanno analizzato i suoi effetti sulla salute a lungo termine. I risultati più solidi riguardano l’apparato cardiovascolare: in ampie popolazioni asiatiche, il consumo regolare è associato a una riduzione della mortalità cardiovascolare e del rischio di ictus. Per quanto riguarda il metabolismo glucidico diverse ricerche suggeriscono una modesta riduzione del rischio di diabete di tipo 2 nei consumatori abituali di tè verde, probabilmente grazie all’azione delle catechine sulla sensibilità insulinica. Alcuni grandi studi osservazionali, infine, come la China Kadoorie Biobank, indicano inoltre un’associazione tra consumo quotidiano di tè e una maggiore longevità. In definitiva, il tè è una bevanda che unisce tradizione, piacere e diversi di composti naturali di grande interesse scientifico. (nella foto Natura morta con tazze da tè di Pieter Gerritsz Van Roestraeten, 1685)

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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