Acqua bene comune

Acqua bene comune

Acqua bene comune, sembra assurdo doverlo ricordare, eppure il capitalismo liberista di oggi la considera smpre di più una merce. Riccardo Petrella, economista-politico dell’Università Cattolica di Lovanio, da molti anni si batte per un diritto negato a oltre un miliardo e mezzo di donne e uomini e ha costituito il Comitato internazionale per il Contratto Mondiale sull’Acqua. La storia dell’umanità è la storia del suo rapporto con l’acqua, segnata da quattro “conquiste”, succedutesi nel tempo. La prima “conquista dell’acqua” è stata quella delle antiche civiltà – i Romani, in particolare –  che con pozzi e cisterne di raccolta dell’acqua piovana riuscivano a raccogliere l’acqua e poi distribuirla con canalizzazioni e acquedotti. Le tecnologia idrauliche trasformarono l’acqua in una fonte di energia: fu la seconda “conquista” – dice Petrella. La terza conquista, forse la più importante, fu la conquista “microbica”: grazie a Louis Pasteur fu possibile la potabilizzazione dell’acqua, sino ad allora bevanda pericolosissima. La quarta conquista, la più recente, è quella che, in questi ultimi anni, ha imposto il concetto che l’acqua è un merce come le altre e che sia quindi possibile e conveniente privatizzarla.

Il comitato preseduto da Petrella ha presentato nel 1998 un manifesto che tutti dovrebbero leggere e conoscere. Eccone i punti salienti. “Veniamo dall’Africa, dall’America Latina, dal Nord America, dall’Asia e dall’Europa. Ci siamo riuniti con nessun’altra legittimità o rappresentatività se non quella di essere cittadini preoccupati dal fatto che 1 miliardo e 400 milioni di persone del pianeta non hanno accesso all’acqua potabile. Questo è intollerabile. In quanto fonte di vita insostituibile per l’ecosistema, l’acqua è un bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune. A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata. L’acqua è patrimonio dell’umanità. La salute individuale e collettiva dipende da essa. L’agricoltura, l’industria e la vita domestica sono profondamente legate ad essa. Il suo carattere «insostituibile» significa che l’insieme di una comunità umana — ed ogni suo membro — deve avere il diritto di accesso all’acqua, e in particolare, all’acqua potabile, nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività economiche. Mentre nel passato la condivisione dell’acqua è stata spesso una delle maggiori cause delle ineguaglianze sociali, la civilizzazione di oggi riconosce l’accesso all’acqua come un diritto fondamentale, inalienabile, individuale e collettivo. Il diritto all’acqua è una parte dell’etica di base di una buona società e di una buona economia”.

Emilio Molinari – Presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua –  ha ricordato che va tutelato e garantito a tutti – senza alcuna tariffa – il minimo necessario di acqua per garantire la vita, quantificato dall’OMS in 50 litri al giorno a persona. In secondo luogo, bisogna contrastare lo spreco idrico, incentivando il risparmio e penalizzando il consumo eccessivo. In Italia il 30{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} dell’acqua potabile viene sprecato per l’inefficienza delle infrastrutture idriche. Infine, va ribadito che l’acqua non è una merce, ma un diritto esattamente come l’educazione, la sanità e la giustizia. L’acqua è un diritto fondamentale. Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo c’è il diritto alla vita: senza acqua non c’è diritto alla vita.  (12-2011)

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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