Estinzioni di massa

Estinzioni di massa

Le estinzioni che coinvolgono un grande numero di “famiglie biologiche” vengono dette estinzioni di massa.  Con i dati attualmente disponibili, sembrano essere state 23 le estinzioni di massa del passato; molte estinzioni hanno riguardato soltanto forme di vita unicellulari, ma negli ultimi 540 milioni di anni ci sono state 5 estinzioni di massa, ben documentate, di piante e animali marini, con una perdita del 75-95 {549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} delle specie.
La prima estinzione è avvenuta circa 438 milioni di anni fa, alla fine dell’era geologica detta Ordoviciano, la seconda 355 milioni di anni fa  alla fine del Devoniano; la terza , alla fine del Permiano circa 250 milioni di anni fa, è stata la più devastante: si presume che scomparve quasi il 96{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} delle specie marine; la quarta estinzione è datata alla fine del Triassico (205 milioni di anni fa); la quinta e più famosa estinzione risale a 65 milioni di anni fa ed è quella in cui, alla fine del Cretaceo, scomparvero i dinosauri e molti altri animali.
La fine dei dinosauri viene ormai da tutti fatta risalire all’impatto di un meteorite con la Terra; resta da vedere se la conseguenza principale dell’impatto sia stata la forte riduzione della biomassa necessaria ai grandi rettili erbivori, l’abbassamento della temperatura che ha ridotto il metabolismo di animali probabilmente eterotermi, l’oscuramento dell’atmosfera per la nube sollevata dall’impatto o una combinazione di questi fattori. Nell’altra grande estinzione, quella del Permiano, scomparvero il 95{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} delle specie marine e il 70{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} delle specie terrestri. Secondo una recente ricerca britannica (M. Sephton), l’estinzione fu il risultato di una prolungata attività vulcanica che ebbe come centro l’attuale Siberia. Le eruzioni produssero piogge acide e assottigliarono lo strato di ozono atmosferico, permettendo ai raggi ultravioletti provenienti dal Sole di arrivare sulla superficie terrestre, distruggendo il 70{549819c886eef5e6ddc79b14eb6761d93ce67e120ea8d6713f3f621eb1d89f98} delle piante; riuscirono ad adattarsi al nuovo ambiente quasi solo piante semplici e muschi; i funghi, invece, riuscirono a sopravvivere perfettamente, nutrendosi del legno reso disponibile dalla catastrofica deforestazione. Paul Crutzen, un chimico olandese premio Nobel per gli studi sulla fascia dell’ozono, ha scritto che la nostra specie è approdata all’Antropocene, un’epoca geologica dominata dall’uomo in cui il pianeta rischia la sesta estinzione di massa. Le attività della nostra specie hanno, infatti, trasformato da un terzo a metà della superficie del pianeta, modificando la maggior parte dei principali corsi d’acqua e alterando la composizione dell’atmosfera. Forse siamo sul punto di causare una catastrofica crisi ecologica le cui conseguenze sono facilmente immaginabili, scordandoci che portare all’estinzione le altre specie, significa tagliare il ramo su cui tutti ci troviamo. (2012)

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Biologo Nutrizionista

Laureato in Scienze biologiche (110/110 e lode) all’università La Sapienza di Roma, iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (n. 050515), membro dell’Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani (ABNI), di Slow Food.

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