Paul Connet è un professore statunitense; insegna chimica ambientale nel New Jersey: oltre ad essere professore emerito, Connet è anche un ambientalista convinto. Il suo nome è associato alla strategia “rifiuti zero” che ha di recente presentato alla Commissione per la sostenibilità ambientale dell’Onu. La prima sua proposta è, naturalmente, l’organizzazione della raccolta differenziata. Il passo successivo è una raccolta differenziata porta a porta, con contenitori per 4 tipi di scarti: organico, carta, multi materiale (vetro, metallo, lattine, plastiche) e scarti non riciclabili. Il terzo passo prevede la realizzazione di un impianto per trasformare gli scarti organici in un materiale detto compost, da utilizzare come fertilizzante in agricoltura. Nella quarta mossa si realizzano impianti per recuperare e riutilizzare la carta, i metalli, il vetro e le plastiche. La quinta e la sesta mossa comportano una radicale messa in discussione del nostro modello di vita iperconsumistico; da un lato bisogna ridurre alla fonte l’immensa quantità di rifiuti giornalmente prodotta (ad esempio, sostituendo stoviglie e bottiglie di plastica, con la diffusione di sistemi alla spina nella vendita di latte, bevande, detergenti e prodotti alimentari); dall’altro andrebbero realizzati centri per la riparazione e il riutilizzo delle cose, compresi gli edifici (mobili, porte, finestre, materiali in legno, in ceramica ed edilizi andrebbero riparati e riutilizzati). Le ultime tre mosse: tariffe che facciano pagare tantissimo chi produce grandi quantità di rifiuti non riciclabili, realizzazione di impianti di selezione e recupero dei rifiuti residui sfuggiti alla raccolta differenziata e, infine, il risparmio e il recupero energetico tramite digestione batterica anaerobica.
Seguendo questo iter si potrebbe raggiungere entro il 2020 l’azzeramento dei rifiuti. Fantascienza? Utopia? Sicuramente un progetto impegnativo, ma va ricordato che a Brescia e a Milano, a Terni e a Brindisi, a Colleferro e forse a Fiumicino, l’alternativa sono stati o saranno gli inceneritori, l’invenzione più assurda degli ultimi anni: impianti che si limitano a ridurre il volume dei rifiuti, con combustioni a temperature altissime, trasformandoli in ceneri e buttando il resto –diossine comprese – nell’atmosfera. Centinaia di studi scientifici sulle popolazioni esposte agli inceneritori hanno dimostrato la presenza di danni gravi per la salute. Gli inceneritori funzionano come delle gigantesche sigarette: se ha un senso la scritta “Il fumo uccide”, possiamo comprendere la secca affermazione di Dominique Belpomme, presidente dell’Associazione francese per la ricerca contro il cancro: “L’incenerimento dei rifiuti è un crimine contro l’umanità”. (1-2012)
