Lo psichiatra torinese Paolo Crepet ha posto le nuove generazioni al centro di molti suoi lavori (Cuori violenti. Viaggio nella criminalità giovanile, Feltrinelli, 1995; Non siamo capaci di ascoltarli. Riflessioni sull’infanzia e sull’adolescenza, Einaudi, 2001; I figli non crescono più, Einaudi, 2005). Crepet nei suoi libri osserva un generale cambiamento del concetto di identità sessuale nelle più recenti culture giovanili. Se nel passato ogni ambivalenza in materia sessuale comportava emarginazione, oggi – dice Crepet – assistiamo tra i giovani a due fenomeni eclatanti e simmetrici: la mascolinizzazione della femmina ed la femminilizzazione del maschio, come testimoniano i codini dei ragazzi ed i tatuaggi delle loro coetanee. Molti adulti sono spaventati dall’emergere di questa incertezza nei tradizionali ruoli sessuali, non cogliendone l’opportunità che essa offre tanto alle femmine – che crescendo più forti e decise potranno farsi rispettare meglio delle loro madri – quanto ai maschi – che crescendo più sensibili potranno essere meno superficiali dei loro padri alle emozioni. Crepet conclude che oggi più che mai non servono “corsi di educazione sessuale” ma percorsi di esplorazione ed accompagnamento alle relazioni affettive. Dunque “parlare della sessualità” ma attenzione – ci avverte la psicologa Silvia Vegetti Finzi – “la sessualità infantile è lo specchio di quelle zone oscure, segrete che non mancano mai di adombrare la vita sessuale di ciascuno di noi e in cui riaffiorano fantasie, paure, desideri e sensi di colpa inconsci che risalgono alla nostra stessa infanzia”. Parlare della sessualità a dei giovani adolescenti significa anche confrontarsi con la propria sessualità. Benché la distanza con gli studenti non sia così ravvicinata e il coinvolgimento emotivo non sia così forte come tra genitori e figli, qualsiasi discorso esplicito sulla sessualità rivolto ai ragazzi implica un tacito discorso sulla propria sessualità.
Oggi questo percorso di esplorazione ed accompagnamento nelle relazioni affettive e sessuali è sempre più necessario. Non solo per prevenire il rischio di future nevrosi, ma anche per aiutare i giovani ad affrontare i pericoli di abusi, sessuali e non, che si profilano già prima della pubertà. Ricordiamo ancora una volta che lo sviluppo e le manifestazioni della sessualità non sono mai soltanto un fatto fisiologico, ma uno insieme di simboli e significati attraverso cui pensiamo noi stessi; pertanto, non ci si può limitare all’informazione anatomica e fisiologica, pur essenziale, ma si devono soprattutto fornire gli strumenti per capire che la sessualità non è un meccanismo che scatta all’improvviso, ad un certo punto della vita né una condizione limitata all’uso degli organi genitali ma un’esperienza totale che possiamo impariamo e capire nel momento in cui la viviamo. (4-2007)
