L’importanza dello sport è spesso sottovalutata, soprattutto se si pensa che si tratta di un’attività umana che riguarda almeno quattro importanti dimensioni: salute, educazione, socialità, qualità della vita. Lo sport di base e l’attività fisica, pertanto, dovrebbero costituire un diritto fondamentale di tutti i cittadini. Naturalmente, non ci si riferisce qui allo “sport di prestazione”, basato su competizione ed “etica del risultato”, quanto piuttosto ad attività insieme legate al gioco, al corpo ed alla mente; attività in grado di valorizzare le diverse capacità, le diverse motivazioni, le differenze di età e di sesso, il diverso modo in cui tutti possono incontrarsi, integrarsi, conoscersi.

Come sostiene Luigi Cancrini, fare prevenzione con lo sport dovrebbe significare soprattutto far rispettare il diritto allo sport e all’attività motoria per quella parte di popolazione giovanile che attualmente ne è esclusa. Far prevenzione significa, inoltre, metter in discussione il “dogma centrale” di molti allenatori e istruttori sportivi: selezionare già da piccoli i futuri atleti per indirizzarli ad una pratica sportiva fatta soprattutto di agonismo. Alla luce delle straordinarie possibilità dello sport nell’età evolutiva, sembra, inoltre, urgente, attivare politiche sociali che garantiscano a tutta la popolazione giovanile l’accesso ad una pratica sportiva che metta insieme gioco e avventura, incertezza del risultato ed impegni compatibili con le attività quotidiane (forse l’unico modo serio per poter parlare di sport come prevenzione ai comportamenti d’abuso).

Con allenatori motivati e preparati si potrebbe finalmente costruire uno “sport per tutti”, un modello di gioco sportivo centrato sull’individuo e non sulla prestazione, centrato sulla predisposizione biologica al movimento e non sull’esasperazione tecnica e tecnologica dell’atleta. Uno sport per tutti che diventi anche uno sport per ognuno, ovvero uno sport adatto e accessibile – anche e soprattutto in termini di tempi e costi – alle reali possibilità dei bambini e degli adolescenti, di chi lavora e di chi ha smesso, di chi se lo può permettere e di chi non ha abbastanza risorse. (4-2007)