La malaria è la “malattia dei poveri” ed è la seconda malattia infettiva al mondo per morbilità e mortalità, dopo la tubercolosi. Le prime testimonianze verificate le troviamo nel 2700 a.C. in Cina, mentre la prima descrizione del quadro clinico della malaria risale a Ippocrate. Lo sviluppo della malaria si spostò in seguito verso l’Italia, dove la sua diffusione venne ostacolata dall’abilità dei Romani nel curare i campi agricoli e dalle loro opere di bonifica. Nel 1902, per la scoperta della modalità di trasmissione della malaria aviaria, venne insignito del Premio Nobel il medico militare inglese Ronald Ross; molti pensano che lo avrebbe meritato lo zoologo italiano Giovanni Battista Grassi, che studio ed identificò il vero responsabile della malaria umana prima di Ross; cinque anni dopo, nel 1907, un secondo Premio Nobel sugli studi malarici fu assegnato al medico francese Alphonse Laveran. Particolare importante: dei primi 7 Premi Nobel assegnati per la medicina e la fisiologia – dal 1901 al 1907 – quattro riguardarono malattie infettive; infatti, oltre ai due legati alla malaria nel 1901 si premiò un lavoro dulla difterite e nel 1905 gli studi di Robert Koch sulla tubercolosi.

Il termine “malaria” è internazionale e deriva un termine medievale italiano “mal aria” ovvero aria cattiva. Alla fine del 1800 si avevano in Italia 15.000 morti all’anno per malaria, con febbri estivo – autunnali, soprattutto nel Sud. La malaria in Italia è stata eliminata intorno agli anni ’50. Il problema dagli anni ’50 in poi si è spostato definitivamente al Terzo mondo. Ogni anno, più di un milione di persone, l’80% delle quali vive nell’Africa sub-sahariana, muore per la malaria. I più minacciati sono i bambini piccoli: ogni trenta secondi, la malaria ne uccide uno. Il 40% circa della popolazione mondiale è esposto al pericolo di contagio. Contrarre la malaria – sostiene l’UNICEF – significa staccare un abbonamento permanente per la miseria. Questa malattia, infatti, sottrae preziose forze lavorative e produttive alle economie di molti Paesi africani, provocando elevati costi sanitari e un aumento della povertà.

La malaria è una malattia infettiva causata da protozoi del genere Plasmodium, trasmessi all’uomo dalle femmine della zanzara del genere Anopheles. Ogni anno colpisca dai 300 ai 500 milioni di persone: il 90% dei casi sono nell’Africa sub-sahariana, dove negli ultimi 25 anni c’è stato un aumento del 40% dei casi. Ancora oggi in Africa è la prima causa di morte. Non esiste ancora un vaccino; esistono, invece, farmaci che possono curarla e limitarne gli effetti, ma che presentano diversi problemi. La clorochina, utilizzato comunemente dalla popolazione, risulta ormai inefficace (le zanzare hanno sviluppato un ceppo di resistenza a questo componente); altri farmaci antimalarici risultano “troppo complicati” da prendere o troppo costosi. La malaria, purtroppo, è diventata una malattia dei poverie, come tale, non richiama quelle risorse e quegli investimenti che solitamente si dedicano alle malattie dei ricchi” (obesità, ipertensione). Il progetto Affordable Medicines Facility for Malaria di Medici senza frontiere sovvenzionerà il prezzo delle terapie combinate a base di artemisia (ACT), il migliore trattamento contro la malaria che esiste oggi. Il progetto si prefigge l’obiettivo di ridurre il costo del nuovo farmaco per portare fuori dal mercato i più datati e inefficaci trattamenti che continuano ad essere acquistati perché sono molto meno cari. Nel 2012, inoltre, dopo 70 anni di ricerche, forse sarà pronto un vaccino contro la malaria. La sperimentazione finale, iniziata a maggio 2009 porterà alla registrazione entro 3 anni, in accordo con l´Organizzazione Mondiale della Sanità. (2007)